Carrara, che succede? Un giro in città diventa il funerale del commercio tra fondi sfitti e serrande abbassate
Desolazione nel centro storico: 70 fondi commerciali serrati in appena cinque stradine
CARRARA. Ci sono due ferite che fanno sanguinare il cuore della città: una è l’affaire Politeama, l’altra è la desolazione del centro storico, quel crocevia di stradine e vicoli e piazzette che tendono al Duomo-meraviglioso. Tra profumo di trippa e panni stesi alle finestre, erano un crogiolo di vita quotidiana: tempo-che-fu. Il fascino resta, è solo più struggente, ma 70 fondi commerciali serrati in appena cinque stradine significa che l’emorragia della ferita ha indotto la perdita di coscienza. Il Tirreno ha fatto un tour nella Carrara Vecchia.
Qui via Rossi
Da piazza Alberica si imbocca via Rossi. Che bello: all’angolo con via dell’Olivo, ti imbatti, subito, in un negozio di decorazioni. Vai avanti e inizia la desolazione. Fino a piazza delle Erbe, sono sei le vetrine a luci spente; altre sette se arrivi all’incrocio con via Santa Maria. Tredici in tutto. Non ci sono più la gettonata macelleria di carne equina per meritato pensionamento del titolare (ma nessuno l’ha mai riaperta) e l’altrettanta apprezzata pasta fresca, all’angolo con la piazzetta. Ci sono due laboratori artigianali di produzione alimentare, questo sì. Negli anni erano comparsi uno shop per bestiole e di e-sigarette: svaniti. Ci sono però il parrucchiere Icons e la storica merceria chiamata negli Anni’ 80 “Dalla Iva”. Tanto di cappello a entrambi.
Qui via Santa Maria
Ed ecco via Santa Maria: se inizi a percorrerla da piazza dell’Accademia, la sensazione è contrastante. È chiuso il negozio di scarpe del decano dei commercianti – Vittorio Fruzzetti che nel 2021 soffiava su 100 candeline e ancora vendeva nella sua bottega, scomparso nel 2024 – ma sono aperte la mitica pizzeria Tognozzi e la pregiata Casa della Lana; poi c’è l’ottica Stil Vision (che prese il posto di una longeva bottega di alimentari) e un calzolaio (dove c’è sempre stato). In via Santa Maria, poi, la cultura tiene lontano il buio: c’è la Galleria Tekè; e c’è la sede dell’associazione Qulture di Michela Rossi, al posto di “Martinelli”: chiuse i battenti nel 2015 e quattro generazioni avevano venduto – nell’arco di 100 anni di attività – tessuti e confezioni a tutta-Carrara. Poi ti cadono le braccia: dall’inizio della via all’arrivo a piazza del Duomo hai contato 16 fondi abbandonati.
Le vie Finelli e Ghibellina
Lo spettacolo è spettrale quando ti incammini in via Finelli: “Dal Duomo” all’arco di Su’d dret sono quasi una ventina i fondi abbandonati. Incredibile, il tratto è breve, ma le metrature commerciali sono molto parcellizzate e i locali sono piccoli. Difficile dire quante attività al dettaglio abbiano chiuso negli ultimi anni perché ci sono sedi (o ex sedi) di associazioni e circoli, e tra porte a vetri e portoncini sbarrati, non riesci a capire se siano luoghi vissuti occasionalmente o salotti impolverati. Torni in piazza del Duomo, la attraversi e scendi giù per via Ghibellina: qui, fatta eccezione per qualche studio professionale, è rimasto un solo negozio di grande storia e tradizione: Passani, le cornici. Dodici sono i fondi serrati.
Via Nuova
Sei nella strada parallela a piazza del Duomo. Via Nuova è divisa a metà: nel primo tratto, da via Santa Maria a piazza delle Erbe, ci sono solo un laboratorio di panificazione e il negozio-show room Tabula rasa di utensili professionali per la lavorazione di marmo e pietre. Il resto è un susseguirsi di vetrine sudice e imbrattate – nove – come altrove, del resto. Nel tratto di via Nuova che scende verso “Piazzetta”, ti si apre il cuore: c’è il ristorante Locanda Patrizia – che in effetti dà su piazza delle Erbe – e l’impareggiabile macelleria di carne equina Dalla Luisa.
E dunque?
È un viaggio incompleto: si potrebbe parlare ancora di piazza delle Erbe, dove il bar di Valentino Pasquali è diventato un insostituibile presidio di comunità; si potrebbe parlare di piazza Alberica; e – fuori dalla Carrara Vecchia – di via Mazzini, solo per fare un esempio, una delle strade a più alto tasso di desertificazione commerciale. C’è un rimedio a questo svuotamento che disorienta e smarrisce, alla Città-che-chiude e che soffre? In passato c’erano disponibili incentivi per chi avesse inaugurato attività commerciali nel centro storico ma – secondo gli uffici comunali – hanno avuto un’accoglienza assai tiepida: forse perché sono pochi e il rischio d’impresa è alto. Certo è che per prendere in affitto un fondo nel centro storico oggi basta qualche centinaia di euro: fatta eccezione per i locali di proprietà di chi ancora – fuori dalla realtà – crede “di far soldi” con le locazioni per il commercio al dettaglio. Occorre coraggio, questo sì: e non a tutti si può chiedere di averne.
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