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Da Livorno a Camden Town con la storia di Trudy Ederle, la prima donna che attraversò la Manica a nuoto

di Claudio Marmugi
Da Livorno a Camden Town con la storia di Trudy Ederle, la prima donna che attraversò la Manica a nuoto

L’attrice e regista Alessandra Donati in scena al festival londinese in occasione della ricorrenza dei 100 anni della storica traversata

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LIVORNO Realizzare l’impresa dove fu fatta l’impresa. Quello che sta per compiere l’attrice, autrice, insegnante teatrale e regista Alessandra Donati è veramente qualcosa di straordinario: a cento anni esatti dai fatti, l’artista livornese, classe 1983, andrà a raccontare e far rivivere la storia di Gertrude “Trudy” Ederle – la prima donna che riuscì ad attraversare la Manica a nuoto – nel luogo esatto in cui la nuotatrice arrivò, in Inghilterra, per il Camden Fringe Festival.

Da diverso tempo Alessandra Donati sta portando in scena il recital “Nuovo Orizzonte”, un monologo sentito e appassionato che racconta, appunto, la storia della prima donna che, in quattordici ore e trentaquattro minuti (soltanto), attraversò la Manica il 6 agosto 1926, battendo anche il record di Ettore Tiraboschi, l’italiano che nel 1923 tentò lo stesso percorso ma impiegò sedici ore.

«Sarò in scena proprio il 5 agosto (oggi, ndr) e il 6 agosto, i giorni che festeggiano la traversata di Trudy, alla stessa ora del suo arrivo: è un’emozione indescrivibile», spiega Alessandra Donati.

«La storia di Trudy è legata indissolubilmente alla lotta per i diritti delle donne – ricorda –: saper nuotare, per le donne, agli inizi del Novecento, era ritenuto disdicevole. Infatti, quando a New York si verificò l’affondamento del piroscafo General Slocum e morirono oltre mille persone, quasi tutte le vittime erano donne e bambine. Fu Trudy a cambiare le cose».

Nata a New York da genitori tedeschi, la Ederle, grazie all’aiuto del padre, divenne una nuotatrice provetta, tanto da arrivare alle Olimpiadi del 1924. «Però dovette combattere col perbenismo, che la voleva donna e madre prima che atleta», continua Alessandra, «e fu in quel momento che decise di attraversare la Manica».

Ma ecco il colpo di scena: lo spettacolo si svolge tutto in mare (anche se un mare scenico, grazie alle proiezioni di Leonardo Battaglia) ma Alessandra Donati non sa nuotare.

«Diciamo che so stare appena a galla – racconta sorridendo – però adoro il mare, tanto che mia figlia si chiama Nami, che in giapponese significa “onda”. È stata proprio lei a farmi conoscere la storia di Gertrude, grazie al film “La ragazza del mare” con Daisy Ridley, prodotto dalla Disney nel 2024, Nami mi disse: “Mamma ti faccio vedere questo film così impari a nuotare”. E in effetti mi ha spronato a migliorare in acqua. E mi sono innamorata della storia e del personaggio, tanto da scriverne subito uno spettacolo. Dopo aver visto il film sono andata a documentarmi. Mi ero fatta l’idea che Trudy nella realtà fosse una donna possente, grande e grossa, allenata, invece, la prima cosa che mi ha colpito è che era appena un metro e cinquantatre, esattamente come me».

E il recital nasce proprio dall’esigenza di Alessandra Donati, di raccontare l’impresa di una grande donna che ha scelto di intrecciare la sua vita con lo sport e l’autoaffermazione dei diritti di tutte le donne.

«Quella di Trudy è una sfida verso i benpensanti, verso il patriarcato e, non ultimo, verso sé stessa ed i suoi limiti: il morbillo, contratto da bambina, l’aveva resa sorda da un orecchio – conclude Alessandra Donati –. Trudy è alla ricerca dell’autodeterminazione, in quanto donna, nella forma che desidera e questo è un concetto attualissimo».

Alessandra in Inghilterra reciterà in italiano con i sottotitoli in inglese per il pubblico: «Inutile dire che sono contenta e tesissima al tempo stesso. Ho già recitato all’estero, in Polonia, in Francia, ma sempre all’interno di spettacoli dove eravamo in tanti, protetta dalla Compagnia. Qui sono sola con una regia mia, impossibile non sentire la pressione. Però la Fondazione Trudy Ederle si è mostrata interessata al progetto, le scuole di nuoto inglesi hanno già detto che ci saranno, ho l’appoggio dell’Istituto Italiano di Cultura a Londra, quindi percepisco un grande movimento intorno a questo spettacolo e l’idea del viaggio, il fatto di uscire dall’Italia con questa storia mi appassiona. E di certo al Festival ho riscontrato una professionalità che qui non ti viene quasi mai riconosciuta, non così, non come da loro. Per gli inglesi sei un professionista, un lavoratore dello spettacolo, ti trattano subito come tale. Ed è già una grande soddisfazione».

Lo spettacolo, in Italia, ha già ottenuto due riconoscimenti prestigiosi: il premio “Miglior performance” al Festival RTB di Catania e il premio “In scena con lo sport” assegnato dal Comitato Milano-Cortina al Fringe Festival di Milano.

La performance, che usa il linguaggio video e di animazione di Leonardo Battaglia, unisce immagini in movimento e filmati d’epoca, a sostegno della narrazione e del gesto teatrale.

Tutto questo si fonde con la poliedrica interpretazione di Alessandra (anche cantante dalle notevoli qualità vocali), in un susseguirsi di personaggi e canzoni, come le onde del mare aperto. Le musiche sono di Edoardo Bacchelli, la produzione di “Todomodo” e “I leggendari”. l


 

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