Livorno, emergenza caldo: sciopero operai Asa e Giunti. Il sindacato Usb proclama l’agitazione in porto
L’allarme: «Indumenti pesanti e troppe ore di straordinario vanno a danno della sicurezza». Preoccupazione per chi svolge attività allo scalo marittimo: «Più esposti al rischio infortuni»
LIVORNO. Emergenza caldo, certe temperature risultano impossibili per i lavoratori e per questo il sindacato Usb non avendo avuto risposte da Asa e dal Giunti Carlo Alberto, proclama sciopero per il 31 luglio, mentre avvisa che scatta anche lo stato di agitazione per i lavoratori in porto.
Il giorno di stop arriva per tutelare la salute dei lavoratori che devono operare con indumenti non idonei a queste temperature, che, con i carichi eccessivi, aumentano il rischio a cui sono sottoposti. Carichi fatti di ore di straordinario in continuo aumento: più di 2.400 rispetto ai primi dei mesi del 2025, reperibilità che vanno oltre i limiti contrattuali. Conseguenze dovute in parte ad un' organizzazione da rivedere ma in larga parte alla mancanza di personale operativo. Purtroppo la situazione denunciata dal sindacato non ha avuto attente valutazioni e adesso in piena emergenza caldo chi ne paga le conseguenze sono i lavoratori.
Stessa situazione denunciata nella consociata 100 per cento di Asa, la ditta Giunti Carlo Alberto che con numeri esiguo di personale, secondo il sindacato, copre un servizio sottoponendo i lavoratori a turni di reperibilità oltre i 14 giorni mensili ciascuno e ore di straordinario oltre i limiti di legge sulla sicurezza. Lo sciopero vuole portare il problema una volta per tutte sotto la lente per trovare una soluzione.
E in porto la situazione non è giudicata certo migliore. Persone con mansioni all’aperto, in stiva, sulle banchine e a bordo delle navi, con il rischio di malori, infortuni anche gravi si richiedono misure immediate ed efficaci, stanchi di mesi di incontri, tavoli tecnici confronti già consumati con l'Autorità di Sistema Portuale, Usl Toscana Nord Ovest e gli altri enti competenti. Si contesta che ad oggi non esistono protocolli omogenei, vincolanti e realmente in grado di garantire la salute di chi lavora nelle giornate caratterizzate da temperature estreme. E i protocolli esistenti non vengono rispettati. La Regione Toscana ha emanato un'ordinanza che richiama chiaramente il rischio connesso al lavoro nelle ore più calde delle giornate da "bollino rosso" e la salute dei lavoratori viene prima della produzione. Per Usb questo principio non è negoziabile.
Quando le misure di mitigazione non sono sufficienti a garantire condizioni di sicurezza, le attività più esposte — come il lavoro in stiva, sulle banchine o in altri ambienti soggetti a forte stress termico — devono essere sospese nelle ore centrali della giornata. Nessun carico può valere più della vita di una persona.
Usb muove una critica ad alcune considerazioni emerse durante il seminario sul rischio da calore, organizzato nei giorni scorsi in Provincia al quale hanno partecipato anche Asl, Inail e rappresentanti degli imprenditori ma non le organizzazioni sindacali. Nel corso dell’iniziativa, Stefano Frangerini della Cassa Edile di Livorno avrebbe sostenuto, che gli infortuni sarebbero spesso riconducibili ai comportamenti dei lavoratori e che, sul tema del caldo estremo, non dovrebbero prevalere strumenti coercitivi nei confronti delle aziende, ma il “buon senso”. Se queste affermazioni fossero veritiere, sostengono all’interno del sindacato, esse sarebbero da considerarsi profondamente sbagliate e culturalmente pericolose.
«La sicurezza sul lavoro non può essere affidata al buon senso delle imprese – si legge nella nota – è bensì un obbligo di legge. La prevenzione non è una scelta volontaria. Il rispetto delle norme non può dipendere dalla sensibilità del singolo datore di lavoro. Non in Italia dove muoiono oltre 1.300 lavoratori ogni anno».
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