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A Livorno studenti e prof contro i pregiudizi: all’Orlando l’aula dell’inclusione

di Francesca Suggi
A Livorno studenti e prof contro i pregiudizi: all’Orlando l’aula dell’inclusione

Dalla staffetta nazionale ai progetti dedicati: così l’Ipsia si lascia alle spalle il passato

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Livorno Hanno cominciato a ri tinteggiare quell’aula in disuso. Vernici, tute e buona volontà. Poi col tempo l’hanno personalizzata con l’albero dove ognuno ha impresso la propria mano. Con frasi, le loro “la solitudine non è la soluzione ai problemi”; “ognuno calza le proprie scarpe, ognuno cammina la propria strada”.

Oggi nella nuova stanza dell’inclusione - al primo piano del fabbricato dei laboratori di elettronica e multimediali - gli studenti dell’Ipsia Orlando si incontrano. Dialogano. Creano. Scaricano le tensioni quando ci sono.

È il frutto di un presente che vuole lasciarsi alle spalle un passato di etichette. Di pregiudizi. Di situazioni spiacevolmente reali che oggi non ci sono più. E lo sostengono con forza i diretti interessati, insieme a tutto il corpo docente.

Inclusione vs pregiudizi

«Questa scuola viene penalizzata da tanti pregiudizi: noi che la viviamo tutti i giorni siamo dispiaciuti, qui studiamo bene, siamo protagonisti di progetti importanti e impariamo un mestiere da spendere nel mondo del lavoro», Giulia, Mya, Ivan sono alcuni dei ragazzi di seconda e di quarta coinvolti nell’ennesima bella iniziativa scolastica. Di livello nazionale: hanno contribuito con la loro creatività allo striscione per la staffetta dell’inclusione 2026. “L’inclusione non chiede di indossare una maschera, ma di dare dignità a ogni volto”, si legge. Parole e immagini, con la firma Ipsia Orlando. Lo striscione nazionale è partito il 3 febbraio: oltre 12mila chilometri da Nord a Sud. È arrivato a Livorno e ieri è partito per Piombino. Ci sono istituti di tutta Italia nell’iniziativa promossa dal Ministero. E l’Ipsia di Livorno c’è.


«Ci siamo ritrovati nella stanza dell’inclusione per pensarlo, strutturarlo, fare prima una “brutta” fino all’immagine finale», continuano. A raccontare questa scuola che si impegna a superare l’immagine del passato ci sono anche Sasha, Ivan, Guglielmo, Alex, Samyra, Linda, Francesco. Sono una rappresentanza degli studenti protagonisti di progetti per l’inclusione e non solo. Nell’aula di inclusione si fa anche yoga.

Rivedere l’orientamento

«Io da grande voglio lavorare nell’officina della Bmw in Germania, è il mio sogno - va avanti Giulia, è in 2ª - In terza media alcuni prof mi dissero di non scegliere l’Orlando per l’ambiente e il caos, niente di più sbagliato. Per fortuna ho fatto di testa mia». Lei è una delle 4 studentesse presenti in tutta la scuola. E con orgoglio aggiunge. «Siamo coccolate e protette dai nostri compagni». Anche altri raccontano di un orientamento penalizzante per l’Orlando. «Io sono appassionato di impianti elettrici, mi consigliavano di scegliere l’Iti, non mi parlavano bene dell’Orlando: sono contento di averlo scelto. E lo rifarei», aggiunge il compagno di scuola. E anche chi è arrivato “in corsa”, a inizio anno inoltrato, subito si è trovato bene in questa scuola che conta 175 alunni, dalla prima alla quinta, all’interno di un contesto dalle grandi potenzialità. Tanti, forniti e ampi laboratori che occupano grandi capannoni che si sviluppano nell’edificio di piazza 2 Giugno.

Obiettivo rilancio

Nella stanza dell’inclusione insieme al dirigente Carmine Villani, ci sono alcuni prof che seguono questi progetti inclusivi: tra cui anche il teatro in Gorgona, il progetto murales, appunto. «Stiamo lavorando con grandissimo impegno per rilanciare l’immagine di questa scuola e spazzare via pregiudizi che fanno parte di un passato che non c’è più», afferma con forza la responsabile del plesso, Claudia Chinca. Qui i prof conoscono gli studenti uno a uno. Li chiamano per nome. Nessuno in giro per i corridoi. Sono tutti in classe.

Il cambio di passo si tocca con mano. Così la prof Angela Martorano, docente di sostegno in prima linea sui progetti di rilancio. Come la collega Annamaria Frassanito referente Dsa-Bes. È un’unione di forze. «Questa è una scuola dalle grandi potenzialità, per gli studenti che hanno manualità, che non hanno voglia di andare all’università: qui imparano una professione e terminati gli studi si trova lavoro», proseguono. Perché come afferma il dirigente: «L’Orlando è un presidio storico della formazione professionale, si imparano i mestieri della meccanica, della manutenzione e dei servizi industriali. Rappresenta il senso del lavoro come valore formativo: educare al lavoro è educare al rispetto dei tempi, degli strumenti, delle persone e delle regole. Il mio impegno e quello dei docenti è far sì che i nostri studenti comprendano questi valori col fare, che è il loro linguaggio naturale. All’Orlando sono tanti i segnali incoraggianti: maggiore consapevolezza, atteggiamenti più responsabili, miglioramenti nei contesti più fragili. Il mio impegno è consolidare questo percorso e rilanciarlo con decisione». l

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