Capraia, 16enne lasciata a piedi: «In lacrime con l’otite perché senza contanti per l’autobus»
La denuncia del padre, la giovane aveva bisogno di andare alla guardia medica: «Il biglietto costa 1 euro e non accettano le carte: l’autista non l’ha fatta salire...»
LIVORNO. «Era un dolore fortissimo, lei aveva la mano sull’orecchio e piangeva. In quel momento pensava solo ad arrivare il prima possibile alla guardia medica». Sono le parole di Alessandro Gilioli, padre della sedicenne che martedì pomeriggio, in Capraia, dopo un episodio di otite acuta, è stata lasciata a piedi dal pulmino che collega il porto al paese. Le serviva un euro, che non aveva con sé, proprio mentre aveva urgenza di ricevere assistenza medica: «Non stava chiedendo un favore per comodità, stava cercando di raggiungere un medico perché stava male», ribadisce il padre.
L’emergenza
È accaduto intorno alle 17. La ragazza si trovava alla fermata del porto, nei pressi della cosiddetta “Fiumarella” e aveva un forte dolore all’orecchio. Il suo obiettivo era quello di arrivare al punto di assistenza sanitaria, che si trova nel paese, a circa un chilometro e mezzo dal porto. Non avendo con sé contanti, ma soltanto la carta di credito, ha chiesto all’autista di poter salire comunque, spiegando la situazione. La ragazza ha assicurato che avrebbe portato successivamente l’euro necessario per il biglietto. Ma la conducente è stata inflessibile.
Il rifiuto
Secondo il racconto del padre, però, l’autista non avrebbe fatto eccezioni: «L’autista, inflessibile, non l’ha fatta salire, benché lei avesse il volto contorto dal dolore». La sedicenne è stata quindi costretta a percorrere a piedi la strada in salita. Una distanza che, in condizioni normali, può essere affrontata senza particolari difficoltà, ma che in quel momento, con un forte dolore all’orecchio e sotto il sole, è diventata per la ragazza una prova particolarmente pesante. Mentre la figlia saliva, Gilioli l’ha incontrata: «Stavo scendendo a piedi da solo verso il porto, quando ho visto mia figlia con un’amica, in lacrime. Le ho chiesto cosa è successo e mi ha raccontato tutto. Il presidio ambulatoriale è nel paese, dietro la chiesa, e il pulmino ferma a pochi metri».
La conferma
Successivamente, la ragazza è stata visitata e le è stata diagnosticata un’otite, come attestato dalla documentazione medica che le è stata rilasciata. Per il padre, dunque, non si trattava di una richiesta dettata dalla semplice comodità, ma dalla necessità di ricevere assistenza in tempi rapidi. La vicenda assume un peso particolare anche per le caratteristiche dell’isola. In Capraia non ci sono taxi e il servizio di collegamento tra il porto e il paese, gestito da Tiemme spa, rappresenta quindi un collegamento importante, soprattutto per chi, come i turisti, non dispone di un mezzo proprio: «Per i non residenti gli spostamenti sono limitati», sottolinea Gilioli. La ragazza, inoltre, come molti giovani, disponeva di una carta di credito, ma il servizio del pulmino non accetta pagamenti elettronici: «Su questi autobus vogliono solo contanti. È una roba da 1300», sottolinea il padre.
Il quadro
Gilioli, che frequenta l'isola da oltre cinquant’anni è molto conosciuto - «non sarebbe stato difficile rintracciarmi per saldare il "debito» - e precisa di non voler chiedere provvedimenti contro l’autista. La conducente in servizio martedì pomeriggio - secondo quanto ricostruito dal padre della sedicenne - sarebbe arrivata da poco, inserita nel servizio estivo per aumentare il numero delle corse durante il periodo di maggiore afflusso turistico. «Qui c’è un guidatore storico, Donald, che conoscono tutti e che c’è anche d’inverno. D’estate, siccome c’è bisogno di una maggiore frequenza degli autobus durante tutta la giornata, fanno venire delle persone dal continente. Questa signora è nuova, è qui da due o tre giorni».
La protesta
Qualche ora dopo l’episodio, intorno alle 19, la famiglia dell'adolescente ha inviato una pec all’azienda Tiemme, mettendo a conoscenza della situazione anche la stazione dei carabinieri dell’isola. In attesa di una risposta, Gilioli ribadisce di non voler trasformare l’accaduto in una richiesta di sanzioni personali, ma di voler ricevere chiarimenti dalla società: «Sto chiedendo semplicemente che l’azienda si renda conto di quello che è successo e che ci siano delle scuse. Perché davanti a una ragazza di 16 anni, in lacrime, credo che per un euro si potesse anche chiudere un occhio. Una situazione del genere non dovrebbe ripetersi», conclude. Il Tirreno, dopo aver raccolto la segnalazione, ha contattato l’ufficio stampa di Tiemme spa, che si è riservata di inviarci un’eventuale replica nelle prossime ore.
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