Livorno, nuovo ospedale: 500 posti letto, 18 sale operatorie e riorganizzazione totale – Il progetto completo
Ci sarà una profonda revisione dell’organizzazione interna, pensata per velocizzare i percorsi di cura, separare i flussi dei pazienti e rendere l’ospedale più flessibile
LIVORNO. Il nuovo ospedale punta prima di tutto ad aumentare la capacità di risposta sanitaria del territorio. Il dato più significativo, sottolineato dalla direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest, Maria Letizia Casani, riguarda infatti i posti letto: si passerà dagli attuali 440 a 498. Un salto quantitativo che si accompagna a una profonda revisione dell’organizzazione interna, pensata per velocizzare i percorsi di cura, separare i flussi dei pazienti e rendere l’ospedale più flessibile di fronte alle emergenze future.
Il progetto
A spiegare la filosofia del progetto è l’architetto Fabrizio Rossi Prodi, che descrive una struttura «organizzata per processi», costruita cioè intorno alle necessità concrete dei pazienti e del personale sanitario. «La prossimità fra le varie aree - spiega - è studiata per facilitare e abbreviare i tempi delle relazioni fra i diversi settori e servizi. È un’impostazione nuova, che nasce direttamente dalle esigenze dell’organizzazione sanitaria». Il cuore dell’ospedale sarà il sistema dell’emergenza-urgenza. Il pronto soccorso sorgerà in una posizione dedicata, con accessi distinti per ambulanze, pazienti accompagnati e percorsi pediatrici e ostetrici. «Ci sono circa dieci accessi differenti - racconta il progettista - con percorsi separati e ridondanti, perché ogni collegamento deve poter funzionare anche se un altro si blocca». Grande attenzione è stata poi riservata anche al tema della "tempodipendenza": i pazienti urgenti seguiranno percorsi completamente diversi rispetto a quelli programmati. «Non sono la stessa cosa - sottolinea Rossi Prodi - e l’ospedale è stato organizzato distinguendo chiaramente i flussi dell’urgenza da quelli delle attività programmate».
Il lato dedicato all’emergenza
Sul lato dedicato all’emergenza si concentreranno pronto soccorso, terapia intensiva e diagnostica rapida; dall’altro troveranno spazio ambulatori, day hospital e accessi ordinari. E uno dei capitoli più rilevanti riguarda il nuovo blocco operatorio: al primo piano sorgeranno 18 sale operatorie, progettate per garantire elevati livelli di integrazione tecnologica e rapidità nei collegamenti con le aree critiche. Accanto ci saranno le terapie intensive, con oltre 40 posti complessivi distribuiti in moduli flessibili. «Il gruppo operatorio avrà un impatto molto significativo - spiega Rossi Prodi - perché rappresenta uno degli elementi più strutturanti dell’intero ospedale». L’organizzazione interna prevede poi aree differenziate per intensità di cura: un settore più chirurgico, uno medico-oncologico, oltre ai reparti pediatrici e ostetrici collegati al gruppo parto. Le camere saranno "universali", cioè facilmente adattabili alle diverse discipline. «La stessa stanza potrà essere singola o doppia e convertita rapidamente secondo le necessità - spiega l’architetto - senza interventi invasivi».
Spazi flessibili
Una scelta che punta a garantire elasticità gestionale e capacità di adattamento nel tempo. D’altra parte, la lezione della pandemia ha inciso profondamente sulla progettazione: il nuovo monoblocco sarà infatti dotato di percorsi separati e spazi dedicati ai pazienti infettivi o immunodepressi, con la possibilità di ampliare rapidamente le aree di emergenza in caso di crisi sanitarie. «È un ospedale che può espandersi e restringersi a seconda delle necessità - aggiunge il progettista - quasi come se accanto all’ospedale ordinario ne potesse nascere un secondo dedicato all’emergenza pandemica». E attraverso sistemi impiantistici controllati da software sarà possibile riconfigurare intere aree senza lavori strutturali. Sotto il profilo logistico, la struttura sarà supportata da un piano interrato dedicato a farmacia, cucina, centrali tecnologiche e trasporto automatizzato dei materiali, con piccoli veicoli robotizzati in grado di muoversi lungo corridoi dedicati. Ma il progetto punta anche sull’umanizzazione delle cure. «Chi entra in ospedale è una persona fragile, che dobbiamo riconoscere nella sua interezza», ricorda Casani. Per questo gli spazi sono stati progettati con percorsi semplici, ambienti luminosi e aree dedicate all’incontro con i familiari. «Un ospedale pensato per contenere tecnologie - conclude la dg - ma soprattutto per accogliere le persone».
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