Il Tirreno

Livorno

Dopo la condanna

Livorno, ora il caso Amadio scuote Fratelli d'Italia: «Il partito valuti se è compatibile»

di Martina Trivigno
La consigliera comunale e regionale di Fratelli d'Italia, Marcella Amadio
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La consigliera comunale e regionale di Fratelli d'Italia, Marcella Amadio

Il consigliere provinciale di FdI, Stefano Scarascia, interviene dopo il decreto penale inflitto alla consigliera comunale e regionale per la frase «Viva la razza bianca»: «Non devono esserci ombre»

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LIVORNO. Il caso Marcella Amadio, dopo il decreto penale di condanna a 1.500 euro emesso dal gip del Tribunale di Livorno per la contestazione prevista dall’articolo 604-bis del codice penale (in riferimento alla frase «Viva la razza bianca»), apre anche un fronte politico interno a Fratelli d’Italia. A intervenire è Stefano Scarascia, consigliere provinciale di FdI, che chiede ai vertici regionali e nazionali di interrogarsi sulla posizione politica di Amadio. «Ho appreso dal Tirreno che Marcella Amadio è stata condannata, con decreto penale ai sensi dell’articolo 604-bis del codice penale il quale tra le altre previsioni punisce “chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale” – spiega il consigliere provinciale – . La stessa giudice, in motivazione, afferma che “emerge oltre ogni ragionevole dubbio la prova della responsabilità dell’imputata”».

Amadio, che ha ribadito di non aver ancora ricevuto la notifica del decreto, ha annunciato di voler valutare l’opposizione e ha reagito duramente contro chi ha presentato l’esposto, definendo «infami» i quattro autori. «Non arretro di un sol passo, ci sono e ci sarò e continuerò, dalla trincea, a fare politica per il territorio e per le persone che, quotidianamente, mi contattano», ha poi aggiunto. Scarascia, però, sposta il ragionamento sul piano politico e sui principi dichiarati dal partito. «Desidero ricordare gli articoli 1 e 2 dello Statuto di Fratelli d’Italia dove si legge: “Fratelli d’Italia promuove la pacifica convivenza di popoli, Stati, etnie e confessioni religiose”. E ancora: “Fratelli d’Italia promuove la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, alla formazione dell’indirizzo politico del movimento, senza distinzione di sesso, etnia, religione, condizioni personali o sociali” – prosegue il consigliere – . Affermo con forza che mi riconosco pienamente, com’è ovvio che sia, nei richiamati principi, con ogni evidenza riverberati dalla vigente Costituzione».

Da qui la domanda sulla permanenza di Amadio nel partito e nei suoi incarichi: «Mi domando quindi – prosegue – se e quanto sia compatibile la permanenza in Fratelli d’Italia di Marcella Amadio la quale, è bene ricordarlo, non è una semplice iscritta, ma riveste le cariche di consigliera regionale, consigliera comunale a Livorno, capogruppo di FdI in consiglio comunale e, infine, quella di presidente provinciale di FdI».

Per Scarascia il tema riguarda anche la rappresentanza del partito sul territorio livornese. «Di fatto è la massima rappresentante di Fratelli d’Italia nella provincia di Livorno – sottolinea – e non devono esserci ombre sui suoi comportamenti politici che coinvolgono tutto il partito».

Il consigliere provinciale si rivolge quindi ai vertici del partito: «Aspetto che sia a livello regionale che nazionale vengano assunti provvedimenti che distinguano in modo netto ed inequivocabile quelli che sono comportamenti e responsabilità personali dai valori e dai principi che ispirano l’azione politica di chi milita con sacrificio in Fratelli d’Italia, la quale inevitabilmente soffre per episodi così gravi».

«Ovviamente riconosco, come prevede la legge, la facoltà di Amadio di opporsi al decreto penale di condanna che la ha colpita e di portare la vicenda in sede dibattimentale per arrivare a un’eventuale assoluzione – evidenzia – . Anzi, auspico che lo faccia per dimostrare che il giudice che ha firmato il decreto penale di condanna ha sbagliato; solo questo conta, se avverrà». Il confronto, secondo Scarascia, non dovrebbe però spostarsi sulle polemiche contro la stampa o contro chi ha presentato l’esposto. «Le dichiarazioni di fuoco contro la stampa che ha dato la notizia (Il Tirreno, ndr) e contro chi ha segnalato il fatto sono soltanto fumogeni per non affrontare la questione e cioè se la frase che le viene contestata l’ha pronunciata o no, e quindi se il giudice ha sbagliato o no – conclude Scarascia – . Il suo diritto indiscutibile e garantito alla difesa, che, ripeto, spero venga esercitato, e la presunzione di innocenza, in attesa dell’esito definitivo tuttavia non si estendono al mantenimento di tutti gli attuali e delicati incarichi, che richiedono la capacità di coinvolgere tutto il partito e di averne la fiducia».l


 

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