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Lo sfogo

Livorno, Chiara Frangerini dopo l'auto sfondata: «Ho diritto a vivere serenamente»

di Stefano Taglione
A sinistra Chiara Frangerini, a destra la sua auto vandalizzata
A sinistra Chiara Frangerini, a destra la sua auto vandalizzata

La presidente di Ance Giovani Toscana e componente del Cda dell'azienda di costruzioni di famiglia, sui social, è stata accusata di «pubblicizzare la disavventura»: «Non è così. Sostenere davanti a un atto simile "Chi sei tu perché se ne parli" è sbagliato, rappresenta una contrapposizione fra cittadini che non va bene. La mia tutela non toglie quella degli altri»

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LIVORNO. «Non considero ciò che è successo a me più importante di ciò che accade a qualsiasi altro cittadino. Esattamente il contrario. Ho denunciato ai carabinieri il danneggiamento della mia auto perché credo che denunciare sia ciò che ogni cittadino dovrebbe poter fare quando subisce un atto vandalico o un comportamento illecito. Se questo episodio può avere un’utilità pubblica, vorrei che fosse proprio quella di richiamare l’attenzione su un problema che non riguarda Chiara Frangerini, ma riguarda tutti».

A parlare, dopo il danneggiamento della sua Bmw parcheggiata per strada, è Chiara Frangerini, ingegnera, presidente di Ance Giovani Toscana e componente del consiglio di amministrazione dell’azienda che porta il suo nome. Il padre Stefano Frangerini, imprenditore edile e titolare del colosso labronico delle costruzioni – di cui la trentasettenne è responsabile di direzione e sviluppo strategico nei campi dell’innovazione, sostenibilità, qualità, sicurezza e digitalizzazione dei processi di cantiere – dopo quanto accaduto alla figlia aveva parlato di «un clima poco sereno», riferendosi alla situazione degli Orti urbani (la società ha comprato il terreno occupato all’asta e nelle scorse settimane ha presentato un progetto edilizio ndr). «È stata l’unica presa di mira in zona – aveva spiegato al Tirreno nell’edizione pubblicata ieri Frangerini, riferendosi al raid nell’abitacolo – e quanto accaduto, alla luce della situazione degli Orti urbani, può ricondursi a una violenza personale. Non sta a me dirlo, ma quanto successo fa riflettere. Essendo stata l’unica macchina presa di mira, può venire il dubbio che si tratti di qualcosa di personale, ma non sta a me dirlo. È successo vicino all’abitazione e naturalmente tutto questo porta a una riflessione. Non ho timori, ma perplessità sì, se davvero ci fosse un collegamento. Il mio è un dubbio legittimo».

Sul caso stanno indagando i militari dell’Arma, ai quali è stata sporta querela. Al momento non c’è alcun nesso causale fra la vicenda degli Orti e l’auto vandalizzata, purtroppo non certo l’unica in città nel recente passato, dove i furti a bordo dei mezzi – come documentato ripetutamente dal Tirreno – rimangono purtroppo molto frequenti, anche dalle classifiche pubblicate ogni anno da “Il Sole 24 Ore” nel cosiddetto “Indice della criminalità”. Frangerini, fra l’altro, su Facebook si è difesa contro chi ieri l’aveva accusata di aver «pubblicizzato la notizia» pubblicata nell’edizione del Tirreno di ieri, sottolineando di non aver fatto niente di tutto ciò.

«So bene che ogni giorno possono verificarsi danneggiamenti, furti e altri episodi ai danni di persone che magari non finiscono sulle pagine di un giornale – prosegue l'ingegnera – ma la conclusione non può essere che allora non si debba parlare neppure del mio. Dovrebbe essere l’opposto: dobbiamo parlare di più della sicurezza e della tutela di tutti. Non chiedo privilegi, corsie preferenziali né trattamenti diversi. Chiedo per me quello che ritengo debba essere garantito a chiunque: il diritto di vivere serenamente, di vedere rispettati i propri beni e di rivolgersi alle istituzioni quando questo non accade. E soprattutto credo che davanti a un atto vandalico non dovrebbe esistere un “Chi sei tu perché se ne parli?”. La tutela di una persona non toglie tutela a un’altra. Trasformare la denuncia di un danneggiamento in una contrapposizione tra cittadini significa perdere di vista il problema vero. Non sappiamo – continua – chi abbia danneggiato la mia auto e saranno le autorità competenti, se possibile, ad accertarlo. Per questo non intendo attribuire responsabilità a nessuno né alimentare accuse senza prove. Quello che invece possiamo affermare con certezza è che rompere il vetro dell’auto di qualcuno è sbagliato indipendentemente dal nome scritto sulla carta d’identità di quella persona. Oggi è successo a me. Ieri – sono ancora le sue parole – può essere successo a qualcun altro e domani potrebbe succedere a chiunque. È proprio per questo che ho denunciato. Non per chiedere più tutela degli altri, ma perché vorrei che nessuno fosse costretto a considerare normale ciò che normale non è». 

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