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Gorgona, servono 200mila euro per portare via i rifiuti

di Flavio Lombardi
Gorgona, servono 200mila euro per portare via i rifiuti

Il sopralluogo di Aamps ha definito la caratterizzazione. Intreccio di competenze tra enti, da capire chi paga il conto

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LIVORNO. Sull’isola di Gorgona la caratterizzazione dei rifiuti è terminata, il quadro tecnico è definito e Aamps è nelle condizioni di quantificare l’intervento che dovrebbe aggirarsi tra i 150 e i 200mila euro. Ma sulla montagna di materiali accumulati in angoli di quel Paradiso, non si è ancora mossa foglia. Il problema, adesso, non è più capire che cosa debba essere portato via, bensì chi dovrà pagare il conto. Una spesa straordinaria, lontana dal normale servizio di raccolta urbana, sulla quale si incrociano le competenze del Comune di Livorno, del Ministero della Giustizia, del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano e anche le responsabilità di privati e residenti.

È questo, l’ultimo capitolo della vicenda che per anni è andata avanti, come quando si mette la polvere sotto il tappeto, ed emersa subito dopo il consiglio comunale organizzato sull’isola. In quella occasione sindaco e rappresentanti delle forze politiche constatarono una situazione stratificata nel tempo: pezzi di vecchie imbarcazioni, grandi quantità di plastica e altri materiali non assimilabili ai normali rifiuti domestici, depositati in un territorio tanto prezioso dal punto di vista ambientale quanto complicato sotto quello amministrativo.

A inizio luglio (era il 2) i tecnici di Aamps, Claudio Freschi e Piero Betti, hanno svolto il lavoro preliminare indispensabile, con un sopralluogo richiesto dall’amministrazione penitenziaria, dando il via alla caratterizzazione fatta di analisi, classificazione e ricognizione delle quantità presenti. E la lista di ciò che esula dal normale smaltimento quindicinale con l’imbarcazione “Urgo”, dice che ci sono 10 fusti di olio liquido minerale, 50 pneumatici, 250 materassi, circa 70 metri cubi di metalli, 100 metri cubi di rifiuti già differenziati (plastica lattine, carta all’interno delle “big ba”) e 5 imbarcazioni in vetroresina.

La fase tecnica è ora conclusa. Aamps può predisporre il preventivo sulla base della natura dei rifiuti, dei volumi da movimentare, dei contenitori necessari, del trasporto via mare e del conferimento. Ed è qui che la vicenda entra nella fase più delicata. Il costo complessivo, che sarà definito poi al centesimo, è comunque elevato. Non soltanto per lo smaltimento, ma per la logistica eccezionale richiesta da un intervento su un’isola, condizionato dall’attività penitenziaria, dalle autorizzazioni e dalla disponibilità di mezzi navali.

L’azienda è pronta a intervenire, anche in tempi molto rapidi. Serve però ricevere incarico e individuare copertura economica. Perché Aamps è il braccio tecnico del comune e non può assumersi autonomamente una spesa estranea al servizio ordinario, né scaricarla sulla Tari pagata dai cittadini livornesi. Il nodo è politico e contabile: a chi devono essere intestate le diverse voci del conto?

Una parte dei materiali sarebbe riconducibile alle attività dell’amministrazione penitenziaria e chiamerebbe in causa il Ministero della Giustizia. Poi ci sono i resti delle imbarcazioni, che da accertamenti risulterebbero appartenere a residenti o ex residenti e non ai detenuti. E lo smaltimento di beni privati non può essere attribuito automaticamente né al carcere né al Comune, tantomeno alla generalità dei contribuenti. Su tutto si estendono le funzioni di tutela e controllo del Parco, che considera la bonifica una condizione essenziale per qualsiasi progetto di valorizzazione dell’isola. Il presidente Matteo Arcenni effettuò un sopralluogo il giorno seguente rispetto a quello degli uomini Aamps, richiamando la necessità di una collaborazione piena tra le istituzioni. A distanza di quasi un mese, però, il traguardo inizialmente indicato – liberare cioè l’area entro la fine di luglio – è miseramente naufragato.

Un passaggio decisivo è atteso venerdì 31 luglio, quando nella sede della società partecipata è stata messa in programma una riunione alla quale parteciperà anche Arcenni. Sul tavolo ci saranno il preventivo, la ripartizione delle responsabilità e la ricerca dei budget. L’obiettivo è trasformare un intervento rimasto frammentario in un piano strutturato, capace non solo di eliminare l’accumulo esistente, ma anche di evitare che il problema si ripresenti. Dovranno essere chiariti i ruoli del Parco, dell’autorità penitenziaria, del Comune e degli eventuali proprietari, distinguendo ciò che può essere sostenuto con risorse pubbliche da ciò che deve essere addebitato a soggetti specifici.

La riunione del 31 luglio, arriva dopo settimane in cui l’operazione è rimasta sospesa tra urgenza ambientale e prudenza amministrativa. Nessuno contesta la necessità di rimuovere i rifiuti, ma nessun ente può impegnare denaro senza una competenza definita e una corretta rendicontazione. È il paradosso di Gorgona: l’isola è una circoscrizione del Comune di Livorno, parte del quartiere Venezia, ma ospita una colonia penale dello Stato, ricade dentro un parco nazionale e conserva attività e beni riconducibili anche a privati. Ogni rifiuto, prima di essere caricato su una nave, deve trovare non solo una classificazione tecnica, ma anche un proprietario amministrativo. Intanto i materiali restano sull’isola, insieme agli altri dossier aperti.

Venerdì si capirà se il preventivo di Aamps potrà trasformarsi in tempi non biblici in un incarico operativo o resterà un’altra carta dentro un fascicolo condiviso fra più amministrazioni e con il classico rimpallo di competenze. La soluzione tecnica esiste, i rifiuti sono stati censiti e l’azienda ha dichiarato la propria disponibilità a intervenire. Poniamo fine a Manca ancora il passaggio decisivo: stabilire chi paga. Fino a quando non sarà trovata una risposta, la bonifica resterà annunciata, ma non cominciata. 

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