Livorno, due offerte d’acquisto per Pierburg: «Contratto di vendita entro marzo»
Sono due società di investimento tedesche. Chiusura formale dell’iter entro settembre. I dettagli durante un incontro al ministero tra l’ad dell’azienda e le sigle sindacali
Livorno Due società di investimento tedesche (Ecco Group e Aurelius Group) con proposte d’acquisto vincolanti. Un contratto preliminare di vendita da siglare entro marzo e il perfezionamento dello stesso entro giugno – quando peraltro è prevista la scadenza degli ammortizzatori sociali – con chiusura formale della transazione entro il 30 settembre. Le novità sulla vendita della Pierburg sono emerse nel corso dell’incontro tra sindacati e azienda organizzato ieri dal Mimit in videoconferenza. Per i circa 230 lavoratori dello stabilimento livornese, d’altra parte, il tempo stringe sempre di più. E la Fiom chiede che, nel cedere lo stabilimento livornese, la multinazionale Rheinmetall inserisca nel contratto di vendita clausole di salvaguardia occupazionale e un piano industriale vincolante. «Sono essenziali – ha detto il segretario generale della Fiom Cgil Massimo Braccini chiamato a intervenire durante la riunione della terza commissione consiliare a tema lavoro –. E chiediamo penali nel caso in cui quanto definito venisse disatteso». Ma andiamo con ordine.
Le vertenze
A costruire componenti per le auto a Livorno sono rimaste due fabbriche. La Pierburg, che fa capo alla multinazionale Rheinmetall intenzionata a cedere tutti i suoi stabilimenti del settore civile per concentrarsi sulla Difesa, dove si producono pompe e la Magna, specializzata in serrature. Nel primo stabilimento lavorano circa 230 persone, nel secondo 500. E in entrambi i casi la situazione occupazionale, complice un generalizzato calo delle vendite di auto a livello europeo, è preoccupante con i lavoratori che usufruiscono di ammortizzatori in scadenza tra qualche mese. E se su Magna si è arrivati alla firma di un protocollo istituzionale con la definizione da rivedere di un’idea di progettualità, per la Pierburg sindacati e lavoratori chiedono di inserire garanzie ben precise nel contratto di vendita.
La commissione
Di tutto questo si è parlato ieri durante la terza commissione consiliare in cui è intervenuto anche Ettore Bartolo di Confindustria secondo cui, nel caso della Pierburg, «viene messo in vendita qualcosa che ha stabilimenti in tutto il mondo e non c’è un player industriale che può comprare tutto ciò. Quindi è chiaro che interviene un fondo di investimento». Alla riunione della commissione, convocata per discutere la mozione dei gruppi consiliari Pd, Protagonisti per la Città, Livorno Civica ed Avs dal titolo “Monitoraggio della situazione occupazionale e salvaguardia delle lavoratrici e dei lavoratori di Magna e Pierburg”, oltre ai consiglieri e all’assessore al Lavoro Federico Mirabelli sono intervenuti, tra gli altri, i rappresentanti di Usb, Fiom, Uilm, Fim e rsu (a totalità Fiom). I sindacati, circa Pierburg, hanno ribadito la necessità di avere chiarezza sulla vendita e garanzie per il futuro dei lavoratori in un momento in cui non sembra fattibile “scorporare” lo stabilimento di Livorno dal resto del settore automotive in cessione da parte di Rheinmetall per guardare a un possibile futuro “ibrido” fatto anche di Difesa. «Se si aprisse una possibilità di riconversione dello stabilimento Pierburg di Livorno – ha detto l’assessore Mirabelli – andrebbe sicuramente valutato. Ma in assenza di uno scenario di questo tipo è giusto che i sindacati chiedano garanzie. E anche su Magna abbiamo la necessità di capire quale sia esattamente il progetto industriale». Bartolo, da parte sua, ha detto che in questo contesto «i bilanci di Pierburg non sono in perdita e l’acquirente troverà uno stabilimento efficiente, mentre Magna mostra un bilancio che nell’ultimo biennio è in perdita ma non è previsto lo spostamento di linee in Macedonia».
Il tavolo
Centrale, nella giornata di ieri, è stato l’incontro tra i rappresentanti sindacali, l’amministratore delegato dell’azienda Frank Maurer e Mattia Losego per il Mimit. Maurer ha informato i presenti che inizialmente erano arrivate cinque offerte vincolanti per lo stabilimento e, dopo un filtro del gruppo Rheinmetal, si sono ridotte a due: quella di Ecco Group (società con sede a Monaco di Baviera specializzata in operazioni di corporate carve-out) e Aurelius Group (società di investimento alternativo sempre con sede a Monaco di Baviera). Al momento non c’è stata la scelta definitiva tra i due fondi ma ai sindacati l’azienda ha riferito che nel primo trimestre 2026 avverrà la scelta dell’acquirente e la firma del contratto di vendita, mentre il completamento formale della transazione è previsto entro il 30 settembre 2026. E se la Uilm Livorno chiede «al Mimit di continuare a monitorare con estrema attenzione questa cessione», la Fiom ribadisce «la necessità di ottenere tutela dell’occupazione; trasparenza sul perimetro della cessione; piani industriali e investimenti certi; definizione precisa delle linee di prodotto e garanzie contrattuali. Tutti questi elementi dovranno essere formalmente allegati all’atto di vendita, con penali vincolanti in caso di mancato rispetto degli impegni assunti». Così, invece, il presidente della Regione Eugenio Giani: «Vogliamo allontanare qualsiasi ipotesi speculativa e ricevere le più ampie garanzie riguardo alla tutela dell’occupazione e all’elaborazione di piani industriali credibili. Ci opporremo a prospettive che non rispettino queste premesse».l
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