Livorno, donna si ribalta in auto. La figlia: «Sui social "crocifissa" mentre era in ospedale»
Daniela Capasso all'attacco: «Lei non vuole più uscire di casa, leoni da tastiera fuori controllo. Senza aver visto c'è chi dice che io ero con lei a guardare il cellulare mentre guidava. No: ero a Roma e lei ha perso il controllo a causa di una macchia d'olio». Annunciate denunce
LIVORNO. Sua madre era ancora al pronto soccorso, ferita e sotto osservazione. Nel mentre, sui social, era già stata emessa la sentenza: stava usando il cellulare, aveva provocato da sola l’incidente, meritava di perdere la patente. Peccato che nessuno di quelli che commentavano sapesse davvero cosa fosse successo. Un atteggiamento che ha acceso un sentimento di rabbia e delusione in Daniela Capasso, figlia della sessantasettenne livornese che nella mattinata di lunedì scorso si è ribaltata con la sua auto in via di Collinaia, alla Leccia.
Un incidente che poteva avere conseguenze più gravi ma che il popolo dei social ha subito catalogato a modo suo. La donna, attorno alle 8,20, stava percorrendo la strada quando ha perso il controllo del suo Suv compatto a causa, secondo quanto riferito dalla figlia, di una macchia d’olio presente sull’asfalto. La macchina ha sbandato improvvisamente verso destra, ha urtato un’utilitaria parcheggiata e si è cappottata. La donna, fra l’altro, ne è uscita con contusioni alle costole e problemi al collo. Non certo incolume, purtroppo. Sul posto sono intervenuti i volontari della Misericordia di Antignano.
La polizia municipale ha effettuato gli accertamenti, mentre i vigili del fuoco hanno messo in sicurezza il mezzo e la carreggiata. La sessantasettenne è stata accompagnata al pronto soccorso in codice giallo. È rimasta in osservazione per circa dodici ore, «senza poter bere neanche un bicchiere d’acqua», poi è stata dimessa. «Mia madre è molto ansiosa. Poi ha letto tutto, ha detto che non esce più di casa», racconta Daniela. È stata la famiglia, arrivando sul posto, a rendersi conto della presenza della macchia sull’asfalto: «C’era una patacca d’olio con delle segatura. Lei andava piano, a 30 chilometri orari come fa sempre, con tranquillità, e la macchina le ha slittato verso destra, ha urtato l’auto in sosta e si è ribaltata».
La donna era sola. Eppure, nei commenti comparsi sotto la foto dell’incidente pubblicata sui social, qualcuno ha sostenuto di averla vista mentre utilizzava il cellulare. Altri hanno ipotizzato che in macchina ci fosse la figlia, intenta a guardare il telefono insieme a lei. «Peccato che sua figlia, cioè io, fosse a Roma», racconta Daniela. È soprattutto questo aspetto ad aver ferito la donna: non soltanto le battute e le derisioni, ma il fatto che una dinamica del sinistro sia stata ricostruita senza che chi la raccontasse avesse assistito ai fatti. Si sono, senza alcuna logica, inventati tutto: «Persone che non sapevano nulla hanno paventato una dinamica assurda, l’hanno raccontata come una verità e poi ci hanno costruito sopra il proprio piccolo momento di spettacolo. Devono assumersi le responsabilità di quello che dicono dal punto di vista penale, perché questa si chiama diffamazione», prosegue Capasso.
Nel frattempo, però, sua madre era in ospedale. «Tutto il giorno senza nemmeno un bicchiere d’acqua, ben 12 ore. Ora ha il collare, le costole contuse. Ha tutti segni sul collo a causa del trauma da cintura, si è quasi strozzata», denuncia ancora la figlia dell’anziana. La donna è profondamente scossa dall’accaduto. «È andata in crisi: io leggendo quei commenti ho perso la pazienza. La domanda che dovrebbe venire spontanea davanti a un’auto ribaltata è: come sta la persona che era dentro?». E ora la famiglia sta valutando anche la possibilità di rivolgersi a un avvocato. «Potrei procedere per vie legali, viene offesa una persona», rimarca Daniela, sottolineando quanto sua madre si sia sentita ferita, oltre che dall’incidente, anche dalle parole lette sui social. «Prima di scrivere, prima di giudicare, prima di ridere – è il messaggio che Daniela affida alla vicenda – fatevi una domanda molto semplice: se dentro quella macchina ci fosse stata mia madre, avrei scritto la stessa cosa?». La risposta, ovviamente, per tutti sarebbe «No».
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