Il Tirreno

Livorno

L'incidente

Livorno, un pezzo di tubo di ferro rotto ha ferito gravemente il bambino ai Pancaldi

di Stefano Taglione
Il pezzo di tubo tagliato
Il pezzo di tubo tagliato

L’undicenne stava giocando a nascondino quando è scivolato nel “canaletto” fra lo stabilimento balneare e il lungomare

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LIVORNO. Un pezzo di tubo rotto, vicino a un giunto, proprio sotto una banchina dei Pancaldi. Siamo alle spalle dello stabilimento balneare di viale Italia, dove sorgono le cabine e scorre il “canaletto” che divide il bagno dal lungomare. È qui che nei giorni scorsi un bambino di 11 anni, mentre di sera giocava a nascondino con gli amichetti, è caduto in mare procurandosi una gravissima ferita fra il ginocchio e l’inguine. «Pochi centimetri e poteva morire», le parole del padre, ancora sotto choc dopo l’accaduto.

Mentre scivolava nell’acqua – che in quel punto è per fortuna bassa, anche se “nasconde” dei calcinacci sul fondale – è rimasto infilzato nella tubazione ed è poi stato salvato da un cliente della struttura, Davide Cecchi, che senza perdere tempo e intuendo la gravità della situazione si è tuffato e lo ha riportato in superficie, consentendo poi il trasporto in sicurezza all’ospedale con un’ambulanza della Svs giunta dopo la chiamata al 112 dei testimoni oculari. «Lui era in acqua, spaventato e dolorante, chiamava sua madre, gridava “Non voglio morire”. Io ho cercato di rasserenarlo: “Guarda, amore, non succede niente, ti tolgo dall’acqua altrimenti rischi un’infezione”. Poi, tirandolo su – ricorda – ho scoperto questo grosso taglio all’interno della coscia e mi sono raccomandato con chi era in zona di chiamare un’ambulanza con il medico a bordo. Il suo sangue era nero: ho chiesto una cintura per cercare di arrestare l’emorragia e me l’hanno data. Lui, nel frattempo, continuava a chiamare sua madre. Gli altri bambini sono poi andati a chiamarla e io l’ho fatta venire per tranquillizzarlo. Poi è arrivato il babbo e insieme a lui abbiamo parlato con il bimbo per metterlo un po’ a suo agio, per non fargli perdere i sensi, parlando di sport e quant’altro. Alla fine lo abbiamo avvicinato ai soccorritori, che erano arrivati con l’ambulanza».

Il tubo in questione, che porta l’acqua dalla conduttura idrica generale allo stabilimento, è fissato in orizzontale fra la banchina e il “canaletto”, sporgente di qualche centimetro nel vuoto. Scivolando in mare, purtroppo, il bambino lo ha urtato con una gamba, rimanendo appunto infilzato all’altezza della coscia. Ora è stato messo in sicurezza e da lì, neanche per sbaglio, non si può più passare. La dirigenza dello stabilimento balneare, naturalmente, è stato subito interessata da quanto successo. Anche perché le conseguenze potevano veramente essere ancora più tragiche. «So che i bambini stavano giocando – le parole del patron Giorgio Bonaventura – ed era sera, quindi magari non hanno visto bene cosa c’era. Quel punto è fuori dallo stabilimento, all’esterno, oltre la banchina. Mio figlio è comunque subito intervenuto».

L’augurio, di tutti, è che la vita del piccolo possa presto tornare alla normalità. Nel frattempo prosegue la riabilitazione: ogni cinque giorni si reca nel reparto di ortopedia dell’ospedale per medicare la profonda ferita, che presentava «tre strati di pelle lesionati ed è stato necessario applicare un centinaio di punti – sottolinea il babbo – ma sul numero esatto potrei sbagliarmi, visto che non ho ancora avuto modo di prendere visione della cartella clinica, che naturalmente ho richiesto». Il genitore poi farà i passi che riterrà opportuni nei confronti dello stabilimento balneare, di cui è cliente. Cliente come Davide Cecchi, il giovane che ha salvato l’undicenne. Intanto, però, «devo pensare a mio figlio. Voglio che si riprenda, sta iniziando pian piano a camminare, a piccoli passi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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