Lucca, ultimo giorno per il Morino: addio allo storico bar degli sportivi
Sergio Marchetti: «Farà anche a me un certo effetto vederlo chiuso»
LUCCA. Il segnale era la bandiera. Quando sventolava fuori c’era di che essere contenti: vittoria o pareggio. Sennò voleva dire che la Lucchese, in trasferta, non era andata bene. E in tanti passavano di lì apposta per sapere se gioie o rattristarsi. «Ma c’era anche chi chiamava al telefono per sapere il risultato» racconta Sergio Marchetti, una vita dietro il bancone del bar Morino di Viale Castracani.
Fotogrammi di un mondo che non esiste più, quando Sky era solo la parola inglese – per chi lo sapeva – per dire cielo e Dazn poteva bene scambiarsi per un errore ortografico. Al bar ci si arrivava per lo più in bicicletta: una mano sul manubrio e quell’altra a reggere la radiolina sulle frequenze di Tutto il calcio minuto per minuto. E giù commenti, pronostici e bevute in quello che era il bar degli sportivi per eccellenza.
Ma non tutto resiste al tempo: come quel mondo che non c’è più domani anche per il Morino sarà l’ultimo giorno di apertura. Il bar della famiglia Marchetti, dopo 72 anni di attività, chiude per sempre. «Mi dispiace tanto ma alla mia età non me la sento di mettermi a cercare altro personale per andare avanti». C’è appunto l’età del titolare, quasi ottantenne, il pensionamento di un suo storico dipendente, le difficoltà a trovare chi possa prendere il loro posto. «Il fondo sarà messo in vendita» aggiunge Marchetti. E la speranza è che non finisca per trasformarsi in qualche posto anonimo, o meglio senza anima. Perché il Morino un’anima ce l’ha sempre avuta, quella dei suoi clienti.
«Ho passato qui dentro tutta la mia vita – racconta il titolare – tanto che ora che non avrò più il bar non so neppure cosa farò: non so fare un uovo al tegamino (sorride, ndr)! Avevo sempre qualcuno che nelle pause mi preparava il pranzo». Gli anni migliori? «Facile! Quelli in cui ero giovane – ricorda – quando il bar era tutto a gestione familiare e c’eravamo io e i miei genitori».
Intorno al Morino le cose sono cambiate da tempo. «I negozi qui intorno sono aperti e chiusi non si sa quante volte – spiega Sergio – da quando è stato aperto il sottopassaggio poi il viale è cambiato del tutto, tante attività si sono trasferite, la carreggiata è più stretta, non ci si ferma più con tanta facilità».
La bandiera che sventolava fuori dal bar quando la Lucchese vinceva però ce l’ha ancora. Se la poterà a casa. «Domani non faremo nessuna festa – conclude – Ma sarà un piacere accogliere i clienti: ci hanno mandato avanti tutta la vita. Troveremo il modo di ringraziarli». Il bar «mancherà anche a me, farà un certo effetto passarci davanti e vederlo chiuso».l
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