Livorno, dottoressa lascia il pronto soccorso dopo 24 anni: «Basta turni infiniti, vado a fare il medico di famiglia»
La decisione di Silvia De Domenico, dopo una vita in prima linea agli Spedali Riuniti: «Alla mia età mi sono rimessa del tutto in gioco, seguirò i pazienti con continuità»
LIVORNO. Le luci del pronto soccorso sono sempre accese, anche quando il mondo fuori è silenzioso. Notti interminabili, turni estenuanti, l’afflusso continuo di pazienti che arrivano con volti segnati dalla paura o dal dolore. Ogni minuto è un’emergenza, ogni decisione importante. Per 24 anni questo è stato il cuore pulsante del lavoro della dottoressa Silvia De Domenico, 55 anni. Sempre in prima linea, a fronteggiare l’incertezza e la frenesia del pronto soccorso, dove la sfida è quotidiana e il tempo non basta mai. Dove ogni sorriso, ogni parola di conforto, ogni gesto può fare la differenza. Ma ora, dopo tanto tempo, De Domenico è pronta a dire addio a quel ritmo frenetico. A giugno aprirà il suo ambulatorio di medicina generale, un passo che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova vita professionale, in cui il contatto con il paziente non sarà più improvviso, ma continuativo, dove la cura si intreccia con la relazione. Una scelta che, pur segnando un cambiamento radicale, porta con sé l’esperienza accumulata in quegli anni trascorsi a dare risposte a chi arrivava in pronto soccorso.
L’inizio di tutto
Nel 1996, De Domenico, originaria del Veneto, si è laureata in Medicina all’Università di Padova, dove poi si è specializzata in Chirurgia generale nel 2001. Quindi l’arrivo a Livorno – «per amore», sottolinea – dove, dal 2002, è dirigente medico in pronto soccorso. Un ambiente che le è stato tanto familiare quanto impegnativo, dove la sua crescita professionale è stata accompagnata dalla consapevolezza di dover fare scelte rapide, senza esitazioni. «In questo ambiente impari ad affrontare l’emergenza, a prendere decisioni al volo, ma soprattutto a non perdere mai il contatto umano», racconta De Domenico. Ma un’altra cosa che ha imparato è che lì, in corsia, il tempo è un nemico che corre troppo veloce. L’afflusso continuo di pazienti è una sfida che non si ferma mai, ma la dottoressa ha sempre dato tutto per rispondere ai bisogni, sia medici che umani: ogni turno, infatti, si è intrecciato con il dolore e la speranza, con il dovere di aiutare, anche quando il limite umano sembrava essere raggiunto.
Il cambio di rotta
Ma la medicina non è solo emergenza. Non è solo affrontare la paura nei volti dei pazienti che arrivano in ospedale. È anche la possibilità di curare a lungo termine, di seguire le persone nella loro quotidianità, di rispondere ai bisogni non solo quando la malattia esplode, ma anche nella prevenzione e nella gestione della salute a lungo termine. Questa consapevolezza l’ha portata a scegliere un nuovo percorso: «Ho deciso di fare il salto nella medicina generale. Non è stata una decisione semplice, perché significava cambiare radicalmente il mio approccio alla medicina, ma è anche una possibilità per seguirli a lungo, aiutandoli a gestire le malattie croniche e a prevenire accessi inutili in ospedale. E questo è qualcosa che mi entusiasma molto».
Così, dopo aver valutato la riforma della sanità territoriale e le nuove opportunità, ha deciso di iscriversi al corso di medicina generale. «Il passo verso la medicina generale è stato motivato dalla riforma della sanità territoriale, che mi ha spinto a riflettere sul mio futuro – racconta – . Non è stata una scelta facile, perché mi sono dovuta rimettere in gioco alla mia età, ma è anche stata una grande opportunità per crescere e rinnovarmi». A giugno, De Domenico, madre di tre figli, aprirà il suo ambulatorio in via Caprilli, dove lavorerà insieme a un piccolo gruppo di colleghi. Alcuni giorni sarà anche a Antignano, dove vive, per garantire una copertura più capillare sul territorio.
L’importanza dell’empatia
Nonostante il cambiamento, De Domenico non ha dubbi su ciò che è essenziale nel suo lavoro, ed è un consiglio che rivolge ai giovani medici che si affacciano alla professione. «Non si deve scegliere la specializzazione solo in base ad aspetti più materiali – precisa – . La medicina è fatta di persone, e la vera essenza di questa professione è rispondere ai bisogni di chi abbiamo di fronte. La nostra professionalità deve sempre essere accompagnata da un lato umano che non può mancare. A volte, la cura più grande è una parola di conforto, un sorriso, un gesto di attenzione».
Adesso, guardando al futuro, la dottoressa sa quanto le sue esperienze passate siano preziose per la nuova sfida. «Lascio l’ospedale, ma non i legami che ho creato – conclude – . Il rapporto con i colleghi è qualcosa che continuerà al di fuori delle mura ospedaliere, e questo mi rende serena». E per De Domenico, la sua nuova avventura, fatta di contatti quotidiani e di relazioni più strette con le persone, è solo l'inizio di una nuova possibilità di curare con il cuore, come ha sempre fatto.
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