Il Tirreno

Livorno

Politica

Livorno, il caso Askatasuna riaccende le luci anche sull’ex Caserma occupata

di Juna Goti

	L’ex caserma Cosimo Del Fante in via Adriana (foto Stick)
L’ex caserma Cosimo Del Fante in via Adriana (foto Stick)

Il consiglio comunale si prepara a discutere tre atti delicati sui fatti di Torino

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. “Nella notte ci guidano le stelle”, parole che richiamano i canti della Resistenza, sopra alle immagini di donne partigiane. Il murale realizzato ormai tre anni fa all’angolo tra via della Cappellina e via Adriana farà da sfondo alla due giorni che il 21 e il 22 febbraio si accenderà all’interno dell’ex Caserma occupata. Una 48 ore di dibattiti per «condividere prospettive e metodi per lotte e alternative a un pianeta in guerra», organizzata dalla rete nazionale dei centri sociali di cui fa parte anche Askatasuna, la realtà sgomberata poco più di un mese fa a Torino e oggetto della guerriglia degli ultimi giorni (l’annuncio e i dettagli sono su Infoaut.org).

Dopo l’esperienza del “Blocchiamo tutto” che ha coinvolto anche il porto di Livorno, la due giorni pubblica si presenta di fatto come una prima nazionale «verso nuove possibilità di movimento contro la fabbrica della guerra». E non stupisce che il teatro scelto sia proprio l’ex caserma livornese, che da una quindicina di anni è tra le realtà più attive nel mondo autogestito.

Ecco, proprio a ridosso di questo appuntamento, lunedì il consiglio comunale si troverà a discutere tre atti delicati che non solo riaccenderanno il dibattito sui fatti di Torino (chiedendo anche a chi guida Livorno di prendere posizioni politiche e istituzionali nette), ma inevitabilmente (in particolare con la mozione di uno dei gruppi di opposizione) finiranno per riaccendere i riflettori sugli spazi occupati della città, a cominciare da quella caserma Del Fante che nel pieno dell’ultima campagna elettorale, nell’autunno scorso, il ministro Matteo Salvini ha annunciato di voler sgomberare.

Gli atti in discussione in municipio, dicevamo, sono tre, tutti, per motivi diversi, politicamente delicati. Il primo è sottoscritto da tutti i gruppi di maggioranza, compresa l’ala più di sinistra della compagine, quindi Pd, Protagonisti, Livorno Civica e Avs (Alleanza Verdi Sinistra). Già dall’oggetto si capisce in cosa si discosta dagli altri due atti presentati invece dalle opposizioni: «Condanna delle violenze verificatesi durante il corteo di Torino, solidarietà ai manifestanti pacifici e alle forze dell’ordine, difesa del diritto costituzionale a manifestare e richiesta di politiche integrate per la sicurezza». Insomma, «ferma condanna delle violenze che si sono verificate durante il corteo del 31 gennaio» e insieme «piena solidarietà» sia «agli agenti rimasti feriti» sia «alle cittadine e ai cittadini che aveano scelto di manifestare pacificamente».

La mozione della Lega, con il capogruppo Carlo Ghiozzi, chiede in sostanza «solidarietà verso le forze dell’ordine» e gli agenti feriti, una solidarietà «totale e incondizionata» anche da parte di sindaco e assessori. Quella di Fratelli d’Italia (sottoscritta da Marcella Amadio, Alessandro Perini, Andrea Dinelli e Alessandro Palumbo) chiede non solo che venga espressa da parte del consiglio e della giunta «pubblicamente e con la massima fermezza, la più dura condanna per le violenze di Torino, qualificandole esplicitamente come atti criminali e terroristici, del tutto incompatibili con una società democratica e con il diritto a manifestare», ma anche di adottare una serie di misure guardando alla città. Quali? «Adottare con effetto immediato e in via permanente, in tutti gli atti amministrativi, contratti di locazione agevolata, bandi, erogazioni di fondi pubblici, contributi, patrocini a favore di associazioni, enti, movimenti, una clausola vincolante che imponga la sottoscrizione di un impegno formale e irrevocabile a rifiutare e contrastare ogni forma di violenza, inclusa quella contro le forze dell’ordine, e in caso di violazione accertata di tale impegno – si legge nell’atto – revoca immediata di ogni beneficio economico, concessorio o locativo, con divieto assoluto di accedere a ulteriori aiuti o agevolazioni dall’amministrazione comunale per un periodo non inferiore a dieci anni».

A voce uno dei consiglieri, Perini, è più esplicito: «Vogliamo liberare i centri sociali occupati, ricettacolo di illegalità. Ci stiamo occupando non solo del palazzo del Refugio, ma anche dell’ex Caserma».

Parole che lasciano intendere che i rappresentanti locali del partito della presidente Giorgia Meloni (Fdi) non hanno rinunciato a inseguire un obiettivo che il vicepresidente del Consiglio, il ministro Salvini, in autunno aveva presentato come «prossima tappa» dell’agire leghista, dopo l’istituzione della zona rossa in piazza Garibaldi.

Era il 10 ottobre, vigilia delle Regionali, Salvini era tornato in città per visitare i cantieri della Darsena Europa dopo essere stato duramente contestato fuori dai Pancaldi. In un video girato sotto alla statua di Garibaldi, nella piazza data per «ripulita», aggiunse: «C’è l’ex Caserma occupata da anarchici, violenti, gente che vive nell’illegalità che sarà mia e nostra premura restituire ai livornesi, alla comunità. Certo serve che il sindaco chieda lo sgombero perché il bene è in suo possesso...».

Gli risposero dall’ex Caserma: «Quelli che tu etichetti come violenti sono ragazze e ragazzi che da anni si sforzano per creare uno spazio che lo Stato che rappresenti non ha mai lasciato loro. Uno spazio dove poter apprendere e svagarsi, conoscersi e dibattere». Poi: «Attento, a Livorno ancora fischia il vento».

Una settimana fa in piazza a Torino c’era anche l’ex Caserma, perché, hanno scritto, «oggi è evidente più che mai, i centri sociali sono indispensabili». «Askatasuna – si legge in un passaggio della lunga nota pubblicata poi dalla realtà livornese – non è un episodio isolato. È un segnale. Ieri Torino, domani Ex Caserma, dopodomani qualsiasi spazio che non si piega».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Primo piano
La tragedia

Viareggio, ha un malore alla guida del camion e si schianta sulle auto in sosta: morto a 59 anni

di Roy Lepore
Speciale Scuola 2030