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Livorno, in vendita la storia: è la dimora che fu del tenore Tiberini

di Francesca Suggi
La storica Villa Tiberini oggi (foto concesse dall’agenzia Engel & Völkers Pisa - Colline Pisane, Ph FotografiamoImmobili.it)
La storica Villa Tiberini oggi (foto concesse dall’agenzia Engel & Völkers Pisa - Colline Pisane, Ph FotografiamoImmobili.it)

Lo scrigno ottocentesco fronte Rotonda (800 metri quadri interni e 2500 di parco) sul mercato: la cifra

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LIVORNO. In quello scrigno neoclassico allora lungo viale Regina Margherita, oggi viale Italia, fronte Rotonda, ospitavano tra gli altri il grande compositore Gioachino Rossini. Così Pietro Mascagni e tanti altri artisti dell’epoca. Da una parte Mario Tiberini, tra i più importanti tenori italiani dell’ 800, dall’altra sua moglie, Angiolina Ortolani Wallandris soprano bergamasco. Nel mezzo la scelta dei due coniugi di fare di Livorno il loro buen retiro, il salotto dell’ elite e degli intellettuali dell’epoca, in quella storica Villa Angiolina di Mario Tiberini - oggi in vendita a quasi 4 milioni di euro - che incornicia il lungomare di bellezza, arte e storie. Di personaggi e tasselli preziosi di una Livorno conosciuta nel mondo.

In vendita la storia

Oggi è sul mercato quel pezzo di vita e di vite in stile neoclassico, testimone dell’eleganza balneare dell’alta società ottocentesca: oltre 800 metri quadri con vista mare, incorniciata da un parco privato di circa 2.500 mq di cui la proprietà va fiera. È in vendita a 3 milioni e 950mila euro per la precisione. La targa, fuori dal monumentale cancello con le colonne in pietra originale, ricorda quella fiaba di altri tempi fatta di musica. Soprattutto questa è una storia che si legge anche sui libri. Ne è un esempio “Mario Tiberini tenore. Una gloria marchigiana del passato” della biografa del tenore, la studiosa Giosetta Guerra (associazione musicale Mario Tiberini).

“Questa opera è una prima mondiale a tiratura limitata che va a colmare un vuoto inspiegabile nel panorama della storiografia relativa all’opera lirica”, scrive l’autrice nella prefazione del volume scritto nel 2005, a 180 anni dalla nascita del tenore. Il compositore marchigiano Filippo Marchetti se lo contende con Verdi. Verdi stesso ne fa un punto fermo per il ruolo di Alvaro ne La forza del destino e per quello di Riccardo in Un ballo in maschera.

Livorno, il buen retiro

Grande artista Tiberini, entusiasma le platee del mondo per la particolarità della voce, per la poliedricità del suo talento, per la varietà del repertorio, per la magnifica comunicativa e la straordinaria arte scenica. Le cronache dell’epoca raccontano che insieme alla moglie si ritirano poi a Livorno: spesso dalla terrazza vista mare di Ardenza i due si dilettano a intonare arie e opere. E là sotto, nel giardino e per strada, ospiti e curiosi ascoltano. Salotti, cultura e concerti. Così era Livorno al tempo che fu. Mondana e famosa. Il cancello principale conserva ancora una cetra stilizzata, emblema dell’amore per la musica che permea la storia della Villa. Ortolani Tiberini muore in questa dimora del cuore a 74 anni. A fine 1913. Nel 1936 Livorno dedica al soprano una strada vicino alla villa. Qui Angiolina (in alcuni documenti si riporta Angelina) continua ad abitare anche dopo la morte del marito nel 1880.

La villa degli artisti

Villa Tiberini è un’elegante dimora storica risalente al 1834. A pochi passi dai celebri Granducali Casini di Ardenza, un’area prediletta dalle élite toscana dell’ 800. Rappresenta uno degli esempi più raffinati di architettura neoclassica livornese: colonne, timpani e dettagli in pietra marina scolpita direttamente dalla scogliera. Dopo l’Unità d’Italia, il tenore Tiberini e la moglie Angiolina, anch’ella soprano lirico leggero, scelgono questa dimora fiabesca mettendola al centro del panorama culturale della città. Tra le sue mura ospiti di rilievo come Mascagni e Gioachino Rossini. A quest’ultimo “Tiberini - si legge nelle pagine del libro di Guerra - Tiberini spedì una certa quantità di Vin Santo di Trevi”. E ancora dal volume: “La villa rimase alla famiglia Tiberini-Ortolani fino alla fine del 1923, poi passò fino nel 1970 alla famiglia dell’ingegner Paolo Zalum industriale laniero, autore di lavori teatrali e poemetti e segretario degli Amici della Musica. Durante la seconda Guerra Mondiale divenne sede del comando tedesco. Dal 1970 al 1973 proprietaria la famiglia Sironi, nelle costruzioni edili; nel 1989 l’acquistò l’ingegner Luigi Piazza”.

La lapide parla di Ardenza

I due artisti, nell’eterno riposo, si riuniscono nel cimitero monumentale di Milano il 1 gennaio 1914. Prima, per soli due giorni, la salma di Ortolani viene trasportata al cimitero di Ardenza dopo la sua morte, il 30 dicembre 1913 nella villa tanto amata. Così tanto che sulla lapide del soprano ad un certo punto si legge “Nata a Bergamo il 10 maggio 1834, celeberrima nell’arte del canto divise col marito le glorie della scena lirica in tutte le plaghe d’Europa, finché si ritrasse con lui a vita privata per dedicarsi alle cure dei figli nell’amena villa di Ardenza presso Livorno…”. I due artisti a Livorno portano la residenza. Hanno 3 figli: il primo, Arturo Michele fa i suoi studi all’Accademia Navale. Lui addirittura pubblica - si legge nel libro di Guerra - un libro di poesie d’amore “Nuove rime” edito a Livorno nel 1889 dalla tipografia di Raffaele Giusti. L’altro figlio, Gaetano Gioacchino Mario nasce in città nel 1872 e qui muore nel 1923; anche il terzo figlio, Vittorio Corradino, nasce ad Ardenza, battezzato l’8 ottobre alla parrocchia del rione da don Pietro Saccardi. Nel libro si riportano i certificati di nascita e di battesimo. E poi l’aneddoto che da Livorno Corradino dedica e spedisce dei versi a Carducci, amico di famiglia.

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