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La protesta

Portuali, nuovo sciopero internazionale il 30 ottobre

di Maurizio Campogiani

	Una mobilitazione 
Una mobilitazione 

L’astensione dal lavoro è stata proclamata dalle organizzazioni sindacali europee e del Mediterraneo che hanno partecipato nel maggio scorso all’incontro internazionale di Istanbul

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Dopo quello dello scorso 6 febbraio arriva un altro sciopero internazionale dei lavoratori portuali. La giornata di mobilitazione è stata fissata per il prossimo 30 ottobre e fa seguito al terzo incontro internazionale dei sindacati dei portuali e dei lavoratori dei porti del Mediterraneo e dell'Europa, svoltosi a Istanbul nel maggio scorso. A darne notizia è l’Usb, sindacato particolarmente impegnato sui temi che riguardano la pace e la contrarietà al riarmo.

La giornata di sciopero è stata proclamata dai sindacati che erano presenti a Istanbul, ovvero CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco) e USB (Italia), che rappresentano lavoratori di oltre 40 porti del Mediterraneo e dell'Europa. Usb spiega che la mobilitazione si basa sulla Dichiarazione di Istanbul, approvata all'unanimità dalle organizzazioni partecipanti e ora pienamente sostenuta anche da ORSA Porti di Gioia Tauro (Italia), che si è unita alla nostra rete internazionale.

La dichiarazione – tra gli altri punti – rivendica «l’immediata fine del genocidio del popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente riconosciuta dalla comunità internazionale entro i confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale».

Chiede poi che i porti non siano utilizzati per il trasporto di armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe dirette verso zone di guerra e dichiara la contrarietà all’economia di guerra, ai piani di riarmo dei governi e alla militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche.

«I contratti collettivi – conclude la dichiarazione – devono garantire veri aumenti salariali, occupazione stabile, riduzione dell’orario di lavoro e un sistema pensionistico dignitoso e il progresso tecnologico, la meccanizzazione, l’automazione e l'intelligenza artificiale non devono essere utilizzati per eliminare posti di lavoro o compromettere i diritti dei lavoratori».

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