Dengue Sani spegne gli allarmismi: "Ma chi ha sintomi si faccia vedere"
Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Livorno: dieci casi di Dengue in Toscana, legati dal filo comune delle Fabbricciane, località piombinese vicino a Baratti. Facciamo chiarezza su che cosa sta accadendo?
«I casi diagnosticati in varie sedi in Toscana hanno in comune l’avere soggiornato nelle settimane scorse presso la località Fabbricciane, nel comune di Piombino. Il contagio è avvenuto in tale sede e poi i sintomi sono comparsi al ritorno al proprio domicilio».
C’è il rischio che il focolaio possa allargarsi?
«È verosimile che altri casi possano verificarsi in questi giorni (abbiamo già diagnosticato un caso a Pomarance), ma i soggetti che hanno sviluppato o sono a rischio di sviluppo di Dengue al momento sono solo persone che hanno soggiornato alle Fabbricciane nei giorni scorsi, non altri».
Si tratta di un’area rurale vicino a Populonia, a pochi minuti dal golfo di Baratti. Va considerata una zona a rischio?
«La zona è già stata sottoposta a disinfestazione, è sottoposta a controlli, per cui l’origine del focolaio può considerarsi sotto controllo e i nuovi casi che dovessero verificarsi si sono contagiati prima della disinfestazione; è presumibile che nell’arco di un breve periodo il fenomeno si risolva, anche perché il problema è stato inquadrato in tempi brevi e le misure preventive messe in atto in tempi solleciti. È molto importante informare coloro che hanno soggiornato alle Fabbricciane nelle scorse settimane: se sviluppano sintomi, segnalino al proprio medico di famiglia la cosa ed in ogni caso si sottopongano rapidamente ad accertamenti per la Dengue».
Come è cominciata questa storia?
«Abbiamo ricoverato nel pomeriggio del 29 agosto un signore di Piombino al quale abbiamo fatto il giorno successivo la diagnosi di Dengue allertando immediatamente l’Igiene Pubblica di Piombino che contemporaneamente era venuta a conoscenza del caso sospetto – poi confermato – in un paziente di Prato che aveva soggiornato nella stessa località».
Da lì è partita la macchina organizzativa.
«Esatto: sono stati allertati i servizi sanitari di tutta la Toscana permettendo l’inquadramento diagnostico rapido dei casi successivi, cosa fondamentale per prevenire la comparsa di casi secondari in altre località».
Non era semplice risalire subito alla Dengue visti i sintomi febbrili comuni a tanti altri virus.
«In assenza di storia di viaggi all’estero, pensare ad una Dengue non è facile se non c’è un richiamo epidemiologico; l’allerta rapida dopo l’inquadramento del problema da parte dell’Igiene Pubblica e alla diagnosi rapida che è stata fatta dai miei collaboratori a Livorno e ai pronto soccorso di Prato e Pistoia nei primi casi è stata determinante per circoscrivere il focolaio».
Com’è possibile che alle Fabbricciane si sia sviluppato questo focolaio?
«L’unica spiegazione è che vi abbiano soggiornato persone che hanno viaggiato in paesi tropicali e lì contratto l’infezione e che rientrando abbiano sviluppato la malattia, rimasta non diagnosticata. Attenzione, sto parlando di viaggiatori per turismo, non di migranti e ci tengo a precisarlo».
È possibile che il paziente zero non si sia accorto di essere contagiato?
«Sappiamo che molti casi sono paucisintomatici, ma anche questi (e si dice anche gli asintomatici) possono trasmettere il virus alle zanzare tigre, che sono il vettore dell’infezione. Purtroppo questa situazione si è già verificata in Italia più di una volta negli ultimi anni. In Veneto in passato, o a Fano nel 2024 con numerosi casi, quindi non è la prima volta e quasi certamente non sarà l’ultima».
Da anni lei fa fa opera di informazione, sia sui medici che sui cittadini, riguardo alla possibilità, anche causata dal cambiamento climatico, di focolai autoctoni di questo tipo. Dunque non c’è da stupirsi di quanto accaduto alle Fabbricciane...
«È importante che si sia consapevoli di questa possibilità e si agisca».
In che modo?
«Attraverso la prevenzione sulla proliferazione delle zanzare, ad esempio, con disinfestazioni programmate prima dell’estate nelle zone che possono essere a rischio, dunque aree dove la presenza di zanzare e ristagni di acqua è molto significativa. E poi con la formazione del personale medico (medici di medicina generale, dei pronto soccorsi, internisti) su queste problematiche perché si diffonda la consapevolezza che durante l’estate queste situazioni sono possibili e che d’estate si pensi alla diagnosi di Dengue e virosi simili anche in assenza di storia di viaggi in paesi tropicali. E poi è necessaria una corretta informazione dei cittadini che viaggiano, sui rischi infettivi, senza fare terrorismi ma rendendoli consapevoli della necessità di sottoporsi ad accertamenti se hanno febbre e sintomi simil influenzali nei primi giorni dal ritorno da viaggi da aree tropicali, nel loro interesse e nell’interesse collettivo: la diagnosi rapida consente di mettere in atto le misure preventive per la comparsa di casi autoctoni».
Come si trasmette il virus?
«Non vi è trasmissione interumana. Il soggetto con Dengue può trasmettere alla zanzara tigre il virus da 1-2 giorni prima dell’inizio dei sintomi fino a 6-7 giorni al massimo dall’inizio dei sintomi, periodo in cui il paziente è viremico e che di solito corrisponde al periodo febbrile. Alla scomparsa della febbre non vi è più possibilità di trasmissione».
È la zanzara dunque che trasmette il virus: in che modo e in che tempi?
«Le zanzare che hanno acquisito il virus pungendo un paziente infetto ci mettono 8-12 giorni prima di divenire capaci di trasmetterlo all’uomo: se si agisce in questo lasso di tempo con la disinfestazione si ferma la propagazione della malattia».
Dottore, si deve essere allarmati?
«La Dengue contratta la prima volta non è una malattia grave, decorre nell’arco di una settimana e guarisce spontaneamente. La mortalità è praticamente assente e quindi non ci sono motivi di allarme e di eccessiva preoccupazione. Sapere di averla contratta però è importante, perché una eventuale reinfezione (con sierotipo diverso e quindi al di fuori dell’attuale focalaio) può determinare una forma severa, cosiddetta emorragica. In questo caso chi torna nei paesi tropicali per lavoro e per turismo, può vaccinarsi e quindi proteggersi. Anche per questo la diagnosi precoce è fondamentale. Oggi sicuramente possiamo dire che è stato fatto un buon lavoro da parte della nostra sanità». l
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