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Lucca, ammanchi nelle casse del Tribunale: condanna con sconto per un impiegato

di Pietro Barghigiani
Lucca, ammanchi nelle casse del Tribunale: condanna con sconto per un impiegato

L’assistente giudiziario dovrà pagare al ministero della Giustizia 15mila euro anziché i 24mila fissati in primo grado. I video della Guardia di finanza al centro delle indagini

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LUCCA. Uno “sconto” in appello, ma responsabilità confermata, nella contestazione di danno erariale per un dipendente del Tribunale accusato di essersi appropriato dei soldi versati nelle casse dell’Unep. Il periodo di riferimento andava dal 2018 al 2020. In primo grado la Corte dei conti aveva condannato Francesco Sapio, 54 anni, a pagare al ministero della Giustizia 24mila euro. L’assistente giudiziario ha impugnato la sentenza e in appello ha visto accogliere in parte il suo ricorso. I giudici hanno ridotto a circa 15mila euro il conto da saldare al ministero. Nel penale Sapio è stato condannato con rito abbreviato per peculato ed è in attesa della sentenza di appello.

In alcune occasioni erano state le videoregistrazioni della Guardia di finanza di Viareggio a rappresentare in maniera evidente l’accusa della sottrazione. In altre circostanze erano state le relazioni del responsabile dell’ufficio ad addebitare all’impiegato la responsabilità del peculato.

«La materialità dei fatti in contestazione è ampiamente compendiata dall’attività di acquisizione degli elementi a carico dell’attuale appellante, svolta dai militari verbalizzanti nel predetto documento del 18 novembre 2020, in cui sono indicate anche le modalità con cui venivano operate le plurime illegittime sottrazioni di denaro, in luogo (Ufficio Unep) che questo Collegio ritiene non essere di privata dimora, essendo lo stesso indubbiamente aperto all’accesso dell’utenza e del personale di servizio addetto» si legge nella sentenza di appello. Ma i giudici della sezione romana sottolineano anche che «l’imputazione all’attuale appellante di una lunga serie di ammanchi, che partono dall’aprile 2018 sino ad arrivare all’aprile 2020 non appare corroborata da un adeguato e completo quadro probatorio ed argomentativo, che consenta di attribuire soltanto ad un unico soggetto, l’attuale appellante, l’entità dell’ammanco».

Non è stato provato, quindi, secondo la giustizia contabile che Sapio fosse l’unico ad aver sottratto soldi dalle casse Unep.

«Ferma restando la responsabilità dell’attuale appellante, l’entità del danno patrimoniale vien rideterminata in via equitativa in 10mila euro – conclude la sentenza – in quanto il danno imputabile non può essere provato nel suo preciso ammontare. L’attività materiale compiuta dall’appellante (Sapio, ndr) , di prelevare denaro contante dalle casse dell’Ufficio cui aveva accesso per ragioni di servizio, costituisce un esercizio illecito di pubbliche funzioni, a sua volta causa di un danno da disservizio nella misura di 5. 631 euro pari al 10% della retribuzione nel triennio».

Colpevole senza dubbi per la Corte dei conti, ma non per l’importo contestato in primo grado.

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