Livorno, Esciua a ruota libera: «Con 3.400 spettatori di media non investo di più»
La conferenza stampa: «Venturato? È in pole, ma ci sono 3-4 alternative. E chi vuole sbarazzarsi di me sbaglia, le difficoltà mi danno la carica»
LIVORNO. Camicia color ghiaccio. Giacca blu notte, jeans. Tredici giorni dopo la fine del campionato, Joel Esciua rompe il silenzio della società.
Lo fa a modo suo: con un lungo soliloquio di oltre cinquanta minuti prima di concedersi alla stampa. Analizza passato remoto e prossimo del Livorno che deve essere inserito «nel contesto del calcio italiano, della serie C e della visione del club per i prossimi anni». L’assunto di partenza è la crisi in cui versa quello che definisce «l’ecosistema serie C».
Unità e sostenibilità
Esciua è tornato alle origini del suo impegno a Livorno: «Questa – ha detto – è una grande piazza. Tuttavia, qui non ho alcun interesse imprenditoriale. L’ho scelta per le sue grandi potenzialità. Dobbiamo innescare un circolo virtuoso basato sull’unità di intenti che coinvolga tutte le componenti».
Il riferimento è ovviamente alla società che deve essere strutturata, ma non solo: «Vorrei avere rapporti positivi con la tifoseria. Negli ultimi diciotto mesi da parte del club non c’è stato nulla che possa aver creato animosità con la tifoseria. Ho sempre cercato di portare rispetto, abbiamo praticato la politica di prezzi competitivi. Dopo Bra-Livorno, con un comunicato, ci schierammo dalla loro parte (il club era stato multato per i cori ideologici pro Palestina dei tifosi amaranto, ndr). Problemi ci sono stati e di certo avremmo potuto fare meglio, ma le contestazioni quest’anno sono state causate solo dagli scarsi risultati della parte iniziale della stagione».
Sostenibilità è un concetto caro al presidente: «Fu la prima parola usata dal quadriumviato Salvetti-Puccetti-Tancredi-Jaconi. Dobbiamo essere pronti per un progetto sostenibile. Per costruirlo bisogna essere tutti positivi e propositivi. Al momento – con 3.400 spettatori di media al ritorno tra i professionisti e dopo aver stravinto il campionato di D – non ci sono le condizioni per aumentare gli investimenti a 10 milioni. I soldi ce li metto interamente io e ci sono persone che sarebbero disposte a seguirmi. Questo non significa che non faremo una squadra con la ghigna e che non incarni il modo di vedere il calcio che hanno i livornesi. I punti cardinali su cui costruire il nostro futuro sono quattro: investire molto sulle strutture (Banditella), sull’organizzazione, sui ruoli da coprire in società e sui giovani».
I nodi da sciogliere
Questa la teoria. Poi però c’è la pratica. Joel Esciua si stizzisce a una domanda di un giornalista che gli fa presente la questione dei fornitori e dei collaboratori del settore giovanile in credito con il Livorno: «Quanto ai fornitori, bisognerebbe sapere che cosa dicono e bisognerebbe leggere i contratti. Il settore giovanile è il serbatoio dei nostri futuri tifosi. E ogni collaboratore merita di essere retribuito regolarmente. Sappiamo bene quali sono i nostri impegni».
Poi ci sono l’organigramma della società da consolidare ed il nodo di allenatore e direttore sportivo ancora da sciogliere. Esciua ha spiegato: «Roberto Venturato è in pole position. Ha lavorato molto bene conquistando 1,43 punti a partita in piena media playoff. Con lui ci sentiamo costantemente. Il fattore dirimente non è di natura economica. Dobbiamo solo vedere se programmi e obiettivi coincidono. Abbiamo comunque tre o quattro nomi alternativi».
C’è poi la questione del direttore sportivo: «Alessandro Doga – ha detto Esciua – ha lavorato bene. Lui sa ricoprire almeno quattro ruoli: direttore sportivo, direttore del centro di Banditella, responsabile del settore giovanile, talent scout. Al massimo può avere due incarichi. E comunque due figure chiave devono essere inserite in società».
Esciua non si è sbilanciato su quanto tempo ci vorrà per mettere i tasselli del mosaico al loro posto. Breve – quasi incidentale – un passaggio su Luca Mazzoni: «Al momento non è dentro la società». Ovviamente, una volta scelti allenatore e direttore sportivo, si passerà alla fase della costruzione della squadra.
Saldo al comando
Il Livorno si trova a navigare in un mare tempestoso per due motivi. La crisi endemica del calcio («un giocatore che percepisce 80mila euro netti alle società costa 200mila» ha dichiarato Esciua) e il clima di sfiducia (eufemismo) della piazza nei confronti della proprietà. Il presidente ha risposto secco: «Chi vuole sbarazzarsi di me non fa un favore al Livorno. Distrugge il nostro ‘ecosistema’ e anche la possibilità che io me ne vada. Non sono uno che nelle avversità, rinuncia. Anzi. Le difficoltà mi dànno più carica e ragione per rimanere. Io sono quello che ci mette la faccia. Acquirenti? Non ne ho visti. Di una cosa potete stare certi - conclude il presidente - : se dovessi lasciare il Livorno, non lo darei mai a persone poco affidabili».
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