Lucca, stalking: assolto ristoratore - Ha trascorso 14 mesi tra carcere e domiciliari
Cade anche l’accusa di aver violato il divieto di avvicinarsi all’ex moglie
LUCCA. Arrestato in carcere nel giugno 2025 per aver violato il divieto di avvicinamento nei confronti dell’ex moglie, un ristoratore 50enne del centro storico (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa, ndr) è stato assolto dal giudice Antonella Frizilio dall’accusa di stalking (il fatto non sussiste) e dalla violazione della misura cautelare che gli imponeva di avvicinarsi all’ex coniuge (il fatto non costituisce reato) .
Difeso dall’avvocato Luca Betti del Foro di Prato, dopo la lettura della sentenza, il ristoratore è tornato in libertà. Era stato in carcere dal giugno 2025 al marzo 2026 e poi ai domiciliari fino all’udienza finale in cui è stato assolto. L’ex moglie si era costituita con l’avvocato Florenzo Storelli. A carico del 50enne ci sono altre procedimenti, sempre avviati dopo le denunce della ex, e una condanna in appello a 5 anni e 8 mesi per stalking ed estorsione ai danni della donna, che sarà impugnata in Cassazione dopo il deposito delle motivazioni.
La contestazione di stalking è caduta nel corso del dibattimento così come è stato provato, dalla difesa, che l’incontro in centro storico tra l’imputato e l’ex compagna nel giugno 2025 era avvenuto in maniera casuale. Non ha retto neanche l’accusa di aver avvicinato la donna e di averla minacciata di morte sia a gennaio che a giugno. E a causa della reiterazione di quelle condotte era scattato l’addebito dello stalking.
L’ex lo aveva denunciato per una serie di comportamenti tenuti dopo la fine del loro rapporto, avvenuta nel 2022. Telefonate e messaggi dal tenore minaccioso, comparsate davanti all’abitazione e al luogo di lavoro della donna, scenate in luoghi pubblici, strumentali a ottenere vantaggi di natura economica secondo quanto riportato nelle denunce della donna. Atti persecutori che avevano indotto la donna a presentare denuncia alle forze dell’ordine e il giudice delle indagini preliminari a disporre nei confronti del ristoratore la misura del divieto di avvicinamento. Quando lei lo vide da vicino in città chiamò la polizia e a sua volta il gip aggravò la misura mandando in carcere il ristoratore. Dopo quasi 14 mesi tra cella e domiciliari, l’assoluzione e il ritorno in libertà.
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