Carrara, il palazzo delle Poste ha un nuovo proprietario (è un big del marmo): prezzo top secret
Lo storico edificio acquistato da un fondo di investimento. Resta segreto il valore della compravendita, ma si parla di più di un milione di euro
CARRARA. C’è da scommettere che la stragrande maggioranza dei carraresi neppure sapesse che il Palazzo delle Poste, all’angolo tra via Aronte e via Mazzini, fosse in vendita. Da quando ieri si è diffusa la notizia che è stato acquistato da un imprenditore del marmo, tutti vogliono sapere quanto l’ha pagato. Documento “classificato”. Top secret. Si può sapere solo “l’ordine di grandezza” del valore della compravendita: «Si è superato di poco – mormora chi è “informato” – quota un milione di euro». Un affarone. Sembrerebbe finanche poca cosa per un capolavoro architettonico di quella portata, un unicum nella moltitudine degli edifici postali realizzati negli Anni Trenta: per la sua disposizione ad angolo e per i marmi pregiatissimi. Adesso è di Paolo Borghini, imprenditore-signore del Calacatta, alla guida della sua “Marbo”.
Realizzato nel 1933 grazie al progetto dell’architetto carrarese Giuseppe Boni, il palazzo delle Poste finisce in un pacchetto di immobili pubblici da alienare. Da lì salta nel bouquet di beni di Prelios, fondo di investimento che rientra nella galassia finanziaria di Andrea Pignataro, ovvero l’uomo che con Giovanni Ferrero si gioca la palma doro del più ricco d’Italia. Prelios lo mette in vendita, parte il domino e professionisti carraresi – architetti, in primis – cominciano a sfogliare l’agenda dei contatti. A chi può interessare quel palazzo rivestito negli esterni di pregiatissimo marmo Bardiglio, che ha in seno marmo Bardiglio, Pavonazzo, Cipollino della Versilia, e Calacatta? Al titano del Calacatta. Et voilà, Paolo Borghini. Tutto inizia a giugno. L’imprenditore fa un’offerta ma non garba molto, non convince, secondo quanto si vocifera. Nessun’altro però si fa avanti – il Pubblico ha una sorta di diritto di prelazione – e, trascorsi 60 giorni di norma, Borghini acquista. Il Palazzo delle Poste è suo ma i servizi postali «per me possono rimanere dove sono», dice.
«Non ricordo l’ultima volta che ho messo piede lì dentro», confessa Borghini. Che aggiunge: «Sono andato a vederlo dopo averlo comprato». Gli piace. Gli piacciono: «La bellissima scalinata in Pavonazzo, lo splendido primo piano tutto in Bardiglio e la terrazza sul tetto da cui si vedono le cave». Non solo: adora quei due Marcantoni che ci sono all’ingresso e che rappresentano il Cavatore (con il martello delle cave) e lo Scultore (coni l pirozzolo): «Sono due simboli – dice – il marmo prodotto e il marmo scolpito, ecco perché mi piacciono».
E adesso c’è molto da ristrutturare, nel rispetto del vincolo ministeriale – è un bene culturale-architettonico – e dei dettami che arriveranno dalle Belle Arti. Salvi i servizi postali, il Palazzo sarà maison di cultura e di arte, «in accordo con la Soprintendenza – spiega Borghini – e con il Comune»; e si cercherà di valorizzare anche il parcheggio della corte interna, e il seminterrato. Intenzione dell’imprenditore è – innanzitutto – mettere un ascensore perché gli spazi siano accessibili a tutti.
