Crisi The Italian Sea Group, via 64 dipendenti tra licenziamenti e dimissioni – Cosa sta succedendo
Marina di Carrara, intanto Fiom Cgil segnala: «Il cantiere chiede 91mila euro a un impiegato espulso»
CARRARA. Sono tanti, tantissimi, per essere sulle spalle di una società finanziariamente con il fiato corto: ma sono meno di prima. Parliamo dei dipendenti di The Italian Sea Group, il cantiere produttore di yacht che vanta un patrimonio di marchi di grande prestigio – Admiral, Perini Navi, per esempio – che ha il quartier generale in viale Colombo e lo sbocco sul porto apuano. All’emersione della crisi – a febbraio – erano 530 gli stipendiati. Sono una sessantina in meno oggi: l’emorragia è l’effetto di un mix tra licenziamenti e dimissioni.
È un dato preoccupante: quelli erano contratti di impiego in grado di mandare avanti una famiglia in una delle province toscane a più consistente vocazione industriale, sì, ma dove in fatto di posti di lavoro non ci si possono permettere perdite. C’è altro che fa clamore. E cioè: la società ha congedato un dipendente – un impiegato – chiedendogli “soldi indietro”.
«Circa 91mila euro», è la cifra, dice Fiom Cgil, perché è stato ritenuto “collaterale” al team di «manager infedeli»: così Tisg ha definito la squadra di dirigenti considerati responsabili dell’andata fuori controllo dei costi di produzione e che ha provocato il rischio default. Il caso dell’impiegato messo alla porta con «richiesta di “risarcimento», non sarebbe un unicum, secondo i metalmeccanici di Fiom. Vediamo il quadro.
L’esodo
Dal 18 febbraio, giorno del pagamento in ritardo dello stipendio di gennaio, al 31 maggio sono 54 le cessazioni del rapporto di lavoro. Parliamo di quadri, impiegati, operai, dalla cifra sono esclusi i sette-otto «manager infedeli» che sono stati non solo espulsi ma anche querelati. «Il 22 maggio, al tavolo per la vertenza sindacale – precisa il segretario dei metalmeccanici di Cgil Roberto Faita – Tisg dichiarò che erano 23», ma tant’è. Tra i 54 dipendenti che non lavorano più per il cantiere, c’è chi è stato licenziato e chi se n’è andato di propria iniziativa. Fiom Cgil non dispone del quadro, nero su bianco, di quanti siano gli uni e quanti gli altri. Non finisce qui. Tra il 1° giugno e il 12 giugno, secondo i dati in possesso del sindacato, altri sette-otto dipendenti sono usciti dai tornelli definitivamente.
Perché ti mando via
C’è un motivo rilevante secondo i vertici di Tisg alla base della scelta della messa alla porta di alcuni dipendenti: «Sono stati licenziati – spiega Faita – perché, secondo la società, sarebbero stati a conoscenza del sistema di raggiro» e sono stati zitti, acqua in bocca. “Collaterali” a quei manager, insomma, “corresponsabili”. Viene da chiedersi quali ruoli, qualifiche, mansioni avessero. «Noi stiamo gestendo due casi di impiegati – dice Faita – e altri ex dipendenti si sono già rivolti a avvocati giuslavoristi», alcuni professionisti molto noti.
Soldi indietro
L’aspetto eclatante non è il licenziamento bensì il fatto che «nel cedolino di chiusura del rapporto di lavoro, giunto dopo la nostra richiesta di ingiunzione – spiega il sindacalista – compare una cifra in negativo di circa 91mila euro». Meno 91mila euro, ovvero, caro ex dipendente, mi devi restituire tanto. E questo è l’identikit del primo caso dell’impiegato dispensato dal servizio, «per il secondo caso stiamo attendendo – aggiunge Faita – l’arrivo del cedolino».
La contestazione
Non si ha contezza di quanti sino stati i dipendenti allontanati perché ritenuti non più affidabili, ma Cgil ha un’idea. Tant’è che il segretario generale Fiom commenta: «Essendo la motivazione uguale per tutti, direi che si tratta di licenziamento collettivo mascherato; sopra quattro interruzioni scatta una procedura ad hoc, ma nel caso di Tisg non è scattata». E certo è – aggiunge – che «ogni licenziamento si porta dietro una richiesta di risarcimento». In effetti in alcuni casi potrebbe trattarsi di riduzioni di retribuzione.
Nel mirino
C’è poi un capitolo che chiama in causa, direttamente il rappresentante Cgil dei metalmeccanici apuani: «È stato scritto un comunicato interno – dice Faita – in cui si scredita la Fiom – e nei miei confronti si configura il reato di aggiotaggio (comportamento illecito in ambito finanziario, ndr) per aver diffuso notizie che secondo Tisg non corrispondono al vero. Ad esso ho risposto con un comunicato interno».
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