Trovata una struttura di assistenza: «Joseph ha lasciato Livorno»
Il prefetto Giancarlo Dionisi annuncia la presa in carico del quarantunenne che ha seminato il panico in città. Il ringraziamento alla sua avvocata
LIVORNO. Joseph Okonduwa – il quarantunenne nigeriano che da settimane è al centro delle cronache del Tirreno per episodi di ubriachezza molesta, aggressioni, interventi delle forze dell’ordine e dei sanitari – ha lasciato Livorno. Per lui la prefettura ha individuato una soluzione assistenziale fuori dal territorio comunale. L’uomo, stando a quanto comunicato da Palazzo del Governo, è già stato trasferito lì, dove sarà seguito con un percorso personalizzato sotto il profilo sanitario e sociale. L’annuncio arriva dal prefetto Giancarlo Dionisi al termine di settimane di confronti fra tutte le istituzioni coinvolte. Una vicenda che aveva assunto anche un forte rilievo politico dopo i numerosi episodi verificatisi in centro e le richieste del Comune, con l’assessore al sociale Andrea Raspanti, di individuare una struttura in grado di accogliere il richiedente asilo, che ha in corso l’appello in tribunale contro la revoca del permesso di soggiorno in Italia. Finora, il cittadino africano, aveva sempre rifiutato ogni forma di aiuto, lasciando spontaneamente due comunità terapeutiche nelle quali era stato accolto (a Livorno e Pontedera). La speranza, ora, è che si faccia aiutare davvero. Determinante, insomma, sarà ancora la sua volontà.
Il trasferimento
Secondo quanto comunica Palazzo del Governo, il trasferimento è avvenuto «d’intesa e con la piena collaborazione della sua avvocata», Guia Tani, che il prefetto indica come interlocutrice «determinante» per arrivare alla soluzione. Okonduwa sarà ospitato in una struttura situata fuori dal comune di Livorno, dove potrà essere seguito attraverso un progetto individualizzato. Il programma prevede il supporto socio-assistenziale e sanitario, compresa la presa in carico da parte del Serd, il Servizio per le dipendenze, con l’obiettivo di favorire un percorso di recupero, inclusione e reinserimento sociale.
Il caso
Negli ultimi mesi il nome di Joseph era diventato uno dei più discussi in città. Il Tirreno aveva raccontato decine di interventi delle forze dell’ordine e del personale sanitario: oltre 60 accessi al pronto soccorso per intossicazione alcolica, i ripetuti episodi di disturbo all'ospedale, le aggressioni denunciate da alcuni cittadini, fra cui quella subita dal rider Mohamed Jeridi, finito al triage con un braccio e una gamba fratturati, e i numerosi comportamenti molesti segnalati in centro. Solo pochi giorni fa Okonduwa era stato nuovamente bloccato dai militari dell’operazione “Strade sicure” in via Grande dopo aver tentato, secondo quanto ricostruito, di colpire un commerciante con uno schiaffo mentre era ubriaco già di mattina. Di fronte al susseguirsi degli episodi, il prefetto aveva convocato un tavolo con forze dell’ordine, Comune, Asl e gli altri enti interessati. Sul tavolo erano finite sia le possibili misure di prevenzione sul piano dell’ordine pubblico, come l’ammonimento della questura o il “Daspo urbano”, sia la necessità di trovare una sistemazione assistenziale adeguata, ritenuta indispensabile per affrontare una situazione resa particolarmente complessa anche dalla posizione giuridica dell’uomo, regolarmente presente sul territorio nazionale, visto che ha in corso l’appello contro la revoca del permesso di soggiorno.
Il lavoro delle istituzioni
La soluzione annunciata è il risultato del coordinamento promosso dalla prefettura, con il coinvolgimento di polizia di Stato, carabinieri, Comune, polizia locale, Asl Toscana nord ovest e degli altri enti interessati. Dionisi ha ringraziato tutte le amministrazioni coinvolte e, in particolare, Tani «per il senso di responsabilità e lo spirito di collaborazione dimostrati». «Questa vicenda dimostra che anche i casi più complessi possono trovare una soluzione quando prevalgono il senso delle istituzioni, il dialogo e la volontà di collaborare – afferma Dionisi –. I rimpalli di responsabilità non servono e rischiano soltanto di rallentare il raggiungimento delle soluzioni». Il rappresentante del Governo invita inoltre a mantenere un clima di equilibrio anche nel dibattito pubblico. «È importante evitare comunicazioni o narrazioni che possano alimentare tensioni o fomentare comportamenti aggressivi. Le istituzioni continueranno a operare, ciascuna nell'ambito delle proprie competenze, con fermezza, equilibrio e nel pieno rispetto della legge, perché sicurezza, solidarietà e dignità della persona si tutelano soltanto attraverso una leale collaborazione istituzionale e il senso di responsabilità di tutti».
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