Il Tirreno

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Il personaggio

Livorno, chi è la lady del vino che strega gli inglesi: «Tra i 30 più influenti, un onore»

di Francesca Suggi

	Matilda Di Cecio con un’ex collega da Chez Bruce. Accanto lei con una delle sue amate bottiglie
Matilda Di Cecio con un’ex collega da Chez Bruce. Accanto lei con una delle sue amate bottiglie

Matilda Di Cecio, dall’Enriques a Londra: il riconoscimento del Regno Unito. «Lavoro da Chez Bruce, l’ospitalità è sacra, passione trasmessa dalla famiglia»

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LIVORNO. Ha servito vino alla famiglia reale. A super celebrities del calibro di Russell Crowe, Tom Hiddelston, Hugh Grant. Sono solo alcune delle star passate nei ristoranti londinesi stellati dove la giovane regina labronica del vino, Matilda Di Cecio ha lavorato negli anni scorsi («per contratto di riservatezza non posso dirne altri»). Lei, che oggi è Head sommelier e Head beverage nel ristorante chic “Chez Bruce” (aperto da 30 anni) a Londra, porta Livorno tra i trenta giovani professionisti Under 30 più influenti della ristorazione nel Regno Unito, selezionati per il 2026 da Code Hospitality, una delle principali community britanniche dedicate al mondo dell’ospitalità.

«Non me l’aspettavo proprio: è stata una bellissima sorpresa. È il giusto riconoscimento per la grande passione che metto nel mio lavoro», racconta lei che è cresciuta in via Calatafimi, scuole Dal Borro, poi Micali e infine il liceo Enriques. L’amore per il vino non era ancora sbocciato a quei tempi. «Anche se in casa l’ho sempre respirato, mio nonno era sommelier e babbo è appassionatissimo di vino». A 20 anni la decisione di partire. Livorno stava stretta, si decide per Londra. L’idea di starci sei mesi, poi scatta il feeling per la città che non dorme mai. Oggi sono 10 anni che la giovane livornese regina dell’ospitalità vive nella capitale britannica. È una supermanager di “Chez Bruce”, storico ristorante stellato Michelin situato a Wandsworth, noto per la sua cucina franco-britannica moderna e tappa fissa di vip e super clientela.

Che effetto le fa essere tra i 30 giovani più influenti in “Hospitality” del Regno Unito?

«Dedico questo bel successo alla mia famiglia e a mia sorella Aurora che abita qua: sono i miei più grandi fan, la base per andare avanti insieme al mio compagno inglese Nicholas. E lo dedico anche a me, non è stato facile spostarsi da sola senza sapere la lingua, vale la pena ogni tanto riconoscersi i meriti».

Quale, secondo lei, i segreti del suo successo?

«A Londra il ristorante stellato dove lavoro è veramente una sorta di “statement” (elemento distintivo) , conosciuto da tutti proprio per la sua “hospitality”: la nostra lista di vini e bevande è una delle migliori dell’Europa e del mondo, me ne occupo direttamente insieme a tanto altro. Quello che la differenza nel mio lavoro è la curiosità, la voglia di imparare sempre cose nuove: sicuramente nel mondo della ristorazione e, nel mio caso del vino, non deve mancare. Chiedere, viaggiare per conoscere nuovi produttori. Il mondo del vino non si ferma mai, e io neppure. Questo mi permette di poter trasmettere al cliente anche tutta la storia e le storie che stanno dietro una bottiglia, un bicchiere. E quindi la mia passione. Fondamentale il rapporto col cliente, il rispetto nei suoi confronti, capire chi ha davanti. Il mondo evolve e ci sono nuove cose da capire, aprire la mentalità. A volte si è troppo fissati con la tradizione: c’è la necessità di aprire le porte a nuovi paesi, nuovi modi di bere. Qui in Uk le caratteristiche del cliente che richiede vino e bevute sono cambiate. Si predilige di più prenderlo al bicchiere di alta qualità, rispetto a una bottiglia.

Avete una lista vini di oltre mille etichette. C’è anche un po’ di Livorno?

«Nel ristorante dove lavoro in lista abbiamo oltre mille etichette, da tutto il mondo. I vini classici ci devono essere, mi piace portare anche dell’innovazione. Ci sono tanti vini livornesi zona Bolgheri, una delle più rinomate, richiesta tantissimo. Ho aggiunto il primo vino sotto il doc delle terre di Pisa, di Peccioli, super local. Così la lista dei vini toscana è super curata: Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Masseto. Grossi nomi sì, ma anche etichette meno conosciute di persone che penso che abbiano numeri a prezzi più accessibili. Importante avere una scelta a livello di prezzistica. Non solo a livello di etichette».

Parla di paesi meno conosciuti con vini strepitosi.

«Ci sono paesi che fanno vini strepitosi come Austria, Australia, Nuova Zelanda e ancora paesi emergenti come Grecia, Polonia, Slovacchia, Belgio. Diversi vini che stanno venendo fuori dalla Georgia sono ottimi».

Tra le novità di tendenza in quel di Londra?

«Tra i nuovi brand va tanto il non alcolico, abbiamo una selezione gigantesca. E ancora gli sparkling tea, che sono te fermentati. Stanno prendendo tanto piede in questi ultimi due anni: c’è in generale una diminuzione del consumo di alcol nelle nuove generazioni. C’è un mercato molto grosso per il non alcolico. Ultimamente vanno forte anche gli orange wine. E adesso rispetto al passato ci sono anche tanti gruppi specifici delle donne del vino».

La sua è una carriera internazionale che parte da Livorno. Cosa le manca della sua città?

«Mi manca il mare, mi mancherà sempre. Prima di abitare nel quartiere di adesso, stavo sul Tamigi. Ma il mare mancherà sempre. È una connessione speciale che abbiamo dentro».
 

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