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Livorno, il "Supremo" va in pensione tra sirene, applausi e striscioni: il saluto speciale dei vigili del fuoco al caporeparto

di Greta Leone

	A dx  i vigili del fuoco di Livorno durante la festa, a dx Balleri con la famiglia e col sindaco
A dx  i vigili del fuoco di Livorno durante la festa, a dx Balleri con la famiglia e col sindaco

Riccardo Balleri lascia dopo 36 anni di servizio: «Il mio cuore resterà per sempre con i colleghi, è il lavoro più bello del mondo. Ma ora faccio il turista...»

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LIVORNO. «È il lavoro più bello del mondo. Ho passato una vita al servizio degli altri». Lo dice con orgoglio Riccardo Balleri, per tutti il “Supremo”. Caporeparto dei vigili del fuoco, che si appresta, a quasi 60 anni, a lasciare la divisa dopo 36 anni di servizio. Dal 1° settembre sarà ufficialmente in pensione, dopo una vita trascorsa al fianco dei colleghi e al servizio della comunità, tra emergenze e interventi che hanno lasciato un segno indelebile. «Non mi sentirò mai un pensionato - assicura Balleri, sorridendo - sarò un turista». Il suo primo giorno di ferie, ieri, l’ha trascorso con la febbre, dopo aver passato gli ultimi giorni di servizio a Pietrasanta, dove è intervenuto per i danni causati dalla tromba d’aria. E proprio questo episodio, racconta bene la sua dedizione per questo lavoro.

Il percorso

La sua storia nei vigili del fuoco comincia il 2 aprile 1990. Prima Roma, poi Torino e poi Livorno. Nel 2010 arriva il ruolo di caposquadra, con esperienze tra Firenze, Lucca e Pisa, prima del ritorno nella sua città. Un percorso lungo oltre tre decenni, durante i quali ha conosciuto caserme, ci, emergenze e soprattutto persone. «Con i colleghi ho sempre avuto un bel rapporto. A parte qualche screzio con qualcuno, ho sempre trovato rapporti umani bellissimi. Ragazzi in gamba. Il mio cuore sarà sempre con loro». Un legame che va oltre il semplice rapporto professionale. Per trentaquattro anni Balleri è stato anche sindacalista, e ora continuerà a dare il proprio contributo alla Cisl, nel sindacato dei pensionati, su incarico che gli è stato affidato da Filippo Giusti.

Il soprannome

Una nuova fase, dunque, ma ancora al servizio degli altri. Tra i colleghi, nel frattempo, è rimasto anche un soprannome diventato quasi un marchio di fabbrica: “Supremo”. Fu l’amico e collega Roberto Vernaccini a chiamarlo per la prima volta cosi: «All’epoca esisteva la figura del “capotop”, la figura massima, colui che organizzava i quattro turni, A, B, C e D, una sorta di vertice», spiega. Vernaccini ricopriva quel ruolo e, per scherzo, per sottolineare che Balleri era addirittura “più” di lui, iniziò a soprannominarlo “Supremo”.

In prima linea

Sono tanti gli interventi che Balleri porta con sé. Tra quelli che ricorda, l’episodio del 2021, quando esplose il forno all’interno della camera di combustione, della raffineria Eni di Stagno, dove per fortuna, non ci furono feriti. «Abbiamo rischiato. Abbiamo trovato uno scenario bruttissimo, soprattutto pensando a chi poteva essere rimasto intrappolato», racconta. Poi le alluvioni, i terremoti e tutte quelle emergenze nelle quali i vigili del fuoco diventano, agli occhi di chi è colpito, qualcosa di più di semplici soccorritori: «La gente, di fronte a queste catastrofi, ci vede come degli angeli». Ma dietro la divisa ci sono uomini chiamati ad affrontare situazioni che spesso lasciano un segno: «Ci vogliono coraggio e forza d’animo. Alcuni episodi, soprattutto quando le persone rimangono incastrate, restano in testa».

Anche il primo servizio, in questo senso, Balleri non lo ha mai dimenticato. Aveva 23 anni, era a Torino, nella zona del Lingotto, e durante la notte, verso le 3, arrivò la chiamata per un incidente stradale. C’erano anche dei bambini coinvolti. «Lì trovammo tutti senza vita. Io avevo il compito di tenere la luce. I colleghi che erano con me, erano veramente in gamba. Rimasi scioccato, tremavo. Quando tornai scoppiai in un pianto liberatorio, tanto era drammatica la situazione».

Tra passato e presente

Da allora sono cambiate molte cose, anche nella professione. Un tempo per entrare nei vigili del fuoco era sufficiente la terza media, oggi invece serve il diploma. È cambiato il mondo, sono aumentate le competenze e la preparazione richiesta: «Ormai i vigili del fuoco sono dei veri e propri professionisti». Balleri, nel frattempo, ha accumulato oltre 45 anni di contributi, attraversando anche una prima fase lavorativa fatta di mestieri, tutti diversi tra loro, dal gommista al macellaio: «Un vigile del fuoco deve saper fare tutto».

La festa

Poi arriva il racconto del momento più emozionante: lunedì scorso colleghi, amici e familiari si sono ritrovati in caserma per festeggiarlo, organizzando una grande festa per il suo pensionamento. A salutarlo c’era anche il sindaco Luca Salvetti, insieme a tutti coloro che, negli anni, hanno condiviso con lui turni, interventi e momenti che rimarranno nella storia. Tra sirene, coriandoli e striscioni, quella che doveva essere una semplice festa, si è trasformata in un vero e proprio omaggio a una vita dedicata al servizio degli altri.

Il futuro

Il 29 agosto tornerà in caserma per le ultime ore di servizio e il saluto ai colleghi, in particolare del turno A, dove ha dedicato una parte importante della sua attività. Adesso, davanti a lui ci sono nuovi progetti, tra cui la famiglia. A settembre andrà in Polonia, a Cracovia, con il figlio Valerio, 24enne, laureato in Finanza e Marketing. Si godrà anche la figlia Sara di 34 anni, che di professione fa l’ingegnere informatico, insieme alla sua nipotina di due anni. Una famiglia che lo sostiene da anni e che ha condiviso con lui, inevitabilmente, assenze, turni e chiamate improvvise. Sarà difficile non pensare a quanto questa vita abbia lasciato dietro il Supremo. Un vuoto nella caserma, certo, ma anche un’infinità di ricordi e amicizie, che continueranno a vivere in lui e in chi ha lavorato al suo fianco. «Lascio una famiglia. Il mio cuore resterà sempre li, con i miei colleghi», conclude. 

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