Il Tirreno

Sanità in Tribunale

Massa, paziente trasferita in ritardo e morta in corsia: risarciti i familiari

di Pietro Barghigiani
Massa, paziente trasferita in ritardo e morta in corsia: risarciti i familiari<br>

Accadde tutto in poco meno di sette ore

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MASSA. Successe tutto in poco meno di sette ore. L’arrivo, dopo un consulto con il medico di famiglia, con un serio problema cardiaco la mattina alle 10, 44 al pronto soccorso del Nuovo Ospedale Apuane di Marina di Massa. L’ingresso alle 16,15 all’Ospedale del Cuore, dopo un trasferimento d’urgenza per l’aggravarsi delle condizioni della paziente. È qui che la pensionata di 80 anni morì alle 17,30 del 19 gennaio 2018.

Accusata di aver ritardato il passaggio dal pronto soccorso del Noa all’ospedale “Pasquinucci”, la struttura sanitaria, rappresentata dall’Asl Toscana Nord Ovest, è stata citata in giudizio dai figli della signora deceduta. E nel procedimento incardinato davanti al Tribunale di Pisa (per la sede legale dell’Azienda sanitaria), gli eredi della paziente hanno ottenuto un risarcimento di oltre 150mila euro. Un conto che il giudice Giuseppe Laghezza ha fissato calcolando al 20 per cento (l’importo base decurtato dell’80 per cento, ndr) la quota pari alla perdita di chance di sopravvivenza ai danni della pensionata per le negligenze emerse nella parte iniziale di una giornata finita in tragedia.

«La paziente, essendo stata presa in carico da una struttura (il Noa) non dotata di sala emodinamica, avrebbe dovuto essere valutata e trasferita tempestivamente presso il nosocomio più vicino attrezzato per interventi di rivascolarizzazione, nella specie l’Opa» è il cuore della sentenza. Che aggiunge: «L’emergenza in atto si presentava come un caso di infarto miocardico Stemi e come tale, stanti le linee guida di riferimento, andava trattato, cioè con intervento riperfusivo di natura chirurgica e/o di natura farmacologica da attuare nel minor tempo possibile». I tempi, dunque, come accade nella concitazione di una diagnosi da interpretare, sono stati fatali per la sorte dell’80enne. L’accusa dei consulenti dei figli sul «colpevole ritardo, nell’attivarsi, da parte dei sanitari che avevano preso in carico la a seguito dell’accesso di quest’ultima presso il pronto soccorso del Noa» è stata confermata dalla perizia disposta da Tribunale.

«Le argomentazioni di parte convenuta (Asl, ndr) circa la totale assenza di malpractice medica non possono ritenersi sufficientemente persuasive e idonee a consentire di ritenere insussistente, in radice, qualsivoglia responsabilità dei sanitari del Noa in relazione alla vicenda oggetto di causa, in quanto dalle considerazioni sopra svolte sulla base del dipanarsi degli accadimenti del 19 gennaio 2018 e dagli esiti delle disposte indagini medico-legali discende che l’esistenza di un’omissione imputabile ai suddetti sanitari deve, nel caso in esame, ritenersi pacifica».

La situazione era sì grave, ma se dal Noa avessero subito trasferito la donna al Pasquinucci, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state apprezzabili.

Non viene risarcito solo il danno da perdita del rapporto parentale, ma anche quello morale «per i patimenti e le sofferenze causati loro dall’accaduto, danno da ritenersi compreso tra quelli richiesti e indubbiamente sussistente alla luce degli esiti dell’espletata istruttoria».

Nel corso dell’istruttoria i due eredi hanno dimostrato quanto fosse centrale il ruolo della madre nel contesto familiare, «sì da rendere lecito concludere nel senso che la sua anticipata scomparsa e le circostanza in cui quest’ultima è avvenuta abbiano generato una significativa sofferenza interiore a carico dei di lei prossimi congiunti, anche in considerazione dello strettissimo rapporto di parentela esistente tra gli stessi e la loro ascendente diretta».l
 

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