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Massese, una domenica da horror: scontri, paura e un futuro più incerto che mai – C’è un’assenza pesantissima

di Alessandro Tabarrani

	La guerriglia fuori dallo stadio e la disperazione dei giocatori
La guerriglia fuori dallo stadio e la disperazione dei giocatori

Il club bianconero retrocede in Promozione per la prima volta nel dopoguerra: decisiva la sconfitta per 1-2 contro la Larcianese

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MASSA. La Massese retrocede in Promozione. E scoppia la guerriglia. Al termine della gara valevole per i play-out del campionato d’Eccellenza tra Massese e Larcianese, scoppia la furia dei tifosi bianconeri che - al di fuori dello stadio Gianpiero Vitali - vengono a contatto con le forze dell’ordine, ci sono cariche.

Cosa è successo

Un gruppo di facinorosi - probabilmente diretti nel piazzale antistante la tribuna per raggiungere il cancello dal quale escono i giocatori - avanza e la situazione, i cui contorni devono essere ancora chiariti dettagliatamente, degenera con il lancio di bottiglie verso il cordone delle forze dell’ordine. Sembra che siano state lanciate anche un paio di bombe carta (anche in questo caso non vi sono ancora conferme in merito). Resta il fatto che la guerriglia prosegue per diversi minuti, tanto che per riportare la calma le forze dell’ordine utilizzano i lacrimogeni. Tra occhi gonfi e rossi e un tossire generale, la situazione è ad alta tensione anche sugli spalti, dove seicentocinquanta spettatori atterriti e spaventati assistono agli eventi. Diverse ragazze piangono. Per fortuna gli scontri non si protraggono molto a lungo e torna la "calma". Questo l’epilogo della giornata sportivamente più nera nella storia della Massese - per la prima volta nella sua storia finita in Promozione -, che, tuttavia, non giustifica certi episodi.

Le parole a fine gara

Il tecnico bianconero, Paolo Pantera, commenta così quanto avvenuto sul campo. «Prima di tutto - ha dichiarato Pantera - voglio chiedere scusa ai tifosi, a tutta questa gente che è venuta numerosa a sostenerci sino in fondo. Chiedo scusa a tutti perché è una cosa che non doveva accadere. Io le mie responsabilità me le prendo, spero che se le prendano anche altri, perché, giustamente, si guarda il risultato del campo e la colpa è dell’allenatore e dei giocatori; però a monte ci sono altri problemi che, non c’entrano nulla con la sconfitta di oggi (ieri, ndr)».

È poi la volta del portiere, Marco Barsottini. «Mi sento di chiedere scusa a tutti i tifosi - ha ribadito Barsottini -, purtroppo non è andata come volevamo. Sono distrutto perché ero venuto qua per salvare questa squadra. Bisogna che qualcuno, oltre a me, si faccia un esame di coscienza per quanto successo durante l’anno. Ero sicuro che ce l’avremmo fatta, non so cosa sia successo in quei dieci minuti del secondo tempo, posso dire che questa gente merita altre piazze e altri giocatori, evidentemente anch’io non sono degno di indossare questa maglia e faccio mea culpa. Ripeto, spero che lo facciano anche altre persone, e mi prendo la responsabilità di quello che dico, al di là di quello che è successo in campo sul quale non ci sono scuse. Quando sono arrivato, mi sono trovato a gestire anche situazioni extra calcio». 

L’assenza dei dirigenti

Ciò che ha colpito maggiormente al Degli Oliveti è l’assenza dei dirigenti nella partita più importante dell’anno. Un fatto che lascia tanti dubbi anche per il futuro bianconero. Al momento di certezze, sotto tutti i punti di vista, non ce ne sono; solo quello che a Massese il prossimo anno giocherà nella "sesta serie". E pensare che a inizio stagione gli auspici erano ben diversi, ma pure dopo un inizio zoppicante, nessuno si sarebbe mai aspettato un finale del genere. Ora il futuro della Massese torna ad essere a dir poco incerto.

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