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Lucca, la truffa del finto maresciallo finisce con due arresti in flagranza

di Pietro Barghigiani
Lucca, la truffa del finto maresciallo finisce con due arresti in flagranza<br>

La scusa della rapina e la necessità di controllare i gioielli di famiglia

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LUCCA. Il sospetto da segugio è stato quello di controllare la targa di un’auto sospetta in zona stazione. Era intestata a un autonoleggio di Napoli.

L’intuizione dei carabinieri della sezione operativa della Compagnia, in strada con un mezzo non riconoscibile, è stata poi coltivata pedinando nella tarda mattinata la macchina fino all’obiettivo: una casa di corte a Nozzano dove uno dei due occupanti la vettura, un 20enne di origini egiziane, è sceso per entrare in una casa e ritornare alla macchina dopo una decina di minuti. Nel frattempo, erano stati avvertiti i colleghi della Stazione di Nozzano. Quando i militari in borghese hanno visto che l’uomo alla guida stava per ripartire, si sono messi di traverso con la loro auto.

Il conducente è rimasto bloccato, il 20enne è fuggito nei boschi cercando di disfarsi dello zaino che aveva sulle spalle lanciandolo in un fosso. È stato subito placcato e portato in caserma con il compare, un 55enne. Entrambi disoccupati con precedenti di polizia, provenienti dalla provincia di Napoli, sono stati arrestasti per truffa aggravata in concorso. Nello zaino c’erano i gioielli per un valore di 15mila euro che una 58enne aveva consegnato al presunto perito del Tribunale che era stato mandato, secondo la telefonata del finto carabiniere, dagli investigatori che indagavano su una rapina.

«Signora, è stata fatta una rapina con un’auto noleggiata usando i documenti di suo marito, dobbiamo verificare che i gioielli che ha in casa non siano quelli del bottino» è stata la frase che ha messo in angoscia la signora. La donna è stata tenuta sempre al telefono mentre il 20enne sedicente perito del Tribunale ha raggiunto l’abitazione del bersaglio da colpire. Il marito, nella sceneggiata recitata al telefono, era stato mandato nella caserma dei carabinieri di San Concordio per una comunicazione urgente che lo riguardava. La donna sempre più impaurita ha assecondato il finto militare.

La tecnica che continua ad essere usata è quella della telefonata del finto carabiniere. Nel caso di Nozzano, concluso con i due arresti, il truffatore, dopo essersi presentato come “maresciallo dei carabinieri”, ha esortato la donna a mandare immediatamente il marito alla Stazione dell’Arma di San Concordio.

Quando l’uomo è uscito di casa, tenuto impegnato al cellulare con un altro sedicente carabiniere, l’interlocutore ha approfittato dello stato di ansia della signora dicendole che con il documento d’identità del marito era stata noleggiata una macchina con la quale era stata consumata una rapina. «Rischia grosso come complice» è stata l’intimidazione. Il passaggio successivo è stato quello di chiedere alla donna se fosse in possesso di preziosi e monili in oro, facendole fare un accurato elenco. L’hanno poi informandola che sarebbero stati prelevati da un sedicente “perito del Tribunale”, il quale, dopo averli visionati per escludere che potessero essere quelli della rapina, glieli avrebbe restituiti. Mentre era ancora in linea con l’interlocutore, la donna ha ricevuto la visita del 20enne rapido a ritirare i monili. A passo veloce ha cercato di raggiungere l’auto con il complice, ma l’ha visto imbottigliato. Di qui la fuga nei campi. Inutile. Ad attenderlo c’erano i carabinieri veri. I due sono stati trasferiti in San Giorgio. 

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