Livorno, carabiniere assolto dopo nove anni: promosso ormai in congedo luogotenente
L’ex comandante del Nil, Federico Dati, ottiene giustizia: «Ma non riavrò mai la serenità, per questo mi sono ammalato».
LIVORNO. Dopo l’assoluzione piena giunta dopo quasi nove anni di processo, ora arriva anche il riconoscimento che attendeva da quando la sua carriera si era bruscamente interrotta. Il ministero della Difesa ha infatti promosso Federico Dati, già comandante del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Livorno, al grado di luogotenente, seppure ormai in congedo. Un avanzamento con effetto retroattivo, che ricostruisce la sua posizione giuridica ed economica a partire dal gennaio del 2017, prima che l’inchiesta per violenza sessuale e concussione travolgesse la sua vita professionale e personale.
Per l’ormai ex maresciallo labronico, 65 anni e originario di Napoli, si tratta dell’ennesimo tassello di una vicenda giudiziaria conclusasi con due assoluzioni piene. Dopo la sentenza del tribunale di Livorno, infatti, anche la corte d’appello di Firenze ha stabilito che «i fatti non sussistono», respingendo le accuse che gli erano state mosse dalla procura. Ora la pronuncia è definitiva. Nel luglio del 2017 era finito agli arresti domiciliari.
Le contestazioni erano gravissime: dalla tentata concussione, con l’accusa di aver abusato del proprio ruolo per ottenere favori sessuali da una ragioniera durante un’ispezione, fino alla violenza sessuale nei confronti di un’operatrice di un centro massaggi. Accuse sempre respinte dal maresciallo maggiore e che, al termine del processo, sono state ritenute infondate dai giudici, i quali hanno evidenziato come le dichiarazioni delle persone offese fossero «poco persuasive e scarsamente attendibili», oltre che contraddittorie e prive di adeguati riscontri. Quell’indagine, tuttavia, aveva avuto conseguenze pesantissime sulla sua carriera. Dati – difeso dagli avvocati Igor Leonardis e Antonio Cariello – era stato sospeso dal servizio, percependo metà dello stipendio fino al pensionamento, senza poter conseguire la promozione che avrebbe dovuto ottenere proprio in quegli anni. Adesso il ministero della Difesa ha disposto la ricostruzione della carriera, sbloccando un avanzamento che, come spiega lo stesso ex comandante del Nil, «era stato congelato sia amministrativamente che giuridicamente».
«Non è una promozione riferita al periodo del congedo – racconta Dati –. Ha effetto retroattivo e ricostruisce la carriera a partire dal gennaio del 2017. Non è stato semplice affrontare tutto questo. Io sono sempre stato fiducioso nella giustizia, perché da uomo dello Stato credo nelle istituzioni. Certo, il timore che qualcosa andasse storto c’è sempre stato, ma da innocente ho sempre coltivato dentro di me la speranza di essere assolto, come per fortuna è successo». Per l’ex sottufficiale il riconoscimento va ben oltre gli aspetti economici. «La ricostruzione della carriera non è solo un fatto di mancati stipendi. Quando si è dedicata un’intera vita all’Arma, credendo nei suoi valori, la promozione rappresenta qualcosa che ci si è meritati sul campo. Si è fatta ulteriore giustizia con un grado che mi era stato congelato». Dati ricorda anche come, durante la carriera, gli fossero già stati attribuiti importanti riconoscimenti, dalla Medaglia Mauriziana per i dieci lustri di servizio alla nomina di Cavaliere al merito della Repubblica, a testimonianza di un percorso professionale che fino all’inchiesta non aveva mai conosciuto rilievi disciplinari.
La vicenda giudiziaria, però, ha lasciato segni profondi. Già dopo la sentenza di appello aveva raccontato di aver vissuto «un incubo», aggravato anche da una grave malattia insorta negli anni del processo. «Da parte mia – prosegue oggi – c’è uno sforzo per cancellare questa incredibile vicenda. Ma c’è ancora tanto da fare per ottenere ciò che mi è stato tolto, oltre alla serenità. Ho contratto una malattia e, insieme ai miei legali Igor Leonardis e Antonio Cariello, ci stiamo attivando affinché mi venga riconosciuto quanto ho subito». La promozione a luogotenente rappresenta quindi, almeno sul piano amministrativo, il definitivo riallineamento della sua posizione nell’Arma. Un riconoscimento che arriva dopo due assoluzioni con formula piena e che restituisce all’ex comandante il grado che, senza quell’inchiesta poi conclusasi con l’assoluzione, avrebbe raggiunto durante il servizio attivo. «Ha patito, da innocente, l’infamia dell’accusa, tali insigne non bastano a riabilitare l’uomo e le sofferenza della propria famiglia e per questo motivo ribadisce – conclude Leonardis – che vi è ancora molto da fare per vedersi riconosciuto e risarcito, nei limiti del possibile, tutti i danni che ha subito».
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