Il Tirreno

Livorno

Il racconto

«Picchiato dal datore di lavoro e licenziato»: la denuncia di un operaio di Livorno

di Martina Trivigno

	Il furgone dopo l'incidente e Thomas Friscia
Il furgone dopo l'incidente e Thomas Friscia

Il racconto di Thomas Friscia, 38enne di Collesalvetti: «Mi ha spaccato due denti dopo un incidente col furgone che trasportava gli operai». Ma l’azienda nega tutto: «La versione dei fatti non risponde a verità»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. «Sono stato picchiato dal mio datore di lavoro». Thomas Friscia, 38 anni, di Collesalvetti, quella frase la ripete senza alzare la voce. Ma dentro, dice, gli fa ancora male. Per questo ci ha messo tanto prima di raccontare la sua storia. Fino al 30 settembre scorso lavorava per la “Ruggiero Trasporti e Servizi”, nell’appalto per la movimentazione delle auto con targa prova tra il piazzale Mercurio e l’area portuale. Oggi è disoccupato, con una famiglia da mantenere, una causa di lavoro pendente e, sulle spalle, il peso di una denuncia del suo datore di lavoro – che ha denunciato a sua volta – per aggressione (all’autorità giudiziaria il compito di accertare la verità dei fatti).

L'incidente

Il giorno che gli ha cambiato la vita è il 23 settembre. Da tempo, racconta l’Unione sindacale di base (Usb) di Livorno, gli autisti della società segnalavano problemi ai furgoni che trasportavano gli operai avanti e indietro lungo la Fi-Pi-Li. «Lo dicevamo da mesi: quei freni non andavano bene. Ma nessuno interveniva», racconta Friscia. E, quella mattina (intorno alle 10,30) uno di quei mezzi è finito contro il guard rail, poco prima dello svincolo Livorno Centro, sulla Variante: a bordo, oltre a lui, ci sono altri otto lavoratori che restano feriti. «Eravamo sotto choc. C’era chi non riusciva a muovere bene un braccio o una gamba – prosegue – . Poi, un collega ha telefonato a uno dei titolari che, arrivato sul posto, ci ha chiesto di rientrare al lavoro. Io allora ho detto no. Non si poteva far finta di niente dopo un incidente così».

«Mi ha dato un pugno»

Ed è a quel punto, sostiene Friscia, che la situazione è degenerata. «Poco dopo, è arrivato anche il figlio del titolare dell’azienda – aggiunge – . Era a bordo di un carro attrezzi per recuperare il furgone incidentato. Mi sono avvicinato al finestrino per spiegargli la dinamica e lui mi ha colpito con un pugno in faccia. Ho sentito la bocca rompersi. Sono caduto a terra, ero già provato dall’incidente. In quel momento tutto si è fermato». Due denti spezzati, ferite al volto, la spalla dolorante e una prognosi tra i dieci e i 15 giorni. «Ho i referti, ho i testimoni. Quando diciamo la verità non dobbiamo avere paura», ripete. Eppure la paura, ammette, è arrivata in seguito. «Non dormivo la notte. Il lavoro dovrebbe essere un posto dove fai sacrifici, sì, ma in sicurezza. Non dove rischi di prendere le botte», sottolinea.

Il licenziamento

Dal 23 settembre si è quindi assentato dal lavoro per infortunio, ma il primo ottobre è stato licenziato per giusta causa. Non è stato però il solo. «Secondo i miei datori avrei alzato le mani io, ma non è così – spiega – . Intanto anche altri due colleghi hanno subito la mia stessa sorte». Così l’ormai ex lavoratore ha deciso di impugnare il licenziamento e il 18 marzo si celebrerà la prima udienza. Eppure – sottolinea – è difficile da accettare. Anche perché Friscia lavorava lì dal settembre 2023: prima come autista con targa prova, poi – «più imposto che chiesto» – responsabile di squadra: otto lavoratori sotto la sua supervisione e auto anche da oltre 100mila euro da movimentare. «La responsabilità sì, il riconoscimento economico no». Racconta così di stipendi da circa 1.400 euro e straordinari e sabati non pagati. «È capitato anche che risultassimo in cassa integrazione mentre lavoravamo. E facevamo anche dieci, undici ore al giorno – prosegue – . Anche su questo contiamo che la verità venga accertata».

La disoccupazione

Oggi vive con poco più di mille euro di disoccupazione. «Devo scegliere se pagare le bollette o investire nella patente per il camion, per cercare un lavoro migliore. Io il mio lavoro lo amavo», sottolinea. Ora a sostenerlo c’è l’Usb Livorno – Categoria operaia logistica, che parla di un sistema più ampio: «Quanto descritto dai lavoratori è solo la punta dell’iceberg di un sistema di appalto e subappalto nei piazzali costruito per eludere le poche regole esistenti – evidenzia il sindacato – . Cambi di appalto senza rispetto dell’articolo 42 del contratto nazionale, perdita di salario e anzianità, applicazione di contratti non di settore, licenziamenti».

Per questo l’Usb ha inviato una comunicazione urgente alla committenza Ceva/Mercurio chiedendo che, in caso di cambio di appalto, tutti i lavoratori vengano riassorbiti alle medesime condizioni economiche e normative. E ora Friscia non cerca vendetta. «Voglio solo lavorare in pace. Portare il pane a casa. E sapere che quando salgo su un mezzo torno dalla mia famiglia», aggiunge. Il resto, dice, lo affida alla giustizia. «Io ho fatto la mia parte. Adesso spero che qualcuno rimetta ordine in tutto questo», conclude.

La “Ruggiero Trasporti e Servizi”, contattata dal Tirreno, fa sapere che «la versione dei fatti non risponde a verità. La società smentisce quanto arbitrariamente affermato da Usb – aggiunge – e si riserva iniziative nelle sedi opportune a tutela della propria immagine e dei propri interessi».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
Il racconto

«Picchiato dal datore di lavoro e licenziato»: la denuncia di un operaio di Livorno

di Martina Trivigno