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Il personaggio

Avvocato a 25 anni, la storia da record di Filippo Biagiotti: il bimbo col “pallino” della giustizia ce l’ha fatta

di Greta Leone
Avvocato a 25 anni, la storia da record di Filippo Biagiotti: il bimbo col “pallino” della giustizia ce l’ha fatta

Livornese, classe 2001, ha studiato al Liceo Cecioni e poi all’Università di Pisa, ora collabora con lo studio dell’avvocato Nicola Stiaffini

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LIVORNO. «Le suore, siccome parlavo tanto, mi chiamavano "l’avvocato delle cause perse". Subito, a tre anni». Filippo Biagiotti, classe 2001, livornese, sorride mentre ricorda l’episodio. E con orgoglio racconta di aver appena superato l’esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Sì, a soli 25 anni. Sicuramente è tra i più giovani d’Italia, se non il più giovane in assoluto, ad aver ottenuto l’abilitazione forense, considerato che l’età media si aggira intorno ai 29-30 anni.

La famiglia

Anche la commissione lo ha definito "giovanissimo". Ma dietro all’età si sviluppa una storia fatta di studio, sacrifici e determinazione. La madre lavora nella ristorazione all’Atleti Bistrot, il padre è un commerciante oggi in pensione, il fratello maggiore vive a Milano e lavora come producer musicale. Lui è il primo laureato della famiglia. Una soddisfazione collettiva. «Mio nonno paterno ha fatto il minatore in Francia per 17 anni, quello materno aveva un banco in piazza Cavallotti. Origini umili che mi hanno dato una spinta in più», racconta.

Passione da sempre

La passione per la toga nasce prestissimo. «All’asilo mi spiegarono che l’avvocato difende le persone. Non sapevo nulla del lavoro, ma quell’idea mi colpì subito». Da lì nasce anche il soprannome che lo accompagna per anni tra i corridoi dell’istituto Santa Maria Maddalena. Un episodio contribuisce a consolidare quella vocazione. «Un amico di famiglia che faceva l’avvocato mi regalò una penna. Ho pochi ricordi dell’infanzia, ma quella è rimasta impressa», sottolinea. Un oggetto semplice, ma sufficiente ad alimentare l’immaginario di un bambino che si vedeva già «combattere per ciò che è giusto. Non sopportavo le ingiustizie, il bullismo. L’idea di aiutare gli altri mi attirava molto».

La svolta decisiva

Dopo il liceo delle Scienze Umane, la prima scelta è Economia: «Pensavo che Giurisprudenza fosse troppo lunga e impegnativa per la mia famiglia», spiega. Frequenta il corso, supera anche Matematica generale, materia con cui ha sempre avuto difficoltà, ma proprio quell’esame segna una svolta decisiva: «Mi dissi: cosa ci sto a fare qui?». Nel gennaio 2020 passa a Giurisprudenza all’Università di Pisa. Inizia così una corsa contro il tempo: recupera il semestre perso, affronta il periodo del Covid, studia da non frequentante e rischia la borsa di studio dopo una bocciatura in diritto privato. «In una settimana dovevo ripassare diritto privato e preparare anche costituzionale, altrimenti avrei perso la borsa di studio», racconta. Ogni difficoltà diventa un acceleratore. Studia insieme a un amico che definisce "un genio": «Prendeva sempre uno o due punti più di me e io cercavo di rincorrerlo. Mi ha spinto a migliorare costantemente», osserva.

L’Erasmus e la pratica

Poi arriva Lisbona. L’Erasmus, per molti sinonimo di libertà, per lui diventa una parentesi di studio serrato: «Vivevo in periferia, vita Erasmus praticamente zero», sottolinea. Mentre gli altri studenti vivono l’esperienza, lui prepara cinque esami: «Sapevo di perdermi qualcosa, ma sentivo che era necessario per restare al passo». Questa accelerazione lo accompagna fino alla pratica forense anticipata, avviata prima della laurea in uno studio legale livornese. Oggi collabora con l’avvocato Nicola Stiaffini, specializzato in diritto bancario. «Non è solo un professionista, ma una persona che mi ha preso a cuore», afferma con riconoscenza. La pratica si rivela impegnativa: «Diciotto mesi intensi, con tante ore di lavoro e molta pressione», racconta. Nel frattempo arriva anche un problema di salute, una malattia autoimmune alle ghiandole salivari. «La peggiore per un avvocato: ti si secca la gola e, invece, devi parlare tutto il giorno», dice con ironia. Nonostante tutto, non si ferma. Dopo quaranta giorni di studio quasi isolato arriva l’esame di Stato. «Ero tranquillo, più di quanto lo fossi agli esami universitari».

Il giuramento ufficiale

Un momento atteso a lungo, che segna il passaggio decisivo verso la professione. Adesso manca solo il giuramento ufficiale e l’iscrizione all’albo. Fuori dallo studio legale resta un ragazzo di 25 anni con interessi lontani dalle aule di tribunale. Ama il Giappone, dove torna appena può grazie a una famiglia di amici trasferitasi anni fa, pratica jujitsu brasiliano e mantiene legami stretti con amici e famiglia. «Mi piace esserci per gli altri. Anche nel lavoro, quando un cliente è in difficoltà, sapere di poter essere un punto di riferimento è la soddisfazione più grande», conclude. Oggi (19 maggio) Biagiotti è pronto al giuramento. La corsa iniziata da bambino è arrivata al traguardo, ma la sensazione è che sia soltanto il primo passo.

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