Livorno, “scintille” tra attività confinanti: «Ora basta, chiudo il ristorante»
Fabbrizi (ex Kalypso) ha messo uno striscione all’ingresso del locale sul viale Italia. «Ma non me ne vado finché non sarò risarcito». Giachetti: «Tutto in mano ai legali»
LIVORNO. I problemi con la licenza, lo stop alla discoteca e i controlli delle forze dell’ordine. E poi infiniti post sui social, sempre più espliciti. Fino a che la “lite di vicinato” è finita con uno striscione affisso davanti all’ingresso del locale. “Chiusi perché chi mi ha dato la licenza non mi ha fatto vendere”. E se Daniele Fabbrizi, titolare di quello che un tempo era il “Kalypso club” sul viale Italia adesso rimasto ristorante “Da Qualche Parte”, dice di non aver intenzione di mollare («io da qui non me ne vado, mi devono portare via con la forza»), il proprietario dei confinanti Bagni Tirreno Gianfranco Giachetti risponde che «la Bagni Tirreno ha esposto tutto al suo legale». Ma andiamo con ordine cercando di ricostruire le tensioni lunghe mesi che stanno andando in scena sul lungomare sotto gli occhi di tutti.
Il caso licenza
Era il maggio scorso quando un controllo ha messo in luce che il Kalypso club sul viale Italia non era in regola con la licenza richiesta per i locali da ballo. Da lì, quindi, è arrivato lo stop alle serate in musica accompagnato dal mantenimento dell’attività di ristorante.
«Non è stata colpa mia se mi avevano volturato una licenza da discoteca farlocca – dice Fabbrizi –. Perché io sapevo di aver acquistato la licenza per il pubblico spettacolo tanto che nel locale ho investito 800mila euro». Fatto sta che la discoteca è stata stoppata. «A quel punto ho fatto i lavori per mettermi in regola ma, oltre a mettermi un trattore davanti alle porte, mi hanno sfrattato».
Lo sfratto
Questo in quanto, racconta Daniele Fabbrizi, «non ho pagato l’intera quota mensile. Ma perché avrei dovuto pagare anche la parte della discoteca se la licenza era farlocca e se non faccio discoteca? Fino al discorso della licenza, comunque, ero in regola coi pagamenti». Ad ogni modo «io ero disposto ad appianare la situazione ma non mi è stata data la possibilità. Evidentemente c’erano altri progetti e non c’è stata intenzione di arrivare a un accordo affinché il mio lavoro qui potesse andare avanti».
Lo striscione
Ecco, dunque, spiegato, dal suo punto di vista, lo striscione accusatorio: “Chiusi perché chi mi ha dato la licenza non mi ha fatto vendere (proposta in mano). Ma ci ha fatto lo sfratto. Ps. Noi prima del fatto eravamo in pari. Autorità tutte contro”.
La chiusura
Fabbrizi dice che lui e il suo staff «sono esasperati dai continui controlli effettuati dalle forze dell’ordine, ma io da qui non me ne vado. Ho diritto a un indennizzo per quello che ci ho investito». Nel frattempo, però, «visto il clima di esasperazione» ha deciso di chiudere il ristorante sul viale Italia. «Dispiace per tutte le prenotazioni per la serata di Ferragosto ma non ci sono più i presupposti né la situazione per continuare», dice Fabbrizi. Cena di Ferragosto per la quale aveva annunciato alcuni giorni fa sulla sua pagina Facebook: “30 euro vi do pranzo cena aperitivo e una mazza con la quale potete spaccare il muro che volete..cosi ci sfoghiamo un po...”.
Gianfranco Giachetti da parte sua, contattato dal Tirreno, come dicevamo, ha preferito non rilasciare dichiarazioni limitandosi a riferire di averci messo gli avvocati.
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