Carrarese-Catanzaro, contestazione a Gianluca Rocchi e caos in tribuna. «Sventolate anche delle banconote»
Il club marmifero condanna la vicenda in una nota, ma precisa: «Niente episodi di violenza o aggressione»
CARRARA. È stato un finale di partita ad alta tensione quello di mercoledì sera, 4 marzo, allo Stadio dei Marmi: Gianluca Rocchi, designatore di arbitri della Can A e B – cioè il professionista che decide quale arbitro dirige un match – è stato contestato pesantemente dal pubblico, ed è uscito dallo stadio scortato dalle forze dell’ordine.
Perché qui
Rocchi era presente sugli spalti per osservare la prestazione della squadra arbitrale impegnata nella sfida di Serie B tra Carrarese e Catanzaro. Valida per il turno infrasettimanale della 28ª giornata, la gara si è chiusa 3-3: e l’episodio che ha determinato il pareggio degli ospiti ha acceso la scintilla della tensione. A scatenare la protesta è stato il Var, l’occhio elettronico introdotto nel calcio per correggere eventuali errori dell’arbitro ma che, non di rado, alimenta discussioni e polemiche; l’uso della tecnologia finisce sotto accusa, anche perché talvolta l’errata interpretazione delle immagini può spostare il risultato e quindi anche l’equilibrio economico di molte squadre, anche quelle quotate in borsa. La crescente pressione sulla classe arbitrale, condita con un clima di nervosismo che non può andare d’accordo coi principi dello sport, ha innescato la contestazione all’ultimo tuffo.
Il casus belli
Siamo oltre il 90° minuto e la Carrarese conduce 3-2. L’arbitro assegna un calcio di rigore al Catanzaro quando la partita sembra ormai chiusa a vantaggio dei giallazzurri. Il tiro dagli undici metri viene respinto dal portiere azzurro Bleve e lo stadio esplode di entusiasmo: per il pubblico di casa è il segnale che la vittoria è in cassaforte. Ma pochi istanti dopo arriva il colpo di scena. Dalla sala Var giunge il richiamo all’arbitro: al momento della battuta del rigore diversi giocatori sono entrati in area con anticipo, circostanza che il regolamento non consente. Dopo il consulto, il direttore di gara decide quindi di far ripetere il penalty. Alla seconda esecuzione il Catanzaro non sbaglia. Il pallone finisce in rete e la partita si chiude 3-3, con un pareggio maturato in pieno recupero che lascia l’amaro in bocca alla squadra di casa e ai suoi sostenitori.
Si accende la miccia
È a quel punto che la tensione sale anche sugli spalti. Arrivato a Carrara per valutare l’operato degli arbitri, Gianluca Rocchi viene contestato. Un gruppo di tifosi della Carrarese lo individua e lo tempesta. Sono tanti i video che corrono sul web e che mostrano quanto accaduto, che è stato poi ripreso anche dai network nazionali.
L’attacco frontale
La protesta ha toni particolarmente duri. In un momento di forte nervosismo, pare che un sostenitore abbia anche lanciato alcune banconote verso Rocchi, gesto crudo per contestare la decisione. Circondato da diversi tifosi e dal loro inveire-contro, il designatore arbitrale è stato accompagnato fuori dallo stadio da carabinieri e poliziotti e si è poi allontanato assieme alle forze dell’ordine, sempre presenti durante ogni gara che viene disputata.
Si tirano le fila
Secondo quanto ricostruito, l’attacco sarebbe stato esclusivamente verbale anche se particolarmente duro. L’accaduto riporta l’attenzione sul clima che spesso si respira negli stadi, dove la passione sportiva rischia talvolta di superare il limite della civile passione.
Qui la società
Sulla vicenda interviene la Carrarese che precisa che la contestazione «è avvenuta senza alcun minimo episodio di violenza o aggressione», sottolineando poi che al termine della partita i tifosi hanno lasciato lo stadio in maniera ordinata «grazie ai tempestivi presidi di sicurezza». Il club azzurro esprime «vicinanza e stima» per Rocchi, ribadendo «la propria totale contrarietà a ogni fenomeno che superi i limiti della educata discussione e della civica tolleranza». Negli stadi, come altrove, la passione dovrebbe restare tale. Anche quando una decisione arbitrale lascia l’amaro in bocca.
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