Superbonus, nuove indagini. La procura: «Altri accertamenti sui ruderi a Fabbriche di Vergemoli»
Le denunce di tre brasiliani: «Versati i risparmi per l’acquisto di case da ristrutturare». Cifre sui 40-50mila euro per comprare residui di fabbricati in un bosco con la risistemazione inclusa nel prezzo. Al centro dell’indagine un consulente di 55 anni che contattava le vittime
CASTELNUOVO. La procura la scorsa settimana ha delegato la tenenza della Guardia di Finanza di Castelnuovo di effettuare nuovi accertamenti in relazione all’esposto-denuncia che lo scorso gennaio portò le fiamme gialle a scoprire un maxi truffa milionaria legata all’acquisto e al recupero di immobili abbandonati in una zona di montagna.
Una frode che vede indagati imprenditori veneti e un intermediario sudamericano, anche lui residente in provincia di Venezia, capace di proporre a una serie di connazionali, spesso italo-brasiliani, l’acquisto di autentici ruderi in una zona boschiva di Fabbriche di Vergemoli a un prezzo variabile dai 40 ai 50mila euro da versarsi subito con la proposta, risultata di lì a poco una bufala, di una ristrutturazione a costo zero delle unità abitative acquisite dai malcapitati attraverso la certezza, da parte delle imprese edili incaricate di sistemare quelle catapecchie, di poter usufruire del Superbonus 110% e al Sismabonus.
Le denunce delle vittime
Tre, al momento, le vittime del raggiro che hanno presentato un esposto-denuncia all’autorità giudiziaria: donne e coppie di italo-brasiliani, di età compresa tra i 40 e 70 anni, residenti rispettivamente a Rio de Janeiro, Belo Horizonte e San Paulo e desiderosi di tornare a vivere in Italia in una zona incontaminata e lontano dai grandi centri abitati. E per coltivare questo “sogno” avevano investito i loro risparmi – attraverso un coordinatore-consulente-intermediario brasiliano di 55 anni con residenza in Veneto e tra i cinque indagati dalla procura – che, stando all’accusa, aveva blandito i connazionali presentando loro un progetto di ristrutturazione relativi a diversi compendio immobiliare rurali abbandonati nel comune di Fabbriche di Vergemoli in località Casetta come “villa ai Frati” e “villa La Fornace” che avrebbero dovuto essere risistemati senza costi aggiuntivi da un’impresa edile guidati da un architetto veneziano anche lui di 55 anni.
Le tre parti offese, che hanno presentato la denuncia in procura dopo l’acquisto di una porzione del fabbricato, hanno tutte versato al consulente importi per svariate decine di migliaia di euro con una serie di bonifici e rilasciando in Brasile una procura al connazionale trapiantato in Veneto che gli conferiva il potere di acquistare e promuovere ristrutturazioni in riferimento all’unità immobiliare da loro acquistata con la prospettiva vantaggiosa di beneficiare della detrazione del Superbonus 110% prevista dal Governo italiano in riferimento a tutte le spese sostenute per le ristrutturazioni immobiliari realizzate entro il 31 dicembre 2023. In realtà i lavori di rifacimento non sono mai partiti e la scusa delle avverse condizioni climatiche non ha retto alla cruda verità: quel denaro era servito solo alla società che doveva effettuare i lavori per acquisire crediti d’imposta per milioni di euro senza aver mai iniziato a risistemare le case nel bosco.
I reati contestati
Truffa aggravata in concorso per il conseguimento di erogazioni pubbliche, false fatturazioni e falsità ideologica in certificazioni sono le imputazioni contestate dal sostituto procuratore Lucia Rugani con le fiamme gialle che, dopo l’okay del gip Alessandro Dal Torrione, hanno effettuato sequestri per circa 10 milioni. Soldi non incassati dai clienti, ma frutto di credito d’imposta per l’accusa maturato in modo fraudolento.
Cessioni del credito
Nella complessa vicenda figurano una serie di imprese edili (società a responsabilità limitata e società per azioni) incaricate di effettuare i lavori che non solo non spostano un mattone, ma che finiscono per scambiarsi i crediti d’imposta.
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