Il Tirreno

Livorno

Il retroscena

Omicidio a Livorno, il gioielliere Nicola Sardi presentò il killer a Lassi come «il signor Cuzzovaglia»

di Stefano Taglione

	I poliziotti con il pm Niccolò Volpe nell'androne del palazzo teatro dell'omicidio (foto Stick)
I poliziotti con il pm Niccolò Volpe nell'androne del palazzo teatro dell'omicidio (foto Stick)

Con questo cognome l’orefice, che aveva conferito un mandato alla vittima come agente di commercio della “Sardi Silver”, conosceva Luigi Amirante, fermato come persona gravemente indiziata di delitto. Era all’oscuro del suo passato

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LIVORNO. «Il signor Cuzzovaglia». È con questo cognome che Nicola Sardi – dipendente della “Sardi Silver” e nipote del commercialista Massimo Galli, nel cui studio si è consumato l’omicidio dell’agente di commercio pistoiese Francesco Lassi conosceva l’assassino del suo amico e collaboratore di 55 anni, agente di commercio con un mandato per vendere e comprare oro per conto della società con sede legale proprio nello studio di contabilità al numero civico 110 di via Grande.

Nicola Sardi, lo ha raccontato anche alla polizia, è stato il trait d’union fra colui che pensava che si chiamasse «Cuzzovaglia», e non fosse quindi un pregiudicato con alle spalle una condanna a 14 anni di reclusione, e Lassi. I due, infatti, non si erano mai visti prima. Aveva propiziato l’incontro finito in tragedia mettendo telefonicamente in contatto il suo collaboratore con l’assassino, intenzionato all’acquisto di monili. L’agente di commercio, tuttavia, non stava operando per conto della "Sardi Silver", ma autonomamente. Poteva utilizzare i locali e la sede aziendale (la stanza teatro dell’omicidio) anche per affari in proprio. Così, almeno, sarebbero stati gli accordi. E giovedì scorso la trattativa era, appunto, fra Lassi e Amirante, non fra la "Sardi Silver" e Amirante.

La lamina d’oro di un etto, valore 14mila euro, non era insomma dell’orefice livornese che ora gestisce un negozio di “Compro oro” in via Ricasoli e in passato ne aveva aperti altri alla Rosa e a Cecina, ma del cinquantacinquenne. Sardi, insomma, conosceva sia l’assassino che la vittima. Lassi lo conosceva molto bene, tanto da offrirgli un mandato per vendere e comprare oro per la società. Amirante, invece, lo aveva servito varie volte nel negozio di via Grande 160, dove lo aveva accolto per la vendita e l’acquisto di monili d’oro, tanto poi da presentarlo come potenziale acquirente allo stesso intermediario ucciso. Con un cognome diverso da quello reale: «Cuzzovaglia».

Un’identità chiaramente che impediva, attraverso eventuali ricerche su Internet, di conoscere il background criminale del quarantasettenne, condannato dalla Cassazione a 14 anni di reclusione per traffico di cocaina. Sardi, insomma, lo reputava una persona tranquilla, non sapendo assolutamente niente del suo passato. Tanto da propiziare l’incontro durante il quale, a pochi metri da dov’era, si è consumato l’omicidio. 

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