Il Tirreno

L’intervista

Morte di Giacomo Bongiorni, il padre di un indagato: «Mio figlio non è un criminale, il gruppo si è difeso»

di Melania Carnevali

	I genitori del 19enne
I genitori del 19enne

La moglie ha avuto un malore quando i carabinieri sono andati a prendere suo figlio per portarlo in carcere

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MASSA. Parla tra le lacrime, Gabriel Caratusu, il padre di Alin Eduardo, il 19enne ritenuto responsabile di concorso in omicidio volontario per la morte di Giacomo Bongiorni, e adesso in stato di fermo.

Ieri mattina, domenica 12 aprile, gli ha portato i vestiti in carcere e non riesce a darsi pace per quanto accaduto nella notte di sabato in piazza Felice Palma, a Massa.

La sua versione

La piazza dove suo figlio si ritrova sempre con gli amici la sera. Un gruppo di ragazzi tra i 16 e 23 anni che vivono nei quartieri periferici della città. «Da quello che sappiamo noi, anche i ragazzi sono stati aggrediti e si sono difesi - racconta -. E non è assolutamente così che doveva finire. È una tragedia ma mio figlio è un bravo ragazzo. Mi dispiace da morire, non so cosa fare. Non siamo criminali. Mio figlio non è un criminale».  

«Siamo rovinati»

La moglie, madre di Alin Eduardo, Elena, ha avuto un malore quando i carabinieri sono andati a prendere suo figlio per portarlo in carcere. «Nessuno vorrebbe assistere a questa scena, lo capite - continua il padre-? La nostra vita è rovinata. Sono venticinque anni che vivo in Italia, mio figlio è nato e cresciuto qui, siamo una famiglia di lavoratori rispettata».

Il delitto
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