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Livorno

Dopo l'asta

Orti urbani a Livorno, la protesta: «Non permetteremo a Frangerini di aprire il cantiere in via Goito»

di Juna Goti

	Il sit-in davanti alla sede di Frangerini (foto Stick)
Il sit-in davanti alla sede di Frangerini (foto Stick)

Sit in del comitato al Picchianti, davanti alla sede dell’impresa che si è aggiudicata all'asta i terreni: «Una follia costruire nel polmone verde. Il Comune apra il confronto per acquisire l’area o spostare gli indici»

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LIVORNO. «Per quanto ci riguarda Frangerini non costruirà mai in via Goito, ci dovranno portare via tutti. Lì il cantiere non aprirà, diventerà un problema di ordine pubblico. Useremo mezzi pacifici, come abbiamo sempre fatto, siamo già stati assolti in passato per questo. Ma il cantiere non partirà: saremo lì per impedire che le ruspe spianino il terreno. E non saremo soli, ci sarà anche una parte importante di città». Così ricomincia la battaglia sugli orti urbani di via Goito. O meglio sui sei ettari di verde che si trovano tra via Goito, via dell’Ambrogiana, via dell’Erbuccia e via da Verrazzano, occupati da quattordici anni.

Ieri il comitato degli orti urbani ha organizzato un sit-in di protesta al Picchianti, davanti alla sede dell’impresa livornese che si è aggiudicata all’asta (a poco più di un milione di euro) i terreni dell’Immobiliare Clc. Frangerini avrà 120 giorni di tempo per perfezionare la procedura. Vuol dire che entro l’autunno l’istituto vendite giudiziarie e i soggetti preposti dovranno far liberare l’area dalle occupazioni abusive.

Ma i portavoce del comitato, su un punto, anche ieri sono stati netti: «Non lasceremo che si costruisca niente, fosse anche una sola palazzina o delle case popolari». Quindi «non ce ne andremo». «Perché pensare oggi, nel 2026, di costruire anche solo un metro quadro di cemento in un’area vergine – ha esordito Giovanni Ceraolo – è una follia. Non lo diciamo noi, ormai c’è una sensibilità enorme su questo tema. Le città, semmai, portano avanti progetti per togliere il cemento, per ridare respiro al verde». Per il comitato è quindi «di interesse pubblico mantenere quell’area non cementificata» e «il Comune non può non rendersene conto». «Non ci basta che ci venga detto che sono stati ridotti gli indici edificatori – viene ripetuto – Le quattro palazzine previste e i parcheggi non saranno calati in via Goito con l’elicottero: si apriranno i cantieri, saranno fatte le urbanizzazioni, non rimarrà nulla di quello che c’è oggi».

«Sono 14 anni – evidenzia ancora Ceraolo – che lottiamo: l’occupazione c’è stata con la giunta Cosimi, è andata avanti con Nogarin e poi con Salvetti». Questo per dire che «non si vuole politicizzare o personalizzare la battaglia».

E qui tocca uno dei punti che hanno infuocato il dibattito negli ultimi giorni. Il sindaco Luca Salvetti ha annunciato querele dopo il comunicato del comitato dove si leggeva che «l’amministrazione è sempre stata d’accordo con il palazzinaro Frangerini», comunicato seguito poi da una raffica di commenti social. D’accordo su cosa? Sul Piano urbanistico che ha ridotto ma non cancellato la possibilità di costruire nell’area privata di via Goito? Cosa intendeva il comitato? «Chiariamo un aspetto» dice subito Ceraolo: «Non pensiamo che il sindaco di Livorno sia un disonesto o un corrotto. Non è questione di mazzette. Ma nessuno ci venga a raccontare che una ditta importante come Frangerini, che è un’impresa livornese che ha tanti appalti in città, non ha fatto un passaggio preventivo con l’amministrazione comunale prima di fare un’operazione così rischiosa. È impossibile. Non offendano la nostra intelligenza». Insomma, sindaco e assessori – secondo il comitato – non potevano non sapere dell’intenzione dell’impresa di partecipare all’asta, come invece hanno sempre dichiarato.

Anche un altro aspetto hanno tenuto a sottolineare i presenti al sit-in, che preparano una manifestazione nazionale per il 5 settembre: «Non ci interessa che restino gli orti, ci interessa che tutta quell’area resti verde».

Da qui l’appello «al dialogo», ad «evitare lo scontro», chiedendo all’amministrazione e alla maggioranza di «avviare un confronto con la città e con tutte le forze politiche, anche di opposizione, per aprire immediatamente una trattativa con la ditta Frangerini per acquisire i terreni di via Goito, anche perché tra 120 giorni il rischio è che ci siano problematiche di ordine pubblico». Insomma, il comitato torna a chiedere che il Comune in qualche modo compri l’area privata e azzeri la possibilità di costruire. In alternativa, «ma lo deve valutare qualcun altro, si pensi a spostare gli indici in un’area già urbanizzata: noi in tempi non sospetti siamo andati in Comune e abbiamo fatto notare che c’è l’ex Atl da bonificare, perché non far costruire lì? È un’area comunale, se c’è la volontà politica le soluzioni si trovano».

Per chiarire la situazione: l’attuale Piano urbanistico ha ridotto di circa 2mila metri gli indici edificatori in via Goito, dove chi acquista potrà comunque costruire quattro palazzi di quattro piani (4.500 metri quadri), purché ceda al Comune il restante 80 per cento delle aree, da attrezzare a verde pubblico.

«Ma in via Goito ci sono sei ettari di bosco e tali devono rimanere», ripete accanto a Ceraolo un altro volto simbolo del collettivo, Arianna Benedetti: «Quello è un rifugio climatico. Tra l’altro è appena uscita la lista dei rifugi climatici, ci hanno messo le chiese, i supermercati… non rendiamoci ridicoli, via Goito lo è davvero».

L’ultimo a voler prendere la parola è Franco Mattolini, 93 anni: «Quel terreno in passato era diventato una discarica, ora è un giardino. Ci portavo mia moglie a passeggiare prima che morisse. Se montano sugli alberi per impedire che entrino le ruspe ci vado anch’io, mi devono portare via in quattro. Le leggi si possono anche cambiare».
 

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