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Livorno, la prima mossa la fa capitan Dionisi: «Il prossimo anno? Ho deciso cosa faccio»

di Flavio Lombardi

	Federico Dionisi, bomber e capitano del Livorno
Federico Dionisi, bomber e capitano del Livorno

Il numero 9 analizza la stagione della squadra e quella personale: «Qui sto vivendo una seconda vita calcistica»

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LIVORNO. Uno di quelli ai quali potresti sentir cantare "Livorno è la mia città e la difenderò"; uno di quelli che sulla carta d’identità risultano nati da un’altra parte (Rieti) ma che da subito si è legato ai nostri posti, inserendosi nel tessuto, trovando che molto del suo carattere ha tratti labronici. Venne giovane, promessa fra gli attaccanti della C2 al Celano, proiettato nel calcio dei grandi, in un Livorno in serie A, dove l’attacco, durante il ritiro di Valdaora prometteva un tridente galattico per una provinciale, con la Di-Ta-Lu (Diamanti, Tavano, Lucarelli) , salvo poi vendere Alino dopo una sola giornata al West Ham.

Bomber di professione

Federico Dionisi incarna alla perfezione il volto più autentico del calcio italiano. Quello lontano dai riflettori delle grandi metropoli e vicino alla passione delle piazze ritenute minori. Classe ’87, ha costruito la propria carriera con pazienza e determinazione, trasformandosi negli anni in un punto di riferimento offensivo soprattutto in Serie B, dove ha lasciato un segno. Un Protti in dò minore, perché come Igor, questa maglia non l’ha mai dimenticata e dopo aver fatto giri immensi, è tornato per riportare il più in alto possibile questo club. Centravanti classico, destro naturale, è una sintesi tra l’attaccante moderno e quello "di una volta": meno spettacolare rispetto ad altri profili, ma estremamente concreto e funzionale al gioco di squadra. Il suo fiuto del gol gli consente di trovarsi spesso al posto giusto nel momento giusto, mentre i movimenti intelligenti lo rendono pericoloso sia in profondità sia sui cross provenienti dalle fasce. Abile nel gioco di sponda, col quale riesce a proteggere il pallone e favorire gli inserimenti dei compagni. In "vecchiaia" anche un po’regista avanzato capace di leggere e gestire i momenti della partita.

Che numeri…

Oltre 200 gol ufficiali in carriera in più di 500 presenze, 120 in Serie B, ma anche otto in Primeira Liga, serie A portoghese, quando Spinelli lo mandò pure in prestito all’Olhaense insieme a Bigazzi. Ma ha sfondato anche il muro dei 60 in amaranto (coppa compresa) . E se Modric alle soglie dei 40 può giocare ancora nel massimo campionato, lui che è un poco più giovane, il suo, in serie C, potrebbe sempre farlo.

Ma siamo arrivati al classico bivio. Lasciare o proseguire? Anche per lui, mentre sfoglia la margherita, nessuna notizia dalla stanza del presidente. Le offerte da altre piazze, arriveranno. È certo che se Dionisi volesse giocare ancora un anno o due, una squadra, pure ambiziosa, la trova senza raccomandarsi troppo. Specialmente perché quest’anno ha fatto più reti di quante ne fece quello passato in D con Indiani che lo utilizzava più col contagocce e quasi mai dall’inizio. Il tecnico che come Spalletti vien da Certaldo, gli ha allungato la carriera, oppure ha commesso qualche errore di valutazione? La risposta, forse, vien da se. Ogni allenatore ha le sue vedute, le sue fissazioni, e non sempre sono le più corrette.

Il bilancio

«Abbiamo incontrato delle difficoltà - confida - dopo una bella partenza contro la Ternana. Dopo l’arrivo di Venturato si è messo un po’di ordine, pensando alle cose semplici, facendo infine una rincorsa importante. Fino al filotto negativo in cui abbiamo pagato il conto e che se non si fosse verificato avremmo potuto ottenere di più. Energie e lucidità sono venuti meno ed il rammarico c’è. Guardando il bicchiere mezzo pieno, la gioia di aver fatto ritorno nei professionisti, aver ricevuto ottimi rinforzi a gennaio che hanno dato una mano decisiva e la soddisfazione di un percorso che alla fine è da definirsi virtuoso». Sul piano personale, appare discretamente soddisfatto del suo rendimento. «A livello personale, qui ho vissuto una seconda vita calcistica con la voglia di lottare e sacrificarmi ogni giorno, dedicarmi al cento per cento alla causa. L’anno passato il percorso è stato più soft perché in serie D, avevamo quel qualcosa in più che ci distingueva in quella categoria ed un passo diverso rispetto alla concorrenza. E ti viene quasi naturale, un atteggiamento più superficiale. Ho giocato meno perché c’era un metodo di rotazione attaccanti con una sua filosofia. Riuscii ad essere decisivo, anche subentrando dalla panchina. Un modo di Indiani per tenere tutti sul pezzo. È stata una annata importante, a differenza da questa appena conclusa ed in cui ho dovuto attingere da tutte le mie risorse per riuscire a dare il meglio di me stesso».

A Livorno non si scherza

«Questa è una piazza in cui non si scherza, nella quale i tifosi vogliono vederti sudare la maglia. Alla fine, nonostante tutto e nonostante voglia sempre vincere, mi ritengo soddisfatto arrivando quasi in doppia cifra e facendo diversi assist. Solo qui, alla mia età, potevo fare certe cose...».

Colloqui con Esciua

Pensa anche a cosa serve al Livorno per ripartire e migliorare. «Ho sempre detto che avrei parlato a fine campionato. Ho avuto un primo colloquio col presidente e quello che vorrei è ripartire con idee chiare e punti di riferimento precisi. Da qui, con umiltà e voglia di lottare, si potrebbe ottenere qualcosa in più. La mia voglia sarebbe quella di andare avanti ancora un anno e poi un giorno fare qualcosa di diverso anche nel Livorno». Magari come club manager. Dionisi manda la palla in corner. «Ripeto: vorrei giocare almeno un’altra stagione. Tutto quel che ho detto fino ad ora, si riassume comunque in una positiva apertura da parte della proprietà per proseguire vedendo ancora ai nastri Dionisi in campo. Attendo ulteriori valutazioni della società. Intanto, mi sta a cuore anche un’altra cosa: un invito ai tifosi, almeno quelli dello zoccolo duro. Della curva e anche degli altri settori. Quelli che hanno seguito il Livorno con la pioggia e con il sole a prescindere dalle categorie. Non perdete l’entusiasmo e il richiamo della partita. "We are Leghorn", come direbbero in Inghilterra. Sentire l’amore per una stessa causa, fa bene a tutti».

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