Bago Phobico, il rapper dei quartieri di Livorno: «Descrivo usanze e identità»
Al secolo Gabriele Guerrieri e le 200 tracce in cui parla dei rioni: «Interpreto la voce dei cittadini, valorizzo la città e le piccole cose»
LIVORNO. «Non è che ci sia stata un'idea precisa alla base: quando scrivo mi piace raccontare la verità, e quindi parlare della mia realtà quotidiana mi viene del tutto naturale». Si presenta così il livornesissimo rapper dei quartieri, in arte Bago Phobico, al secolo Gabriele Guerrieri.
Ardenza, La Rosa, Borgo, Venezia, Shangai e non solo: sono tanti i luoghi che hanno fatto da sfondo ai brani della sua carriera discografica. Rioni che lui mette in musica, sfatando luoghi comuni e valorizzando le radici, le abitudini, l’identità.
Il suo ultimo singolo si intitola proprio "Livorno", ed è stato realizzato in collaborazione con l'amico e rapper LJ. «Ogni mio brano punta a raccontare in primis la mia storia personale – racconta il rapper – ma l'obiettivo principale è sicuramente quello di far conoscere Livorno in tutte le sue sfaccettature, nel bene e nel male. Voglio dare valore alla città non solo come luogo geografico, ma come fucina di talenti in qualsiasi campo creativo».
Nato e cresciuto nel cuore di Shangai, conserva un legame indissolubile con le proprie radici. «Per me il quartiere è fondamentale e lo porterò sempre con me. Anche se oggi non ci vivo più, occupa un posto speciale nel mio cuore». La sua penna è diventata presto uno strumento per raccontare le complesse dinamiche dei rioni labronici. La testa crea. La mano scrive. La voce canta.
«Parlare del quartiere mi veniva naturale perché ci ho vissuto tutta la vita. Conoscevo ogni dinamica, la vivevo letteralmente sulla mia pelle», spiega Guerrieri.
Una produzione vasta e visceralmente legata alla strada la sua: «Nella mia vita artistica, iniziata quando ero giovane, ho scritto approssimativamente più di 200 tracce in cui parlo di tutti i rioni di Livorno. Li ho sempre menzionati, magari senza dirne il nome specifico, ma descrivendo le varie situazioni sociali e, a volte, pure quel degrado che li accomuna un po' tutti».
Il suo è un racconto che si allontana, però, dai cliché violenti della scena attuale: «Ne parlo in maniera costruttiva, senza fare il 'gangster' come si usa oggi. Interpreto piuttosto la voce di un cittadino che ci è nato, che ci tiene a vedere risplendere i suoi quartieri e a preservare usanze che col tempo sono andate perse. Penso, per esempio, alle vecchiette che in estate si mettono in piazza con le seggiole a passare la sera tra loro: per me, che so davvero cosa significa apprezzare le piccole cose, è un'immagine che riempie il cuore d'amore e che mi incoraggia a continuare a scriverne», continua il rapper fiero del suo percorso.
È un fiume di cose ed emozioni da raccontare: «Con il tempo è nata la volontà di incoraggiare chi proviene da situazioni complesse a lottare per i propri sogni. Non conta da dove vieni, ma quanta forza riesci a canalizzare nei tuoi progetti, trasformando le difficoltà vissute in energia vitale anche quando non ci crede nessuno».
L'artista sfata infine il pregiudizio secondo cui, per emergere, sia necessario abbandonare la provincia. Lui ci crede in questo. E ne spiega i motivi. «Spesso si pensa che 'sfondare' rimanendo qui sia quasi impossibile. Io invece credo che, facendo le scelte giuste e raccontando la nostra realtà, potremmo valorizzarla sotto una nuova luce».
Bago parla della sua città. Di come la vede. Di come fa crescere. Della sia anima artistica, universalmente riconosciuta.
«Livorno non è bella solo per il mare, ma anche per la sua profonda anima artistica. È piena di creativi che ogni giorno, nei loro spazi guadagnati con fatica, contribuiscono a renderla ancora più iconica», conclude. E invita tutte le persone ad ascoltare i suo brani rap dedicati alla città che porta nel cuore.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
