Livorno, il gran colpo del gruppo Drass: sei sottomarini per l’Indonesia per un progetto miliardario
L’azienda labronica, situata al Picchianti, si è aggiudicata una commessa internazionale da 1,4 miliardi di euro per conto del ministero della Difesa dell’Indonesia
LIVORNO. Da quasi un secolo il gruppo Drass lavora sott’acqua, sviluppando tecnologia e sistemi avanzati per immersioni profonde. E ora l’azienda livornese si è aggiudicata una commessa internazionale per produrre sei sottomarini compatti classe Dgk destinati al ministero della Difesa dell’Indonesia.
Un progetto da 1,4 miliardi
Un progetto - articolato in tre lotti da 480 milioni di dollari ciascuno, per un valore complessivo di 1,4 miliardi - che di fatto proietta Livorno in una dimensione industriale e tecnologica di livello mondiale. Non soltanto per il peso economico dell’operazione, ma soprattutto perché - come rivendica l’ingegner Sergio Cappelletti, alla guida del gruppo livornese - Drass è «l’unica azienda italiana che abbia mai esportato sottomarini di questa categoria».
E lo sguardo è già rivolto al futuro perché per portare a termine il programma ci sono due aspetti di cui proprio il gruppo Drass non può fare a meno: più personale (leggi: assunzioni) e spazi, per la precisione uno sbocco a mare. Proprio per questo l’azienda livornese racconta di aver presentato una manifestazione d’interesse all’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale per ottenere la concessione di un’area portuale dove assemblare e testare in mare i sottomarini.
La commessa internazionale
Ma per capire come l’azienda sia arrivata ad ottenere la commessa da parte del governo indonesiano dobbiamo fare un passo indietro di circa un mese fa. Tra Roma e Giacarta, infatti, è stato «avviato un canale di cooperazione industriale di particolare rilievo», come si legge nell’atto di governo numero 383 del 2026. Un rapporto che si è rafforzato con la cessione (che tante polemiche ha sollevato) a titolo gratuito della portaerei Garibaldi, ormai obsoleta, all’Indonesia proposta dal ministro della Difesa, Guido Crosetto e approvata dal Parlamento. Come conseguenza - si legge nel dossier - «possibili ricadute positive per il sistema industriale italiano. Tra queste, la relazione segnala, a titolo esemplificativo: la conclusione di ulteriori commesse nel settore navale, tra cui la fornitura di sei sommergibili classe Dgk) (Drass)». Ed eccoci a oggi: i sommergibili Dgk commissionati da Giacarta, come scrive il quotidiano economico toscano T24, sono veri concentrati di ingegneria avanzata: lunghi 34 metri, con propulsione a batterie agli ioni di litio, possono raggiungere un dislocamento in immersione di 270 tonnellate, scendere fino a 200 metri di profondità e operare con straordinaria efficacia nei fondali bassi dell’arcipelago indonesiano. Caratteristiche che li rendono difficilmente individuabili anche dai sonar più moderni. A bordo trovano spazio due lanciasiluri per armamento pesante, sette operatori delle forze speciali e un veicolo subacqueo DS8 SDV collocato direttamente sul ponte. «Queste commesse nascono con lunghi percorsi di preparazione - spiega Cappelletti -. Abbiamo dovuto convincere interlocutori internazionali che per mari bassi e complessi come quelli indonesiani non servono grandi sottomarini oceanici, ma mezzi piccoli, manovrabili e altamente specializzati».
Quasi 100 anni di storia
Un know how che Drass ha costruito in quasi 100 anni di attività e che affonda le radici soprattutto nel settore civile. L’azienda livornese, infatti, non è una realtà esclusivamente legata alla difesa: negli ultimi 25 anni ha realizzato oltre la metà dei sistemi di immersione profonda prodotti nel mondo, lavorando nei comparti industriale, ambientale e della ricerca subacquea. «La nostra vocazione è sempre stata a 360 gradi - sottolinea Cappelletti -. Oggi raccogliamo anche i frutti di quell’esperienza». E la filiera produttiva coinvolge sia l’Italia che la Romania: gli scafi, infatti, vengono realizzati nello stabilimento romeno del gruppo che si trova a Ghiroda, mentre tutta la progettazione, il design e soprattutto l’integrazione tecnologica a Livorno. È qui che vengono installati sistemi di comando e controllo, periscopi, batterie e tecnologie proprietarie sviluppate direttamente dall’azienda.
Lo sguardo al futuro
E’ proprio da questa crescita che nasce una delle partite decisive per il futuro industriale della città: lo sbocco a mare. Drass ha già presentato all’Autorità di sistema portuale una manifestazione di interesse formale per ottenere la concessione di aree e infrastrutture necessarie alla fase finale del programma, quella dell’allestimento e della messa in mare dei sottomarini. Una richiesta strategica, perché entro tre anni l’azienda dovrà iniziare a lavorare direttamente in ambito portuale. Il programma completo si svilupperà nell’arco di 10-12 anni e potrebbe trasformarsi in un volano occupazionale e tecnologico per Livorno. «Non chiediamo privilegi - dice Cappelletti - ma la possibilità di completare qui un percorso industriale che porterebbe lavoro, servizi e tecnologia».
Il gruppo, che oggi conta 250 dipendenti e un bilancio consolidato da 50 milioni di euro, ha già assunto una trentina di persone nell’ultimo anno e stima almeno altre 40 assunzioni nel prossimo futuro. Numeri destinati a crescere insieme all’espansione produttiva già avviata al Picchianti. «Abbiamo già messo in programma due nuovi capannoni - spiega Cappelletti -: uno logistico e uno dedicato alla produzione delle batterie innovative che utilizziamo per i sistemi subacquei. Inoltre abbiamo richiesto i permessi per realizzare un nuovo headquarter (sede, ndr) con sale training e spazi per la simulazione avanzata».
Il piano industriale porterà così Drass ad arrivare a dieci edifici produttivi e tecnologici a Livorno. Ma il progetto potrebbe crescere ancora. «Se riuscissimo ad avere anche la possibilità di tenere qui i sottomarini e sviluppare il centro di simulazione - aggiunge - dovremmo probabilmente espanderci ulteriormente con un undicesimo edificio produttivo». Secondo Cappelletti, la crescita industriale del gruppo rappresenta anche un’occasione per alzare il livello qualitativo dell’occupazione cittadina. «Non si tratta soltanto di creare posti di lavoro - conclude - ma lavoro altamente qualificato, capace di generare servizi, formazione e ricadute economiche sul territorio».
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