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Livorno, violenze sessuali a scuola su due studentesse disabili dal prof di sostegno – I genitori: «Ci hanno abbandonato»

di Claudia Guarino

	Violenze sessuali in una scuola di Livorno 
Violenze sessuali in una scuola di Livorno 

La lettera dei familiari di una delle vittime lamenta un atteggiamento impermeabile da parte delle istituzioni scolastiche. Il preside contattato dal Tirreno sceglie di restare in silenzio

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LIVORNO. Le parole pronunciate in tribunale danno al dolore la forma del frastuono, udienza dopo udienza. Intorno, invece, la percezione del silenzio. «Tutto è caduto nell’ombra. Ma la città non dovrebbe dimenticare mai quello che è successo. La scuola non dovrebbe dimenticarlo. Gli abusi che nostra figlia ha ricevuto dovrebbero essere qualcosa di cui dobbiamo farci carico come comunità, affinché non si ripetano». Quaranta righe racchiudono la sofferenza di due genitori. Si firmano “Mamma e babbo” e sperano comunque in un futuro migliore. Nonostante tutto. Nonostante «l’immensità di ciò che abbiamo subito». “Mamma e babbo” sono i genitori di una delle due studentesse disabili vittime delle violenze sessuali di cui è stato riconosciuto colpevole il loro insegnante di sostegno 57enne, condannato a nove anni e mezzo di reclusione.

Le indagini

Il vaso di pandora è stato scoperchiato nel 2024 quando alcuni collaboratori scolastici di una scuola superiore della città (omettiamo il nome per tutelare l’identità delle vittime) ritengono alcuni comportamenti di un docente nei confronti di una studentessa disabile «anomali e sospetti». Vanno quindi a segnalare la questione alla direzione dei servizi generali e amministrativi e alla dirigenza, da cui poi scatta la segnalazione alle forze dell’ordine che ha dato il via all’indagine della Procura poi sfociata in una condanna in primo grado del professore per violenza sessuale pluriaggravata e pornografia minorile. L’insegnante – secondo la tesi della procura e anche a giudizio del tribunale – avrebbe «costretto due ragazze a compiere atti sessuali all’interno della scuola».

«Lasciati soli»

In questo lasso di tempo «siamo stati lasciati soli», scrivono i genitori di una delle due studentesse tramite il loro legale, l’avvocato Francesco Paglini del foro di Livorno. «Il giorno 3 maggio 2024 – proseguono i genitori – noi scopriamo tramite il comando dei carabinieri che si sono aperte le indagini su uno dei docenti di sostegno di nostra figlia. Non potevamo parlare con nessuno, né con i professori né con il preside perché era in corso l’indagine ma, nell’agosto del 2024, quando il professore è stato incarcerato in via cautelare per le prove scoperte sugli abusi che compiva, non siamo stati contattati dalla scuola né abbiamo ricevuto alcun supporto. Inoltre nel processo a carico del docente, la scuola non si è costituita parte civile. L’anno successivo abbiamo continuato a mandare nostra figlia a scuola perché abbiamo fiducia in questa istituzione. Tuttavia i docenti della sua classe pare non sapessero niente e nemmeno gli alunni. Il preside in tutto questo non ci ha contattati né sostenuti in alcun modo. Tutto è caduto nell’ombra e nel silenzio». Il dirigente scolastico, contattato martedì 27 gennaio dal Tirreno, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.

«Una tragedia di tutti»

Nel frattempo, nei mesi scorsi, il procedimento penale è andato avanti e quel «tutto che era nel silenzio nel silenzio non era, per noi – dicono i genitori della ragazza – . I processi continuavano, andavamo ad ascoltare i pubblici ministeri che raccontavano i crimini impronunciabili che l’imputato aveva compiuto verso nostra figlia. Intanto lei continuava ad andare a scuola nel silenzio totale. Avremmo avuto piacere (e forse il diritto) che la scuola ci accompagnasse e magari sostenesse moralmente nell’inferno che abbiamo passato e che, purtroppo, non è ancora finito». Ma, secondo i genitori della ragazza, nonostante tutto «questa vicenda deve insegnare qualcosa alla nostra comunità». Perché «crediamo che questa tragedia sia una tragedia che riguardi tutta la comunità. La scuola è di tutti e deve essere un posto che protegge tutti gli studenti e le studentesse a partire da quelli più fragili che non possono parlare e difendersi. Noi vogliamo dimenticare, anche se è impossibile, ma la città non dovrebbe dimenticare quello che è stato, la scuola non può dimenticarlo e dovrebbe prendere qualsiasi precauzione per evitare che qualcosa di simile si ripeta, prendersi carico con maggiore responsabilità degli studenti e delle studentesse che le sono affidati e sopra tutto parlare con gli studenti ed il corpo docente perché orribili fatti simili non si ripetano. È con questa speranza che scriviamo lettera, perché nonostante tutto continuiamo a credere nella scuola, ma il comportamento (della scuola frequentata dalla figlia, ndr) è stato del tutto inadeguato a nostro avviso».

«Tutelare i ragazzi»

«Gli abusi che nostra figlia ha ricevuto e con lei la sua compagna dovrebbero essere un qualcosa di cui dobbiamo farci carico come comunità, perché questo non si ripeta. Speriamo davvero che il dramma che ci ha colpito serva a qualcosa; che ci siano più tutele per gli studenti, specialmente per quelli più fragili; che la scuola resti e rimanga un luogo sicuro dove portare i nostri figli».

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