L’incidente
Livorno, Stefano ha vinto la sfida nel Sahara: «Ho corso 100 km con il diabete, è stata dura ma sono felice»
L’impresa di Giovanneschi, classe 1976: «Tante difficoltà, non avevo previsto la combinazione tra le temperature alte e il vento fortissimo»
LIVORNO. «È stata veramente una manifestazione bellissima, con paesaggi stupendi. Ti rendi proprio conto che sei nell’estremo più assoluto, dove, se ti capita qualcosa, è difficile poterne uscire con le tue gambe». Stefano Giovanneschi, livornese classe 1976, ha concluso la sua avventura nella 24ª edizione della 100 Km del Sahara, in Tunisia, portando a casa un’esperienza intensa, tra temperature estreme, difficoltà fisiche e la soddisfazione di aver raggiunto il traguardo della gara.
Giovanneschi convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva 18 anni e da tempo ha trasformato la corsa sulle lunghe distanze in una delle sue più grandi passioni. «Ho trovato persone fantastiche nell’organizzazione, con molta attenzione per ogni singolo partecipante, soprattutto per me che, con la patologia che ho, avevo qualche piccolo problemino in più», racconta.
Ma la difficoltà maggiore è arrivata durante la seconda tappa, una maratona di 42 chilometri nel cuore del deserto. «La cosa che nessuno di noi aveva previsto è stata la combinazione tra le temperature altissime, 36-37 gradi, e il vento fortissimo, che asciugava tutto subito – prosegue –. Io sono uno che suda moltissimo, ma dopo 33 chilometri non avevo nemmeno una goccia di sudore. La maglietta era come se non l’avessi utilizzata».
Una condizione insidiosa, che ha reso difficile accorgersi della disidratazione. «Durante la preparazione, quando correvo con il caldo, arrivavo a casa con le scarpe bagnate – spiega –. Lì, invece, non avevo la percezione di quanto stessi perdendo. Bevevo e reintegravo, ma non abbastanza rispetto a quello che perdevo. Questo ci ha fregato un po' tutti».
E così le conseguenze sono state pesanti per molti concorrenti, afferma il maratoneta. «I medici ci hanno detto che avevamo perso dai sei agli otto litri d’acqua a persona durante quella gara, senza riuscire a reintegrarli – aggiunge – . Il corpo è andato proprio in assenza di acqua e ci siamo sentiti tutti male».
Per Stefano Giovanneschi il chilometro 33 è stato decisivo e ha dovuto fermarsi. «All’ultimo stop ho avuto una disidratazione abbastanza forte, con crampi fortissimi, e ho dovuto rinunciare agli ultimi sette-otto chilometri – precisa – . Avevo la glicemia molto alta, quasi a 400. Continuare voleva dire mettere a repentaglio la salute. Ho preferito fermarmi, la salute va avanti a tutto».
La preoccupazione era anche per le tappe successive, che prevedevano 25 chilometri al mattino e altri dieci in notturna il giorno seguente. «Non sapevo se sarei riuscito a continuare – . Era una sofferenza che non avevo mai provato e anche atleti molto più esperti di me hanno avuto difficoltà».
Dopo il riposo, i massaggi e il reintegro di acqua e sali minerali, il recupero è stato sorprendente. «Non sappiamo nemmeno come il corpo sia riuscito a rigenerarsi in una notte – sottolinea –. Alle nove del giorno seguente, eravamo già ai nastri di partenza e siamo arrivati, quasi tutti, al traguardo».
Non sono mancati acciacchi, dolori alle gambe e contratture, ma Stefano Giovanneschi è riuscito a completare le tappe successive. Per il livornese, che negli ultimi anni ha affrontato maratone, ultra-maratone e, nel 2025, ha percorso circa 350 chilometri da Cortina a Milano, la sfida nel Sahara rappresentava un obiettivo inseguito a lungo e reso possibile anche dal sostegno della famiglia e di chi lo segue nella preparazione. «Alla fine l’importante era portare a casa il risultato e la salute – conclude –. Era quello il mio obiettivo e diciamo che l’ho conquistato molto bene. Sono contento».
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