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Da Livorno il rap di “Bara”:  rime e melodie per raccontare la realtà e sezionare l’anima

di Antonio Valentini
Da Livorno il rap di “Bara”:&nbsp; rime e melodie per raccontare la realtà e sezionare l’anima<br>

L'ascesa: sono bastati tre brani, diffusi dagli altoparlanti durante l’intervallo del match tra Pielle e Latina lo scorso 22 marzo - “Giorni”, “Tardi Ormai” e “Bohémien” - per lanciare il 21enne

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LIVORNO Sono bastati tre brani, diffusi dagli altoparlanti durante l’intervallo del match tra Pielle e Latina lo scorso 22 marzo - “Giorni”, “Tardi Ormai” e “Bohémien” - per accendere i riflettori su Andrea Barabino.

In arte “Bara”, il giovane rapper ha fatto il suo esordio ideale davanti al grande pubblico della sua città, la stessa Livorno in cui è cresciuto circondato dalle note: quelle del pianoforte di mamma Antonella. Da quelle note è nato quel battito musicale che ha trasformato il parquet di una partita di basket nel primo passo verso un futuro complesso, ma carico di promesse, in attesa dei primi live e delle nuove produzioni ormai imminenti.

«Ne sono onorato, ringrazio la Pallacanestro Livorno: non è certamente un’opportunità che capita tutti i giorni», spiega Andrea, ventuno anni e una maturità artistica figlia di un’adolescenza a tratti difficile come tante altre.

La scintilla per il rap è scoccata infatti tra i 16 e i 19 anni, durante un periodo segnato da sfide emotive profonde che lo hanno spinto a cercare una valvola di sfogo. Per lui il rap non è stato solo un genere musicale, ma una vera risorsa che gli ha permesso di trovare la forza necessaria per affrontare e superare momenti critici. A differenza di molti coetanei attratti dal reggaeton, o dalla techno, Andrea Barabino ha scelto il rap, trovando nelle rime e nelle melodie di questo genere l’aderenza perfetta alla realtà che stava vivendo.

Se la fonte d'ispirazione sonora è Lazza, il vero modello etico e artistico è Nayt, con i suoi testi introspettivi capaci di sezionare l’animo umano e le dinamiche sociali contemporanee. Nonostante una natura schiva – «Sono molto introverso», ammette con sincerità – Andrea riesce a parlare alla sua generazione attraverso parole semplici e chiare.

Nelle sue canzoni racconta nodi universali: dai tormenti sentimentali e familiari alla sensazione di soffocamento in una società che spesso stringe troppo forte, fino a toccare temi delicati come la depressione e l'importanza dei percorsi terapeutici. «Scrivo prima di tutto per me stesso, per stare meglio – confessa – ma mi piacerebbe dare una mano agli altri, proprio come gli artisti che ascolto sono riusciti a darla a me».

La sua produttività riflette tutta la voglia di fare tipica dei vent'anni: in pochi mesi, tra novembre e marzo, ha pubblicato tre singoli già presenti sulle maggiori piattaforme di streaming. Tra questi, il suo cuore batte per “Tardi Ormai” per il valore del testo, e per “Giorni” quanto a ricerca delle sonorità. Questo percorso è condiviso con il produttore livornese Mattia Frati, in arte Weeres, con cui ha stretto un sodalizio creativo quasi simbiotico dove canto e basi musicali nascono passo dopo passo in piena co-produzione: «Funziona così – spiega Andrea –. Io intono un motivo, lui lo traduce in musica».

Attualmente concentrato anima e corpo sul rap, al punto da aver messo momentaneamente da parte gli studi universitari, “Bara” è già al lavoro su due nuovi brani in uscita nelle prossime settimane. Dopo una pausa estiva, il calendario scorre dritto per il lancio di un Ep, un progetto che spera possa farlo conoscere a un pubblico ancora più vasto.

Il sogno, però, resta indissolubilmente legato alle radici: «A Livorno ci sono molti rapper bravi, sebbene con stili diversi dal mio. Sarebbe splendido se in futuro si formasse un vero movimento, una “scena livornese” capace di farsi valere altrove. Mi piacerebbe, altroché».

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