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L'intervista

Da Livorno agli studenti: ecco l' insegnante influencer Schettini: «L’ Ai non varrà mai un bravo prof»

di Pietro Suligoj
Da Livorno agli studenti: ecco l' insegnante influencer Schettini: «L’ Ai non varrà mai un bravo prof»

Il Goldoni come aula: «I ragazzi stanno molto online, qui ho portato le lezioni»

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LIVORNO «Ho iniziato a fare le lezioni online perché vedevo che i ragazzi passavano più tempo in rete che sui libri». A parlare è Vincenzo Schettini, prof e volto de “La fisica che ci piace”, il progetto con cui ogni giorno raggiunge migliaia di studenti e non solo, con l’obiettivo di spiegare la fisica in modo semplice, coinvolgente e passionale. Schettini dal palco del Goldoni agli studenti. E ai tanti genitori in sala. In un teatro sold out. Qui il suo spettacolo “La fisica che ci piace – l’ultima lezione”, capitolo conclusivo di un tour che ha collezionato 100 repliche e conquistato i cuori di quasi 100mila spettatori in tutta la penisola. Una formula teatrale che, replica dopo replica, ha trasformato il palcoscenico in una grande aula, dove la curiosità accende l’emozione e la lezione si fa viaggio. Prodotto da Paolo Ruffini con Vera Produzione, lo spettacolo sta girando l’Italia.

Sono milioni le persone che seguono le sue lezioni tra Instagram, Facebook, YouTube e TikTok: un successo nato nel 2017, quando Schettini — laurea in Fisica e cattedra alle scuole superiori — ha pubblicato il suo primo video, diventato subito virale. Il suo punto di forza? L’empatia. La capacità di far sentire tutti “al posto giusto”, grazie allo sguardo di un insegnante innamorato della propria materia.

Prof, come mai ha iniziato a fare lezioni online e come ha iniziato?

«Ho iniziato a insegnare nel 2007 e, a un certo punto, ho cominciato a notare che i ragazzi si allontanavano sempre di più dai libri e dallo studio. Allora mi sono detto: perché non portare le lezioni dove stanno loro? E i ragazzi stavano online, sui video di YouTube. Ho iniziato così, in modo molto naturale».

Perché, dopo essersi laureato al conservatorio, ha deciso di dedicarsi alla fisica?

«In realtà io nella mia vita non ho mai preso una singola strada. Ho sempre unito due aspetti: uno razionale, legato alla mia formazione scientifica, e uno creativo, che viene dalla musica e dai dieci anni di conservatorio con il violino. Però la mia scelta vera non è stata tanto la fisica, quanto l’insegnamento. Io volevo insegnare. Per questo mi sono diplomato in violino, didattica della musica e poi laureato in fisica con indirizzo didattica e divulgazione. La musica la volevo vivere, la fisica invece insegnarla».

In un momento in cui si parla molto di intelligenza artificiale, qual è per lei il ruolo che un insegnante deve continuare a difendere?

«L’intelligenza artificiale può essere un supporto, sia per lo studente che per l’insegnante. Ma quello che un professore deve continuare a difendere è il fascino della lezione, che è molto importante. Un insegnante bravo, che sa spiegare e affascinare, non potrà mai essere sostituito da cinque righe scritte da un computer. Potrà essere sostituito quello noioso sì, ma non quello che riesce a coinvolgerti davvero e che ti fa appassionare della materia».

Come gestisce la responsabilità di essere un punto di riferimento per tanti ragazzi?

«Io continuo a fare quello che ho sempre fatto, perché ho capito che questi contenuti arrivano e aiutano davvero le persone. Certo, mi sento molto responsabile di quello che dico nei contenuti che creo. Cerco sempre di mandare messaggi utili: per risolvere un problema, per capire meglio una lezione, ma anche per orientarsi nelle scelte di studio e di vita. Quando si è giovani si hanno tanti dubbi, e se c’è un adulto che ti dà un punto di vista, magari sei più portato ad ascoltarlo»

Che tipo di esperienza vuole lasciare agli spettatori al termine dello spettacolo?

«Durante le date del tour ho visto un pubblico molto trasversale, dai bambini agli anziani, e questo mi ha stupito. Il mio obiettivo è lasciare qualcosa di diverso a ciascuno: ai più piccoli il divertimento dello show, ai ragazzi una riflessione sull’importanza dello studio nella vita, agli adulti un messaggio di condivisione. Tutti escono dal teatro con qualcosa in più dentro.»

Quali saranno i suoi progetti futuri?

«Ce ne sono tanti. Sicuramente voglio riprendere il podcast, che avevo accantonato, e continuare con la scuola, che non ho mai lasciato. Poi ci saranno nuovi progetti legati alla televisione, il teatro andrà avanti ma in una forma diversa e continuerò anche a scrivere libri».l


 

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