“Igor, un boato al cielo si alzerà”, ecco il nostro libro su Protti: in edicola lunedì gratis col giornale
La presentazione allo stadio: il racconto di Bernini, le emozioni di Lucarelli e Salvetti, il saluto dell’assessora Manetti
LIVORNO. Lunedì, a un mese dalla scomparsa di Igor Protti, Livorno avrà la sua Bibbia nelle proprie case. E ieri, si è ritrovata attorno al suo capitano nel giorno della presentazione del libro: tantissimi i tifosi presenti allo stadio per scoprire le pagine di “Igor, un boato al cielo si alzerà”, il libro scritto da Alessandro Bernini e realizzato dal nostro giornale come omaggio dopodomani (lunedì 20 luglio) tutte le edicole di Livorno e provincia, tributo a una figura capace di andare ben oltre il calcio.
Non un’operazione commerciale, ma un dono alla città. A spiegare il senso dell’iniziativa è stato il direttore del Tirreno, Cristiano Marcacci. «Questa è la giornata della Livorno calcistica e di un’intera comunità. In redazione siamo stati travolti da un autentico tsunami emozionale fin dall’arrivo della notizia della morte di Igor Protti. Un giornale che pretende di essere un punto di riferimento per la comunità non poteva far finta di niente». Da qui la scelta di raccogliere ricordi e testimonianze e di non metterlo in vendita. «Abbiamo deciso di fare un libro e di regalarlo a tutti quelli che hanno amato Protti e il nostro Alessandro Bernini ha fatto un lavoro splendido, bellissimo».
A condurre la presentazione è stato Claudio Marmugi, che ha riportato il pubblico al Protti degli inizi. «Io l’ho visto giocare qui nel 1985. Mi ci portava mio babbo, avevo tredici anni. Non avevo realizzato che Igor avesse soltanto cinque anni più di me, perché in campo mi sembrava già un uomo, uno di quei grandi irraggiungibili». Marmugi ha definito il volume «un piccolo tesoro da stringere in mano», ricordando le prefazioni di Luca Salvetti e Cristiano Lucarelli.
Proprio Salvetti ha raccontato la difficoltà di scrivere la prefazione senza scivolare nella retorica. «Mi sono emozionato quando sono arrivato fuori dallo stadio in largo Igor Protti. Si perché quello spazio che presto gli sarà intitolato, per noi livornesi lo era già. Non c’era bisogno di altre specificazioni». Il sindaco ha cercato una chiave per raccontare non soltanto il capocannoniere, ma il simbolo.
«Ho pensato al bisogno che abbiamo di dare significato alla realtà attraverso figure capaci di diventare simboli. Nella mia storia ci sono stati riferimenti legati alla famiglia e poi, da trentacinque anni, un simbolo dal valore incredibile: Igor Protti». Il ricordo, ha spiegato Salvetti, non riguarda soltanto il giocatore capace di regalare gol, orgoglio e appartenenza. «Stavo parlando di un uomo che era sempre capace di parlare con me e con ognuno di voi, lasciando qualcosa in più ogni volta. Anche negli ultimi giorni ci ha consegnato un bagaglio che dovremo utilizzare nei prossimi decenni». Al saluto allo stadio c’erano bambini di cinque o sei anni che non lo avevano mai visto giocare, ma sapevano tutto di lui. Il ricordo di Igor è già tramandato».
Salvetti ha ricordato anche un episodio familiare. Comprò una maglia per il figlio e la portò a Protti al centro Coni, chiedendogli di consegnargliela. «Igor mi disse: “Ma te sei scemo?”, - come a dire che l'avrebbe potuta regalarla al bimbo lui stesso, una delle sue. Ma per l'attuale sindaco era un po' come approfittarsi dell'essere un giornalista. - E allora, uscì dallo spogliatoio e la regalò a mio figlio, che ancora oggi conserva quella foto come un tesoro».
Cristina Manetti, assessora regionale alla Cultura, ha evidenziato il valore pubblico dell’iniziativa. «A un mese dalla scomparsa avete avuto una bellissima idea. Igor Protti è stato un personaggio simbolico per questa città e il dibattito di questi giorni dimostra quanto Livorno abbia sentito il bisogno di individuare un luogo giusto per la sua memoria». Per Manetti il calcio ha una forza popolare rara: «Non c’è quasi niente che accenda una discussione come il calcio. Mette insieme persone diverse, crea appartenenza e diventa cultura del territorio». Nel caso di Protti, questa capacità si è unita perfettamente all’identità livornese. «All’inizio qualcuno lo definì anarchico. Quell’anarchia che aveva nell’indole non poteva trovare città migliore di Livorno. Qui è iniziata e qui si è conclusa la sua carriera, ed è evidente che tra lui e la città sia nata un’unione particolare».
Manetti ha richiamato una riflessione dello stesso Protti sul calcio moderno, sempre più individuale anche dentro il gruppo. «Dobbiamo tornare a trasmettere ai giovani il valore del fare squadra, dell’aiuto reciproco, dello stare insieme. Il calcio non deve volere soltanto un pubblico che applaude, ma un popolo. Igor è stato un capo popolo straordinario».
Alessandro Bernini ha raccontato la nascita del titolo e alcuni fili narrativi del volume. Tra questi c’è il rapporto tra Protti e Aldo Spinelli, due uomini opposti, ma uniti dal Livorno. «Erano agli antipodi, si scontravano continuamente e sembravano cane e gatto. Eppure, da parte di Igor c’era sempre un grande rispetto per Spinelli, per la persona e per quello che aveva investito nella società».
Il volume, ha spiegato Bernini, non vuole essere una celebrazione vuota, ma una raccolta di fatti, emozioni e verità condivise. Protti viene raccontato nei gol e nelle battaglie sportive, ma soprattutto nei gesti quotidiani, nei rapporti umani e nella capacità di diventare un riferimento anche ventuno anni dopo l’ultima partita. È questo il senso più profondo di “Igor, un boato al cielo si alzerà”. Fissare sulla carta ciò che Livorno conosce già. Il suo capitano non apparteneva soltanto alla storia amaranto. Era, e continua a essere, parte dell’identità della città.
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