Jake Meniani: da Livorno alle serie tv europee e ora voce di campagne Amazon
Al secolo Jacopo Menicagli: l ’attore labronico racconta vecchi e nuovi progetti
LIVORNO «Avevo quattro anni, vivevo in Senegal e mi infilavo sul palco anche quando non dovevo esserci. La sera, sull’isola di Gorée, c’erano spettacoli e io trovavo sempre il modo di farmi vedere».
Quella passione, nata da bambino, non lo ha mai abbandonato. Oggi Jacopo Menicagli, classe ’84, nato a Ponte dell’Olio ma legato a Livorno dalle radici paterne, ha costruito un percorso internazionale tra Senegal, Parigi e Londra, unendo recitazione, scrittura, regia e ricerca spirituale. Un cammino che lo ha portato a lavorare come attore, autore e spiritual life coach. Conosciuto come Jake Meniani, nome d’arte nato da una scelta identitaria e numerologica, racconta: «Il mio cognome era impronunciabile all’estero. Mi sono affidato alla numerologia e ho costruito così un nome che rispecchiasse il mio percorso creativo».
Figlio di una funzionaria Unesco e di un architetto livornese Menicagli ha studiato al liceo Enriques e si forma al Teatro Goldoni prima di trasferirsi a Parigi, dove frequenta il “Conservatoire municipal d'Art dramatique” e lo Studio Muller. Ha scritto, prodotto e diretto progetti come Ok, portato in scena a Parigi, e Sweet Potatoes, dark comedy girata in pellicola a Londra con il supporto di Kodak. Ha preso parte a produzioni internazionali come Peaky Blinders. «A Parigi contavano gli studi e il curriculum. A Londra devi dimostrare quello che sai fare», afferma.
Dopo anni trascorsi tra Londra e Parigi, parte per un viaggio in giro per il mondo durato dieci mesi. Al ritorno sceglie di fermarsi a Livorno, riscoprendo le radici familiari, le amicizie. Il ritorno si sta trasformando in un libro: «Tutti scrivono della partenza. Io sto scrivendo del ritorno. È la parte più difficile. Quando rientri dopo aver vissuto certe esperienze, ti accorgi che molti dei problemi che consideriamo enormi sono, in realtà, aspetti piccoli della vita quotidiana». Negli ultimi due anni ha collaborato con la sua storica insegnante del Goldoni, Paola Martelli, portando in scena la prima nazionale italiana di un testo francese di Jean-Louis Bourdon e realizzando lo spettacolo Dentro la Divisa, dedicato al mondo infermieristico. Un’esperienza che gli ha permesso di ritrovare il contatto diretto con il pubblico teatrale. «Livorno mi ha lasciato il tempo di fermarmi. Dopo una vita tra set, viaggi e progetti, mi ha riportato alle mie origini e mi ha riconnesso con il teatro».
Oggi il suo percorso artistico si intreccia sempre più con la dimensione interiore. «Ho intrapreso un percorso di crescita personale, così da capire meglio anche i miei personaggi. Poi ho compreso che ogni personaggio è già dentro di noi». Negli ultimi mesi si è avvicinato alla stand-up comedy grazie a un laboratorio di Locura Comedy a Pisa. «Per anni ho cercato l’approvazione degli altri. La stand-up ti obbliga a metterti a nudo». È in attesa dell’esito di alcuni casting internazionali, mentre la sua voce sarà protagonista di campagne Amazon distribuite tra radio, web e televisione. A settembre torna a Londra. «Il mio sogno è diventare showrunner, creare mondi, scrivere storie e raccontare qualcosa che lasci un segno».l
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