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Livorno, ai Tre Ponti l’ultima beffa: la ditta si ritira - Cosa è successo nel cantiere del lungomare

di Flavio Lombardi

	Il cantiere abbandonato ai Tre Ponti (foto Stick)
Il cantiere abbandonato ai Tre Ponti (foto Stick)

Livorno, la ditta ha rinunciato a proseguire i lavori e ritirato mezzi e operai. La Regione cerca una soluzione, ma ci saranno altri importanti ritardi

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LIVORNO. Il cantiere ai Tre Ponti è fermo da settimane. Da inizio del nuovo anno non si vede muovere foglia. Ruspe ferme, nessun operaio al lavoro. Alla Rotonda regna il silenzio. E con esso il degrado della terra e dei detriti ammassati in una delle zone più belle del nostro lungomare. Nient’altro.

Cosa sta succedendo questa volta? Risulta che sia pervenuta una richiesta formale da parte del Consorzio Grandi Opere di recedere dall’impegno. In sostanza: la ditta incaricata di effettuare i lavori per realizzare la struttura che dovrà reggere lo scheletro del ponte in costruzione in Sicilia ha rinunciato all’appalto. È l’ultima beffa di un percorso incredibilmente lungo e accidentato.

Il consorzio si è appellato all’articolo 48, comma 19, del codice degli appalti, che prevede la possibilità di recedere dall’impegno, proponendo contemporaneamente il subentro del Consorzio Stabile Santa Chiara (quello che a Favara, in provincia di Agrigento, sta costruendo il ponte in acciaio ad unica campata) per terminare tutte le opere.

Ovviamente l’iter è assai più complesso: non basta una semplice rinuncia a favore di altri. Perché la procedura vada in porto, si deve passare dalle verifiche che gli organi preposti della Regione Toscana dovranno fare seguendo ciò che disciplina la legge, tramutando tutto in atti. Tradotto: servirà altro tempo. E dunque ci saranno ulteriori ritardi. Questo è certo, a prescindere da quanto tempo servirà. Perché anche qualora il semaforo verde della Regione dovesse accendersi, un cantiere non si improvvisa da un giorno all’altro. C’è da trovare l’accordo economico col nuovo soggetto. C’è da capire lo status dell’opera sia a livello di cose fatte che di qualità delle lavorazioni effettuate finora. Ci sono da organizzare le squadre di operai e tecnici, da noleggiare i macchinari.

Ad oggi tutti i 100 micropali con lunghezza variabile dai sei agli otto metri previsti fra il lato nord (il fronte della Rotonda), sia su quello sud (la parte che guarda Banditella) e che servono per i muri di contenimento delle rampe, sono stati piantati. Dopo di essi era in programma la realizzazione in tempi immediatamente successivi del “palancolato”; vale a dire quelle pareti che isolano da infiltrazioni di acqua marina, permettendo così di procedere con la gettata che ha come scopo la costruzione delle spalle in cemento armato sulle quali il ponte in acciaio dovrà definitivamente posarsi. A cascata, poi, tutte le altre opere accessorie, che vanno dalla realizzazione delle rampe, l’asfaltatura del ponte e lo switch (cioè il passaggio) di tutti i sottoservizi attualmente “appoggiati” al Bailey. Ma di questi passaggi non c’è traccia. Si tratta di opere di cui si dovrebbe occupare il Consorzio Grandi Opere e che passerebbero eventualmente sotto la competenza del Consorzio Stabile Santa Chiara, la quale ha quasi ultimato lo scheletro d’acciaio del ponte al punto che avrebbe già effettuato la prenotazione della banchina del porto di Priolo dalla quale il ponte dovrebbe poi essere imbarcato sulla chiatta per navigare fino a Livorno. Operazione che a questo punto slitterà con ogni probabilità. Così come slitterà la riparte verso gli Stati Uniti del ponte bailey il cui canone è spaventosamente aumentato ammontando a circa ventimila euro ogni trenta giorni.

Il rebus (e il compito di risolverlo) è seguito attentamente dall’avvocatura della Regione e dal suo ufficio contratti per verificare che il Consorzio Stabile Santa Chiara (che avrebbe accettato la possibilità di assumere le redini) possa subentrare senza problemi, garantendo anche tutte le opere edilizie e di altro genere che occorrono per arrivare all’inaugurazione.


 

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