Bar di Livorno centrale di spaccio: arrestati il titolare e il vicino di casa – Chi sono
Il dirimpettaio sessantacinquenne, che vive in un appartamento di via Ademollo sotto all'imprenditore, avrebbe custodito parte dei quattro chili di cocaina e hashish all'interno della sua abitazione. Denunciato anche un ventiquattrenne
LIVORNO. La droga era nascosta fra il frigorifero e una cassaforte, ma le chiavi erano custodite nel bar, insieme a un’agenda con i conti dell’attività di spaccio (e i nomi dei clienti). È così che la guardia di finanza del Gruppo di Livorno ha scoperto una presunta base logistica per il traffico di stupefacenti nel cuore della città, arrestando due persone – un tunisino e un italiano – e denunciandone una terza, nordafricana.
Il blitz
L’operazione è partita da un controllo all’interno di un bar nella zona di piazza della Repubblica. Durante la perquisizione i militari hanno sequestrato un panetto di hashish, un’agenda ritenuta utilizzata per annotare i crediti legati allo spaccio (con tanto di nomi di battesimo dei clienti, appunto) e alcune chiavi, poi risultate di una cassaforte. Gli approfondimenti si sono quindi spostati in via Ademollo, nel quartiere di Colline, nell’abitazione del gestore del locale, un tunisino con precedenti penali analoghi. Il suo nome è Sofiene Mouradi e ha 40 anni. A difenderlo l’avvocata livornese Barbara Luceri.
Grazie anche al fiuto delle unità cinofile, i finanzieri hanno però scoperto che il grosso dello stupefacente non era custodito in casa sua, ma nell’appartamento di un vicino, al piano di sotto, dove sarebbe stata organizzata una vera e propria base operativa dalla quale rifornire l’attività di spaccio. Questo in modo tale – secondo l’accusa – da eludere le verifiche degli investigatori, in quanto il dirimpettaio era incensurato. Nel corso della perquisizione sono stati sequestrati circa un chilo di cocaina (si trovava nella cassaforte) e tre di hashish (nei frigoriferi), oltre a bilancine di precisione e materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi. Una parte della droga era stata nascosta nel frigorifero domestico, mentre il resto era custodito in una cassaforte le cui chiavi erano state trovate nel bar durante il primo controllo. Il vicino di casa è italiano: si chiama Pasquale Landolfi, ha 65 anni ed è originario di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.
Gli arresti
Al termine dell’operazione entrambi sono stati arrestati con l’accusa di detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e accompagnati nel carcere delle Sughere in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. Landolfi è difeso d’ufficio dall’avvocato Davide Lera. Un terzo uomo, anch’egli tunisino, è stato denunciato perché ritenuto coinvolto nell’attività illecita: si chiama Alaeddine Maksoudi, ha 24 anni e lo assiste sempre Luceri. Per lui le contestazioni sono evidentemente più tenui, visto che la pubblico ministero Alessandra Fera non ha ritenuto di procedere all’arresto in flagranza di reato, a differenza di quanto accaduto per Mouradi e Landolfi (che fino a quel momento era incensurato).
La convalida
Entrambi gli arresti, dopo l’udienza di convalida che si è tenuta nei giorni scorsi nel penitenziario di via delle Macchie, sono stati confermati dal giudice per le indagini preliminari. Per Landolfi la pm aveva chiesto i domiciliari, essendo appunto senza precedenti penali, mentre per Mouradi la conferma della misura cautelare più afflittiva, ovvero la permanenza alle Sughere. Il gip ha per entrambi optato per i domiciliari, motivo per il quale hanno lasciato il carcere.
Ieri pomeriggio, per consentirgli quantomeno di provvedere ai suoi bisogni primari dato che vive da solo, l’avvocato Lera ha chiesto per il suo assistito la possibilità di assentarsi da casa in alcune ore della giornata, quantomeno per fare la spesa, dato che non ha la possibilità di ottenere alcun aiuto.
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