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Versilia

Il caso

Miliardario russo arrestato a Forte dei Marmi: respinta la richiesta di estradizione

di Matteo Tuccini

	Il Palazzo di giustizia di Fiorenze (foto archivio Sestini)
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Il Palazzo di giustizia di Fiorenze (foto archivio Sestini)

Niente estradizione, e restituzione immediata del passaporto, per il facoltoso uomo d’affari su cui pendeva una richiesta di rimpatrio forzato dalla Russia

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FORTE DEI MARMI. Niente estradizione, e restituzione immediata del passaporto, per un facoltoso uomo d’affari russo arrestato nei mesi scorsi a Forte dei Marmi. E su cui pendeva, appunto, una richiesta di rimpatrio forzato dalla Russia.

La decisione

A stabilirlo è stata ieri la Corte d’Appello di Firenze, esaminando il caso dell’imprenditore che era finito in carcere - ma liberato dopo una notte - in seguito a un controllo di polizia avvenuto a metà maggio a Forte dei Marmi. L’arresto era stato eseguito dagli agenti del commissariato fortemarmino perché in effetti sull’uomo pendeva un mandato di cattura emesso nel 2022 a Mosca per il reato di frode aggravata. Un reato che il codice penale russo punisce con una pena fino a 10 anni di carcere. Il verbale dalla polizia era stato inviato alla Corte d’Appello fiorentina, competente in casi simili, per la convalida e la decisione sulla richiesta di estradizione dalla madrepatria. All’uomo d’affari era stato imposto il divieto di lasciare l’Italia, con ritiro del passaporto. Era però libero di circolare all’interno del nostro Paese, in attesa del procedimento penale che lo riguardava.L’imprenditore, a quel punto, dichiarava la sua opposizione all’estradizione, sostenendo che era già stata respinta in due occasioni diverse in altri Paesi: per la precisione in Repubblica Ceca e Austria, dove si trova per motivi di vita e lavoro (è tutt’ora residente in Cechia). In tutti questi casi l’estradizione non era stata consentita per evitare il rischio di subire trattamenti inumani e degradanti nel proprio Paese d’origine.

«Perseguimento a fini politici»

L’imprenditore, che è un costruttore divenuto un miliardario capitano d’industria poi entrato in politica, sostiene - tramite il suo legale, l’avvocato Enrico Carboni - che «le sue attività economiche sono in contrasto con l’establishment governativo russo», e che la natura delle accuse nei suoi confronti è «politica». Si tratterebbe, quindi, di una vicenda di perseguimento di fini politici, e non giudiziari, per ostacolare lo stesso imprenditore inviso al governo.Nell’udienza in Corte d’Appello il procuratore generale, rappresentante dell’accusa, ha ricostruito il contesto internazionale di questa storia. Ricordando la non adesione della Russia alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dopo l’espulsione dal Consiglio d’Europa in seguito all’invasione dell’Ucraina. Secondo il procuratore generale la violazione dei diritti umani in Russia è tutt’altro che episodica: è concreto, secondo il pg, il rischio che la richiesta di estradizione per la persona possa esporla a un regime processuale e carcerario in violazione dei diritti fondamentali, ma anche a un rischio reale per la propria vita. Preso atto della richiesta della Procura generale, la Corte ha a sua volta fatto presente una sentenza recente della Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha affrontato la questione del trattamento dei detenuti nelle carceri russe. Ravvisando un sistema che permette abusi e violazioni dei diritti. Il tribunale ha perciò respinto la richiesta di estradizione, decretando l’immediata restituzione del passaporto cosicché l’imprenditore possa muoversi liberamente anche all’estero.

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